Non guardo Sanremo ma…

Non guardo Sanremo ma…
(che è tipo non sono razzista ma…)


Io non guardo Sanremo. E non sono nemmeno tra quelli che ascoltano l’indie (o almeno fino a quando è esistito) e guardano Sanremo perché sono alternativi e guardare una cosa istituzionale come Sanremo, li fa ancora più alternativi degli alternativi e possono parlare con superiorità agli alternativi che snobbano la kermesse perché cos…. Vabbè, niente, ci siamo capiti. Non guardo Sanremo perché il 95% delle canzoni non rientrano nei miei gusti. Tutto lì. 

In ogni caso le notizie dalla rassegna canora, vuoi o non vuoi, arrivano. E sì, ogni tanto se so che c’è qualcuno di interessante l’occhio lo butto. Ospiti, comici o la prima volta di Elio. Quindi ecco i momenti di Sanremo che mi sono rimasti più impressi. Alcuni vissuti, altri per sentito dire.



Special K-e spacco tutto

Il video che posto è pubblicato sul canale ufficiale dei Placebo, che quindi non hanno nessuna “vergogna” per quanto successo. A quanto pare Brian Molko era un po’ incazzato perché costretto al playback. Ah…era pure un po’ fatto. Al termine sfascia tutto come gli Who dei bei tempi. Non male come idea, ma decisamente molto, molto, vecchia anche per i dinosauri di Sanremo del 2001.




Coxon è una sagoma (e James si è fatto biondo?)

Non vorrei sbagliare ma i Blur a Sanremo ci sono stati due volte. La prima nel 1996 con “Charmless Man” e la seconda nel 1999 con “Tender”. Siccome sono un fan dei Blur (e soprattutto di Albarn) li guardai in entrambi i casi.

Nel 1996 si presentano con Coxon cartonato e atteggiamento da ragazzotti del Brit Pop, beffandosi oltre che della sagoma di Coxon anche del playback. Non ricordo più se quello è James biondo, (ma non mi pare) o se fu sostituito per l’occasione.
Nel 1999 invece i Blur sono cambiati. A testimoniare il grande percorso della band.





Cosa tira più di un carro di buoi e di una canzone?

Siamo nel 1991 ho quattordici anni e mezzo e sapete come va a quell’età. Poi se a Sanremo si presenta un duo composto da Sabrina Salerno, con addosso un due pezzi e Jo Squillo in minigonna filopassera, beh…bisogna guardare Sanremo. Che poi la canzone fosse femminista era per me un dettaglio e credo lo fosse anche per loro e per tutto il pubblico maschile.   
Qualche anno dopo, cioè nel 1995, ho diciannove anni e sapete come va a quell’età. Sul palco di Sanremo ci sono oltre a Pippo nostro, anche Claudia Koll e Anna Falchi. Avevo pure il calendario di Anna Falchi e stimavo (…) la Koll. Quindi fate voi. 
Anna Falchi dà vita di momenti trash imbarazzanti, con battute a doppio senso e “canta” pure un terribile rap in finlandese. Non so se fu per cotanto pattume che la Koll mollò tutto per darsi a una vita spirituale.
Sì, ci sarebbe poi la farfalla di Belen, ma lì sono quasi verso i quaranta e sapete come va a quell’età (purtroppo). 






Bad Manners che culo!

Innanzitutto scusate la qualità del video, ma non ho trovato altro. Quel ciccione di Fatty Buster dà prova di Bad Manners sul palco di Sanremo, mostrando un po’ il culo a fine del pezzo “Lorraine”. Cecchetto non se lo aspettava e cerca di giustificare.





La dura vita dei comici

A quanto dicono gli esperti, i comici a Sanremo non godono di grandi fortune. Credo che l’ultimo sia stato Crozza che ha dovuto sospendere l’esibizione. 
Beh, ricordo bene però quanto scandalo fecero le esibizioni del trio Solenghi, Marchesini e Lopez e di Beppe Grillo nel fatidico 1989. Oggi nel riguardarle, capisco il perché dello sdegno di una società ancorata alla Prima Repubblica, cioè alla DC e al Papa.
Il trio fa battute a sfondo sessuale, satira politica e sanremese e ci mette in mezzo pure una parodia del Vangelo. Un Bruno Vespa sdegnato realizza poi un servizio buono per l’Inquisizione Spagnola. Il miglior Beppe Grillo invece, parla malissimo del Festival toccando l’apoteosi con le battute su Al Bano e Jovanotti. E poi si lancia nella satira politica. Risultato: una querela. Geniali entrambi.




