Black Mama, White Mama

Black Mama,

White Mama
 

 

 Nothing behind but prison bars. nothing ahead but trouble

Mischiare! Contaminare! Incrociare! È questa la soluzione. Razze, culture, elementi e idee. Una cosa che può portare a creare qualcosa d’interessante di affascinante o semplicemente di curioso. Vale un po’ per tutto, per la musica, per il cibo e lo sapete bene che vale per la bellezza femminile (eh sì… ammettiamo anche per quella maschile ma non ci interessa).
Non sempre la cosa funziona nel cinema, questo va detto, ma non è assolutamente il caso di questo film del 1973. Perché qui il black e white, non sta solo nel titolo, ma è la spiegazione di un film che mischia diversi generi e due protagoniste esteticamente opposte, riuscendo a non uscire dalla strada. Un bel contenitore di cose che creano a un film piacevole
Black Mama, White Mamae bizzarro di quelli che fanno impazzire gli appassionati di un certo cinema.
Dietro a quest’opera troviamo il filippino Eddie Romero che parte nientemeno che dall’idea del pluripremiato “The Defiant Ones”, smussando naturalmente la drammaticità e creando un godibile film di genere, scritto fra gli altri anche da Jonathan Demme. Eddie Romero purtroppo morto nel 2013 è stato un grandissimo del cinema, uno dei più importanti registi del suo paese ma non solo, perché ha realizzato anche film internazionali, passando da un genere
all’altro, creando pellicole dallo stile semplice ma efficace. Come questa.
Amatissimo, tanto per cambiare, anche da Tarantino, qui ha la fortuna di lavorare con un cast eccezionale, con l’immensa Pam Grier, con la bionda Margaret Markov (le due fanno coppia anche in “The Arena”) a dire il vero un po’ schiacciata dalla potenza di Pam e alle prese con un personaggio che non sembra proprio suo. Infine, anzi, soprattutto, c’è un magistrale Sid Haig.
Il tutto funziona bene e non mancano di certo quei momenti così genuinamente trash come scene di lotta improbabili, vestiti corti, topless gratuiti e soluzioni semplici e sbrigative per mandare avanti la storia, situazioni che incorniciano questo film.

Si parte con il “WomeBlack Mama, White Maman in Prison” e con le immancabili docce e la solita carceriera lesbica, per passare poi nel giro di venti minuti all’avventura con sfumature di blaxploitation e dramma.
Gli eventi sono tantissimi e non ci si annoia mai guardando la storia di Lee (Pam Grier) e Karen (Margaret Markov). Entrambe finiscono in carcere e lì dentro scatta un odio reciproco non da poco. Durante un trasferimento in un’altra prigione il convoglio sul quale le due viaggiano è attaccato dai rivoluzionari che cercano di liberare Karen (una loro compagna dall’aspetto per nulla rivoluzionario). Le due ammanettate insieme fuggono nella foresta. Da questa fuga nasce una potente
caccia alle due donne da parte della polizia, dei guerriglieri (che le vorrebbero salvare) e anche da parte di uno spaBlack Mama, White Mamacciatore che accusa Lee, ex prostituta, di avergli rubato dei soldi. In questa ricerca finisce anche Ruben (Sid Haig) capo di una gang dell’isola e coinvolto nella missione nientemeno che dalla polizia corrotta.
Lee e Karen nel frattempo, sempre ammanettate, cominciano a rispettarsi e a diventare amiche.

Evidentemente girato nelle Filippine questo film ha un’ottima colonna sonora funky che c’entra oggettivamente poco col luogo ma come detto questo è un grande miscuglio molto piacevole. E allora va bene anche questo.

 

 

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Black Mama, White MamaScheda Tecnica
Titolo Originale: Black Mama, White Mama
Titoli Alternativi: Chains of Hate (Alternativo), Mare negra, mare blanca (Catalano), Hot, Hard and Mean, Women in Chains (UK, versione censurata UK), Láncra vert nők (Ungheria), Donne in catene (Italia), Chained Women (Filippine), Czarna mama, biala mama (Polonia), Mulheres Acorrentadas (Portogallo), Kadinlar Cehennemi (Turchia), Frauen in Ketten (Germania)
Anno: 1973
Regia: Eddie Romero
Nazione: Usa/Filippine
Cast: Pam Grier, Margaret Markov, Sid Haig, Lynn Borden, Zaldy Zshornack, Laurie Burton, Eddie Garcia, Alona Alegre, Dindo Fernando, Vic Diaz
Casa di Produzione: American International Pictures
Durata: 86′

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