Love Machine

Love Machine


She didn’t resemble Eva Green in any way, when I met her, she had a pink laptop and hair extensions and she thought that Fellini was a champagne. It was clear she couldn’t be my girlfriend

La partenza da Grindhouse o se preferite alla Tarantino, con i trailer di film erotici e gli annunci anni settanta ci ha portato fuori strada. Pensavamo di essere di fronte a qualcosa di diverso da quello che poi abbiamo visto.

Questo disorientamento però è durato pochissimo, esattamente il tempo degli stessi trailer, delle loro allegre musiche e dei vari annunci. Già nelle prime immagini del film si capisce che la strada è un’altra, sottolineata poi dallo stesso regista e protagonista Pavel Ruminov che dice “io sono un regista di Art House”.

Una frase che potrebbe averla detta il personaggio che interpreta ma secondo le note, questo film è autobiografico e quindi è Ruminov stesso ad auto etichettarsi al netto di una filmografia che spazia in lungo e in largo tra thriller, horror e dramma (almeno stando alle etichette di IMDB) e che qui finisce tra grottesco, dramma e porno.

Comunque sì, “Art House” è la definizione più appropriata per “Love Machine” che parla di senLove Machinetimenti e che è interpretato, oltre che dal regista, anche dalla sua ex. Buon per Ruminov che ci dovrebbe spiegare anche come si possa avere un rapporto così sereno e aperto con una ex, tanto da inserirla in un film dove si spoglia e fa sesso. A parte ciò la istoria, per quanto autobiografica possa essere, è piuttosto intuibile ed è al servizio delle sperimentazioni e delle visioni artistiche del regista russo.
Una fotografia dai colori saturi, scene ben studiate e a volte simboliche (la donna nuda che gioca con il cubo di Rubik), mostrano che il regista non ha lasciato nulla al caso e che soprattutto ha una buona mano. Momenti hard che spuntano qua e là (oltre a Ruminov c’è pure il suo pene come protagonista in scene di masturbazione), sesso orale, donne nude, fanno entrare questo film nel campo del porno, anche se a modestissimo parere ci sembra un’etichetta troppo esagerata.
A ciò vanno aggiunti alcuni momenti ironici e diverse citazioni sia cinematografiche che musicali. Forse a volte si dilunga troppo in lunghLove Machinei monologhi interiori ma molto probabilmente l’obiettivo del regista non era quello di raccontare qualcosa di sconvolgente ma di sondare i rapporti tra persone, il sesso, l’affetto e fare una cosa visivamente gradevole. E ci è riuscito. Ampiamente.

Il sesso è una delle cose migliori nel rapporto con Natasha che però un giorno finisce. Lei non l’ha presa bene, li ritiene inseparabili (come le barrette del “Twix”) e inizia una sorta di stalkeraggio. Lui che si è nuovamente fidanzato cerca di evitare la ex, di proteggere la nuova fidanzata ma c’è un legame, un qualcosa che lo unisce al passato.
Il finale con la “joie de vivre” (definiamo così un’orgia) chiude e riappacifica tutti.
Potete vedere “Love Machine” su Vimeo.

Scheda Tecnica
Titolo originale: Mashina lyubvi
Titoli alternativi: Love Machine
Anno: 2016
Nazione: Russia
Regia: Pavel Ruminov
Cast: Natalya Anisimova, Rafael Durnonyan, Maria Lavrova, Andrey Nazimov, Pavel Ruminov
Durata: 79’

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>