Satanic Sisters

Satanic Sisters

And now, it’s time for your injection

Quando il Franco ha la mano calda, non va tanto per il sottile. Spara subito una sventagliata di tette su giro sitar e poi una serie interminabile di donne nude e scene soft-core etero e lesbo.
Certo ci vuole quasi mezz’ora prima di capire, almeno, qualcosa. Ma sapete come era il buon Jess Franco quando aveva Erwin C.Dietrich alle sue spalle? Non pensava alla sostanza, ma alla carnazza. E bisogna essere onesti, qui ce n’è in abbondanza è di grande qualità grazie alla presenza di Pamela Stanford, Karine Gambier, Esther Moser e la meteora Marianne Graf. Al loro fianco il fedelissimo Jack Taylor e l’attore di genere Kurt Meinicke e l’immancabile Erik Falk.

rispetto ad altri lavori erotici commerciali, il regista spagnolo, q...

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NOFX: The Hepatitis Bathtub and Other Stories

NOFX:

The Hepatitis Bathtub

and Other Stories


Leggo biografie con vorace passione e una terribile paura. Quanto è edulcorata la storia? Quanto viene nascosto per far passare da eroi i/il protagonista/i? Quanto mi deluderà sapere che un idolo non è come l’ho immaginato?

Quindi con questi pensieri, mi sono messo a leggere “NOFX: The Hepatitis Bathtub and Other Stories”, in lingua originale. Innanzitutto i “NoFX” erano per me all’epoca, con i “Rancid”, “Pennywise”, “Lagwagon” e poi gli “Anti-flag”, (e altre band storiche) portatori sani del revival punk, antitesi dei “Green Day” e dell’evoluzione degli “Offsprings” e soprattutto dei “Blink 182”. Ok, non sono mai stato un punk, la mia era più un’affinità “filosofica”, che di stile di vita,...

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Night Call Nurses

Night Call Nurses


 

It’s always harder at night

Una ragazza (in topless) si getta da un terrazzo di un ospedale. Il grido, poco credibile, di terrore dell’infermiera non la ferma. E poi parte una musica pop sui volti sorridenti di quelle che si scopriranno essere le tre protagoniste, cioè Barbara, Janis e Sandra. Un inizio a dir poco cinico e malizioso, per l’esordio di Jonathan Kaplan divenuto col tempo, come sappiamo, un regista e produttore importante e lontano da lavori di questo tipo. E non solo, perché tra gli sceneggiatori c’è un altro nome noto: il premiato George Armitage. Produce Julie Corman, la moglie di Roger, con la loro “New World Pictures”.
Il siparietto iniziale che lasciava sperare a qualcosa di weird, in realtà apre a un film girato in quindici giorni...

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Fyre

Fyre

The Greatest Party that never happen

 

Come sia stato possibile che nell’era dei social mi sia perso questa memorabile figuraccia, me lo chiederò sempre. Ci pensa però “Netflix” a colmare il vuoto con un appetitoso “la più grande festa mai avvenuta” che campeggia nella preview del documentario sul “Fyre Festival”, tra l’altro non l’unico documentario sull’argomento.

Devo dire che pensavo che la festa non fosse mai avvenuta per colpa di uragani, onde anomale e per qualche squalo che ha morso il culo a qualche spettatore. Una cosa tipo Terry Gilliam e il documentario su “Don Chishiotte” per intenderci. E invece no. Minuto dopo minuto mi rendo conto che la situazione è molto, ma molto, peggiore delle sciagure naturali...

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Il Rituale

Il Rituale

My old scoutmaster used to say ‘If the shortcut was a shortcut, it wouldn’t be called a shortcut, it would be called a route’

A dire il vero, l’entità soprannaturale di questo film, protegge non solo i suoi adepti ma il film stesso. Dopo milioni di film horror/thriller ambientati nei boschi e dopo un miliardo di film che parlano di Dei cattivi, ci troviamo di fronte a un’altra storia sullo stesso argomento. Una bella noia in questi ultimi anni del secondo decennio del 2000, vero?. Eppure, per qualche ragione non ci sentiamo di bocciare “The Ritual”.

Sì, certo, la sceneggiatura non è assolutamente sorprendente, il titolo già spiega di che si tratta e il finale è un classicone...

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Up your alley

Up your alley


They Gonna Kill You With Laffs!

