Quel che ci resta dopo (l’) “Ossigeno”

Quel che ci resta dopo (l’) “Ossigeno”




Cavalca l’onda della visibilità raggiunta con “X Factor” per fare quello che vuole in TV. Lo dice Manuel Agnelli ed è per me la cosa più triste di tutta l’idea di “Ossigeno”
Non perché abbia usato questo mezzo (d’altronde il fine…si dice…) ma perché è necessario di questi tempi cavalcare un’onda nazional popolare per farsi aprire le porte. Anche se sei uno tra quelli che hanno fatto la storia della musica in Italia e anche se sei uno con una certa cultura e conoscenza. 

Quello che arriva a noi è sicuramente più genuino di questo schema ed è una

trasmissione di sole cinque puntate girata al “Lanificio” di Roma, scritta da Manuel Agnelli, Paolo Biamonte, Massimo Martelli, Sergio Rubino, con la direzione musicale di Rodrigo D’Erasmo.


Agnelli presentatore, intervistatore, leader degli Afterhours, dice di voler fuggire dal ruolo auto celebrativo. Ma sei Manuel Agnelli e per indole ti è praticamente impossibile a iniziar dal fatto che la trasmissione ha il titolo di una canzone degli Afterhours (dice che non l’ha scelto lui…ok). 

Alla stessa maniera è impossibile trovarlo simpatico, anche se cerca di fare battute, ride e fa domande spiritose. Ma Manuel Agnelli non ha mai dato l’impressione di essere un tipo alla Malkmus e soprattutto non è un presentatore televisivo ma uno dei più intelligenti e talentuosi artisti della sua epoca.
A parte questa struttura da club/salotto con cocktail che girano, gente che beve, che parla, che un po’ stride, qui si parla di musica, di arte e il nostro dimostra una certa capacità sia nel scegliere gli ospiti che nel fargli domande. 

Poi non so chi abbia guardato questa trasmissione ma se qualcuno del pubblico generalista ci ha buttato un occhio, sicuramente ha scoperto un mondo di cui non conosceva l’esistenza e se la persona in questione aveva un briciolo di spirito critico ne ha intuito le grandi qualità di tutti quelli che sono passati per il palco di “Ossigeno”.

Da Joan As Police WomanBen Harper e Musselwhite, Ghemon, Zen Circus, Editors, Vasco Brondi, Brunori Sas, Emidio Clementi, Gizmodrome per arrivare ad artisti di altro tipo come lo scrittore Paolo Giordano, il disegnatore Gipi, Paolo Bonolis, lo storico dell’arte Claudio Strinati e Claudio Santamaria. A gusto personale mi sono rimasti impressi Joan As Police Woman, Ben Harper e Musselwhite, Emidio Clementi, Claudio Strinati e i divertenti momenti con Brunori Sas e Bonolis (per quanto quest’ultimo con il suo solito fiume di parole ha messo a dura prova ogni tentativo di Agnelli di fare il simpatico). 

Ah dimenticavo, sono arrivati anche i Maneskin, esattamente dopo gli Editors e che per ovvi motivi (non per colpa loro ma per colpa di chi li ha invitati) non hanno fatto una gran figura in un contesto così intellettuale, ricercato e pieno di talento. Nonostante qualche puntata prima Paolo Giordano abbia cercato in ogni modo di sdoganarli. 

MA a parte ciò, Agnelli raggiunge un ottimo risultato con una trasmissione che ricorda i migliori momenti di Rai 3 degli anni passati, quelli di una televisione che non c’è più, quelli di Freccero. Ora tocca al buon Brunori Sas, con Brunori Sa, cercare di parlare di musica in maniera autorevole.

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