Le Viol Du Vampire

Le viol du Vampire



Give me the kiss of the vampire

Per la prima volta e a modo suo nel 1968 Jean Rollin, morde con i suoi canini da vampiro il mondo del cinema. Si butta secco nella scia della fotografia alla Bergman e nella regia alla maniera dei suoi connazionali della “Nuovelle Vague”. O per meglio dire ci prova. Perché pur stimando Rollin bisogna ammettere che non è né Bergman né tantomeno uno come Truffaut.  Va anche detto però, che probabilmente lui puntava ad altro e possiamo intuire quali siano i suoi interessi: vampiri, poesia ed erotismo. 
Tette e poesia insomma, senza dimenticare un vago senso di critica allegorica alla società. Le prime si traducono in donne che finiscono con le tette di fuori per volontà propria o per vestiti che appaiono molto fragili. La seconda, la poesia, s’imprime su pellicola con belle immagini, parallelismi e qualche cervellotica affermaziLe viol du Vampireone.

Sperimentale, sessantottino, preso in mezzo nei moti di Parigi del 1968, questo film poteva essere proprio un bel capitolo se il regista non avesse esagerato con l’intellettualità che finisce con il portare lo spettatore ad avere giramenti di testa, noia e una domanda sola: “Ma perché?”. Totalmente in bianconero “Le Viol Du Vampire” si compone di due segmenti, parenti nel tema ma differenti nella storia. Una scelta che di certo non facilita la visione, considerando il diverso linguaggio usato.  

La prima parte, “Le Viol Du Vampire”, è la più corta, ma anche quella più suggestiva nonchè tecnicamente più affascinante. Forte di un’ottima fotografia racconta la storia di tre ragazzi, sociologi e psicologi, che si avventurano nella vita di quattro strane ragazze che vivono in un casolare convinte di essere delle vampire. Loro seguono i dettami di un misterioso vecchio e venerano una specie di diabolico spaventapasseri. Lo scontro tra credenze e scienza è il nucleo centrale della storia, con ovvi capovolgimenti di fronte. Una domanda accompagna tutti i trenta minuti di visione: “i vampiri esistono?”. Sì esistono. E sono pure organizzati come si capisce guardando la seconda parte del film, “Les Femmes Vampires”, nella quale c’è addirittura una setta di vampire Le viol du Vampirecapeggiate da una regina mulatta che arriva dal mare. Lei guida uno stuolo di fedeli ed è in stretto contatto con una clinica nella quale pare si sia trovata la cura al vampirismo. 

Col tempo tutto diventa più complesso, intrecciato, figurato, con fuga di cadaveri, morti ammazzati e pure una ribellione. Troppo ingarbugliata la trama che porta questo film d’esordio di Rollin ad essere una pellicola non facilmente digeribile.
E dobbiamo dire che dispiace e anche tanto, perché il regista mostra a volte una grande bravura e qualche idea più che buona, vanificate oltre che dalla storia, anche da una serie di situazioni che hanno fatto lavorare il regista con soluzioni di ripiego veramente artigianali.
Le viol du Vampire
La realizzazione di questo lavoro, come storia vuole, è stata difficile quanto lo è la visione della pellicola. 

Nel 1967 un proprietario di alcune sale cinematografiche di Parigi chiede a Rollin di girare un medio metraggio sui vampiri da usare co
me overture per un film horror americano degli anni quaranta che aveva comprato per le sue sale. Rollin che di corti ne aveva già girati diversi coglie l’occasione per farsi notare dal mondo del cinema e grazie a un produttore riesce a creare una pellicola della durata di trenta minuti. Gira nei sobborghi di Parigi e in una spiaggia della Normandia, un luogo che ritroveremo in altri suoi film, ma il corto è troppo lungo. Non va bene. Il produttore però insiste e Rollin si cimenta con una nuova storia. Più budget, un’idea più complessa, troupe sempre amatoriale ed ecco “Les Femmes Vampires”. Molto più lungo del precedente segmento.

Rollin poi, per rendere le cose ancora più difficili, perde anche il copione, lasciando all’improvvisazione molte scene. Recupera, se vogliamo, con il poster del film disegnato da Philippe Druillet importante disegnatore e fumettista francese.

Le viol du VampireA parte i problemi vari, i due segmenti si uniscono e il film esce proprio durante i moti di Parigi del 1968. Ha grande successo al botteghino, perché è uno dei pochi film in circolazione in quei giorni e viene spacciato per il primo film francese sui vampiri (cosa non vera). Il pubblico però non reagisce bene e la critica ancor meno. Rollin è scosso, pensa di smettere, poi ci ripensa per amore del cinema. Nel frattempo il film si rivaluta, suscita curiosità e il solito produttore chiede al regista di girare un altro film. “Le Viol du Vampire” sparisce dalla circolazione per diversi anni e la carriera di Rollin continua con “La Vampire Nue” un film del quale parlemo prossimamente.

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Le viol du VampireScheda Tecnica
Titolo Originale: Le Viol Du Vampire
Anno: 1968
Regia: Jean Rollin
Nazione: Francia
Titoli Alternativi: Die Vergewaltigung des Vampirs (Germania), La reine des vampires (indefinito) Queen of the Vampires, The Rape of the Vampire, Vampire Women  (USA)
Durata: 100′
Casa di Produzione: Les Films ABC

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