Tipo il cugino di “The Immoral Mr.Teas”, dodici anni dopo. Russ Meyer ben in testa. Tipo il Seymour di “The Little Shop of Horrors” almeno dal punto di vista nerd (e del nome).

In pratica un filmetto deliziosamente demenziale, una commedia erotica, senza grandi pretese ma con nomi (e tette) importanti. C’è Haji e c’è Uschi Digard (che si struscia abbondantemente col protagonista), tanto per fare due nomi noti, ma anche Cheri Caffaro la modella “sosia” di Brigitte Bardot e Luanne Roberts e tante altre bellezze che girano spesso nude agli ordini di Art Lieberman al suo primo e unico film da regista.

Dicevamo che Seymour è il classico nerd che non ha mai avuto esperienze con una donna, nonostante i suoi sogni siano pieni di ...

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Wayne’s World

Wayne’s World

I know I don’t have his looks. I know I don’t have his money. I know I don’t have his connections, his knowledge of fine wines. I know sometimes when I eat I get this clicking sound in my jaw.

Uscito turbato dalla visione del per me mediocre “Bohemian Rhapsody”, mi sono rifugiato in quello che è l’omaggio migliore del cinema a Freddie Mercury e ai “Queen”. Cioè, il viaggio in auto di quattro ridicoli cappelloni (più amico sbronzo), mentre ascoltano e cantano, appunto, “Bohemian Rhapsody”. Direi una delle scene più famose del cinema degli anni novanta.
A parte questo momento (e nuovamente ringrazio per avermi depurato dal biopic), “Wayne’s World”, a vederlo oggi si conferma un film fresco, divertente e stupidamente liberatorio...

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Beat

Beat

Derrick, soci e cani poliziotto, sembra da un po’ di tempo che siano stati messi in cantina dai vari registi e sceneggiatori tedeschi. E per fortuna. Addio al nazionalpopolare (almeno in parte sia chiaro) e benvenute serie che osano e che sono riuscite ad alzare il livello delle loro storie. Tipo “Deutschland 83” e “Deutschland 86” e il ricchissimo “Babylon Berlin”. Tutte fondate tra l’altro su fatti storici. Ma è con “Beat”, a parer nostro, che i tedeschi mostrano definitivamente di saperci fare. Sia, chiaro, nulla da togliere alle sopracitate serie TV (a parte “Deutschland 86”), ma la seconda serie TV tedesca co-prodotta da “Amazon” vanta un’ambientazione a dir poco originale, che viene poi gestita al meglio.
Dietro a “Beat” troviamo l’interessante ...

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Deutschland 86

Deutschland 86


con gli ideali non ci compro nulla, con i soldi sì

Che fine ha fatto quella bella ambientazione, la ricostruzione della vita e dei costumi della DDR? Spariti, quasi del tutto, diluiti in uno scialbo lavoro che richiama i più mirabolanti Eurospy degli anni sessanta.

“Deutschland 83” aveva fatto il botto ovunque (eccetto patria, dove per vari motivi si era rivelato un flop) aprendo le porte internazionali per le serie tedesche. Ed era a nostro modesto parere, superiore a un’altra notissima serie di spionaggio. Così è nata la spasmodica attesa per il suo sequel, ambientato tre anni dopo e finalmente trasmesso su SKY.

Le aspettative erano tante, ma già i primi minuti mostrano qualcosa che appiattisce il tutto. Ed è proprio il fatto che “Deutschland 86” si c...

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La Signora di Wall Street

La signora di

Wall Street


Forse posso fare qualcosa per tuo marito. Se tu sarai disponibile con me

Il genio colpisce ancora. Un paio di anni prima esce un film che narra degli eccessi e del rampantismo dell’epoca. Un film che vince un “Oscar” con Oliver Stone alla regia e Micheal Douglas come protagonista. E il genio, dicevamo, che fa? Ne crea una versione erotica, estremamente low budget con protagonista femminile. Lei, che usa la sua femminilità per scalare il mondo di Wall Street, è l’attrice e modella Tara Buckman, interprete di diverse serie TV, di vari B Movies e che con Joe D’Amato, il genio di cui parliamo, aveva già lavorato in “Blue Angel Cafè”.

Joe D’Amato, il nostro amatissimo Joe, è però lontano dai tempi migliori e se l’idea è stuzzicante e furbacchio...

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