Patsy Kensit

Non voglio fare il fenomeno, ma se qualcuno mi chiede chi è Patsy Kensit, dico che era la cantante degli “Eight Wonder”, una gran gnocca e poi moglie di Liam Gallagher e madre di Lennon Gallagher. Invece secondo Wikipedia in Italia la si ricorda più per questo incidente del 1987. Ops.





L’audace colpo dei soliti ignoti
Lascio stare gli sconosciuti che hanno vinto e parlo di artisti che avevano una certa fama in altri contesti e che a sorpresa hanno fatto (o quasi) il colpo a Sanremo. Il primo che mi viene in mente è il sommo Rino Gaetano che sebbene poco convinto della sua partecipazione e prendendola alla leggera, si piazza terzo con “Gianna” nel 1979, ed è protagonista di una performance ironica.
Poi, ventidue anni fa, l’eclatante caso degli “Elio & Le Storie Tese” e lo scippo della vittoria da parte di Pippo nostro.
Nel 1997 quei mattacchioni dei Pitura Freska, che ormai avevano già dato il meglio in tanti anni di carriera, diventano noti in tutta Italia per la brillante “Papa Nero”, canzone antirazzista, ironica e cantata in parte in veneziano. Ultimi colpi di una carriera tra canne, spritz e reggae. Grazie ragazzi.
Notevole (forse più di tutti) la performance degli Aeroplanitaliani, che prima dei The Giornalisti detenevano il titolo di nome più brutto della storia della musica italiana. La band capitanata da Alessio Bertallot nel 1992 con “Zitti zitti (Il silenzio è d’oro)” si prende il lusso di silenziare il palco di Sanremo per una trentina di secondi. L’effetto, insegnano a teatro, è garantito. 
Seguono a ruota le sortite degli Afterhours, Marlene Kuntz, Marta sui Tubi e Statuto, ma nulla che mi abbia colpito a parte il duetto con Patty Smith dei Marlene.



Così brutti da passare alla storia

Le canzoni di merda a Sanremo sono sempre tantissime. Ma volte si supera quel limite, si entra nel trash e si diventa memorabili. Sicuramente la migliore di tutte è “Sugli Sugli Bane Bane” de Le Figlie Del Vento presentata nell’edizione del 1973. Un testo nonsense e un videoclip più che mai artigianale girato dentro uno stabilimento della Parmalat.

Non male nemmeno i doppi sensi sul pene e la vagina di Enrico Beruschi con la sua “Sarà un Fiore” che nel 1979 duella nel trash con “Tu fai schifo sempre” dei Pandemonium, annunciati in questo video da Anna Maria Rizzoli una delle grandi attrici della Commedia Erotica. 

Negli anni ottanta il demenziale a Sanremo va via come il pane. I Figli di Bubba nel 1988 con “La Valle Dei Timbales”, occhio all’errore di Bosè, e la saga di Francesco Salvi con “Esatto!“, “A” e “Dammi un bacio” (credo di avere la cassetta dell’album con “Esatto!” da qualche parte”).




Jump the monkey

Questo è uno dei ricordi, con l’Italia che vince i Mondiali, che ho di quegli anni. C’è un tipo con la faccia pitturata che sale su una corda e oscilla sul pubblico. Poi si fa pure una passeggiata sulle loro teste. Che tipo tosto. Che cosa bella. Nello stesso anno c’è pure Vasco Rossi, più che criticato e al bivio della carriera.
Poi che all’epoca non sapessi chi fosse Peter Gabriel è un altro discorso. Ma a sette anni che volete? Io conoscevo quello di cui sto per parlare




Che fico!

Che io abbia (ancora) il 45 Giri originale di questo brano la dice lunga. La dice lunga anche sulla qualità di Sanremo che nel 1982 dà al comico Pippo Franco l’onore di occuparsi della sigla. Il brano s’intitola “Che Fico!”, è un pop molto orecchiabile che ci racconta quanto sia fico fare questo e quello e diventa un tormentone per tutti i bambini (e voi vi lamentate se i più giovani ascoltano Rovazzi?).
A seguito di qualche probabile storpiatura del titolo, nasce l’esigenza da parte di maestre e genitori di sottolineare che il titolo non è una parolaccia. Certo, a sei anni ti manca ancora la “tecnologia” per cambiare le vocali. Sennò sai che ridere. Ora vi saluto che vado a riascoltare questo fantastico brano.

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