The Walking Dead – ottava stagione

The Walking Dead – ottava stagione

 

E come ogni anno siamo qui ad autoflagellarci parlando di “The Walking Dead” e chiedendoci perché, nonostante tutto, lo continuiamo a guardare. Prima di iniziare e sebbene sia già passata una settimana e supponiamo che abbiate visto tutto è giusto dirvi che qui andiamo giù pesantemente di spoiler.

Ora possiamo iniziare. L’ottava stagione di una serie ormai in crisi di idee da almeno tre stagioni (se non quattro), era nelle intenzioni degli autori, quella della svolta. Quella di meno chiacchiere (il più grande difetto), più azione e fazzoletti grondanti lacrime di tristezza. Detta così ci si poteva immaginare una via alla maniera di “Games of Thrones”, nessuna pietà nemmeno per i protagonisti, colpi di scena in ogni dove e capovolgimenti di fronte. Ah, in G.O.T c’è anche molto sesso, ma qui era inutile sperarci, già si sapeva.

Ottime intenzioni che ci portano nelle solite infinite sedici puntate, in cui capitano sì più cose del solito, ma non così trascendentali. Un inizio di stagione lento e interessante, quasi da cinema impegnato, incuriosisce lo spettatore che vede due Rick diversi. Uno piangente e l’altro anziano col bastone che gira allegro per la comunità con figlia al seguito che fa “ciao, ciao” a un Negan che annaffia i fiori (forse non annaffiava i fiori ma è per rendere l’idea). Distopia e utopia, forse, e bisogna riconoscere che il gioco funziona. Funziona anche perché un preciso attacco a Negan sembra dare ottimi risultati.

Pian piano però iniziano ad accadere fatti che fanno riemergere tutti i difetti della serie. Rick “Grimmione” Grimes eroe ammericano (chiude la serie dicendo che la società giusta è la sua e chi non la rispetta ne pagherà le conseguenze), Negan che perde efficienza e si lascia andare a confessioni strappalacrime (oltre che a giuste osservazioni sulle vicende) e tutti i normali sviluppi dei personaggi che già conosciamo. Poi, parole, parole, puntate in cui non capita nulla.
Menzione d’onore all’eliminazione di Carl. L’odiosetto, spocchiosetto, muore dopo essere stato morso nel tentativo di salvare un ragazzo straniero che si scopre, essere poi uno studente di medicina (chissà che ne pensa Trump). La sua uscita di scena, che probabilmente erano i “fazzoletti” promessi dagli autori ha fatto incazzare parecchio l’attore Chandler Riggs e suo padre, che hanno accusato la “AMC” di tradimento.
Beh, se ne va, con grande sollievo di ogni spettatore che pensa finalmente di esserselo levato di torno. E invece no. Perché Carl nostro, scrive una lettera a ognuno degli altri, Negan compreso, dove predica il bene, la pace, la necessità di cambiare, dando così un senso ai significati delle visioni del padre. Insomma rompe i coglioni pure da morto.

E Negan? Dopo un’interessante contrattacco, come detto perde colpi e quella sagace ironia che ci aveva conquistato, diventando uno qualunque senza contare un tentativo di rovesciamento del potere da parte di Simon, che finisce in sangue. Ezekiel perde anche lui fiducia in se stesso, oltre che l’amata tigre, che si fa incredibilmente e in maniera assurda sopraffare dagli zombie (altri fazzoletti?) e un cospicuo numero di discepoli. Va peggio sicuramente a Jadis che assiste all’omicidio di massa di tutti i suoi concittadini, per mano di Simon. A Hilltop invece Maggie viene osannata come un’amata e scaltrissima regina. Già Maggie, che assiste sconcertata nell’ultima puntata all’arresto di Negan, senza esecuzione in pubblica piazza, da parte di Rick, il “democratico” leader autoproclamato, aiutato da un “ritrovato” Eugene che crea dei proiettili difettosi che feriscono gli uomini di Negan (alla faccia di non far male a nessuno). Maggie al grido “Negan deve morire”, promette vendetta e giustizia confabulando in segreto con Daryl e un sorprendente Jesus che passa da essere un buon sammaritano a vendicatore. Sarà lei la nuova villain della già annunciata nona serie? Chissà. O sarà la tizia che prende vinili in cambio di progetti ingegneristici? E infine avremo l’onore di vedere i Whisperers?

Non si sa nulla naturalmente. Quello che si sa è che “The Walking Dead” ha perso ulteriormente un gran numero di pubblico e ne capiamo i motivi.
Angela Kang, già nello staff, è la nuova showrunner perché Scott M.Gimple è passato a “Fear the walking dead” che beneficerà del tanto annunciato crossover con Morgan, che dovrebbe ravvivare la serie. Ma puoi ravvivare una serie con un qualcosa che arriva da una morente? No, di certo, no. Mettiamoci l’anima in pace, in attesa di un’altra serie.

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