Sanscemo: Se negli anni novanta non hai tirato verdura, hai avuto una vita triste

Se negli anni novanta non hai tirato verdura, hai avuto una vita triste
(ovvero ti sei perso Sanscemo)

Un po’ di tempo fa ho regalato a mio padre uno di quei cosi che servono a passare le VHS su file. Così può ricattare tutti quelli che sono apparsi in quei filmini imbarazzanti di vita famigliare da metà anni ottanta in poi. Un paio di giorni fa gli ho chiesto se mi prestava quell’aggeggio.

“A che ti serve?”
“Devo sbobinare quattro VHS di “Sanscemo”. Te lo ricordi “Sanscemo”?”
“Certo, sì. Ti ho portato nel 1992, l’edizione che ha vinto Dario Vergassola

Il logo di Sanscemo

, quella in cui c’era quel gruppo i “Trenini Svizzeri” che cantavano “Tarattatà” o qualcosa del genere…l’organizzatore era un certo Paolo…”.


Ok. Se lo ricorda “Sanscemo”.

Poi magari deve pensare un attimo quando è il mio compleanno, ma è un altro discorso. Questa sua memoria mi ha fatto riflettere. Perché, sì, era facile per me a quindici anni rimanere colpito da una cosa del genere (anche se avevo visto qualche altro concerto, ma mai una cosa del genere), ma stupire un adulto è segno che ciò che ha visto quella sera era qualcosa di forte. Di molto forte. Era “Sanscemo”.

È vero, non siamo a Londra a New York o a Los Angeles. Siamo nella piccola e grigia Torino. Una città in cui a fine anni ottanta, stava fermentando un’ondata musicale che da lì a poco sarebbe esplosa prepotentemente al pari di Seattle (e fatte le proporzioni pure di più). Il discorso è lungo e mi limito a dire che in questo enorme movimento trova spazio anche un filone particolare: quello della musica demenziale. Un fenomeno di massa che coinvolge tutta Italia e nasce,

La copertina della prima raccolta

molto probabilmente, dal dito (medio s’intende) di Dio Freak Antoni


L’orda degli “& qualchecosa” così possenti che obbligano pure un gruppo di Cuneo a togliere “& Le Sue Suppellettili” dal nome per non creare fraintendimenti. 

Un’invasione che trova in Paolo Zunino il suo guru e soprattutto colui che nel 1990 crea un Festival che si ripete per sei anni, finisce in TV, lancia artisti e ha ospiti importanti. Questo è “Sanscemo”, il “Loolapaloza” della musica demenziale, la golden age dei verdurieri.



  • Nel cammin di nostra vita, trovammo un pomodoro spiaccicato

“Sanscemo” è sì un “festival” di musica demenziale, ma è anche un grande momento di rottura nel mondo della musica. Potrei perdermi in disamine filosofiche e sociologiche sul significato di “Sanscemo”, ma è meglio dire che il pubblico è padrone, è predone e fa degli artisti ciò che meglio crede. Dalla standing ovation, ai fischi, per arrivare al lancio, autorizzatissimo, di verdura sul

Marco Carena

palco, cioè, il marchio di fabbrica di “Sanscemo”. È casino è un momento di svago assoluto.
Su quel palco passa di tutto, comici validissimi, ottimi musicisti, gente con canzoni di autori di rilievo e semplici persone che passano di lì senza aver la benché minima capacità o che cercano di scimmiottare altri artisti.


Il 7 marzo 1990 “La Stampa”, a firma Gabriele Ferraris, all’epoca giornalista musicale di punta della testata (e mio idolo per come scriveva) annuncia che l’agenzia “Futura” sta organizzando una rassegna denominata “Sanscemo 90” dove “ci saranno musicisti intelligenti che si fingono scemi e non il contrario”. Segue brillante logo, un pomodoro spiaccicato su un disco, omaggio dell’agenzia pubblicitaria torinese “Armando Testa” che vince pure un premio.

Il tutto prende vita il 7 Aprile, in un Palasport incredibilmente sold out (parliamo di circa settemila persone). Marco Carena con “Ti Amo”, vince “in un tripudio di fiori e ortaggi” come scrive Luzzato Fegiz sul Corriere, la prima edizione di una fortunata scommessa. 

Falloppio delle omonime Trombe

Un’edizione, va detto, a prevalenza locale perché oltre al buon Carena cui si aprono le porte del “Maurizio Costanzo Show” e della “Virgin Records”, ci sono  i “Figli di Guttuso”, “Camaleunti”, “Rudy Trudi”, “Powerillusi” e altri torinesi. 
Ci sono anche i “Karamamma” e i “Persiana Jones & Le tapparelle maledette” entrambi prima di una svolta musicale. 
Da fuori ben pochi artisti come i “Puuh” che diventano in seguito “I Belli fulminati nel bosco”, presenza fissa o quasi di tutti i “Sanscemo”.

Gli “Skiantos” poi, sono lì a far da padrini e c’è Leo Bassi, il più grande buffone moderno (buffone, inteso come personaggio teatrale). Presenta Andy Luotto, il presentatore perfetto per “Sanscemo”.
Questa è l’incoronazione del nuovo demenziale, diverso dalla critica sociale punk alla “Skiantos” che l’ha preceduto o da quello più intellettuale di Jannacci e Gaber ma simile per intenzioni a quello degli albori, quello di Clem Sacco, Ritz Sammaritano e Ruggero Oppi. Testi spensierati, parodie e per farla breve, demenzialità totale.

Un fenomeno che è visto dapprima con un po’ di diffidenza dalle case discografiche che poi si buttano a capofitto, nel bene e nel male, nel genere. A iniziare dalla “Polygram” che pubblica a nome “Mercury” la compilation della prima edizione del Festival oltre, come già detto, a Marco Carena che firma per la “Virgin”.


  • Come inguaiare le musica italiana ed esserne felici

Il 23 Marzo 1991 va in scena la seconda edizione, presentata presso la “Polygram” a Milano. In un anno l’attenzione dei media e del pubblico si è alzata notevolmente ma il Festival non cambia, per fortuna, di una virgola. Siamo sempre al “Palacavolfiori” di Torino, anche noto come “Palasport” e c’è sempre una kermesse a colpi di demenzialità e verdura, ma ci sono più concorrenti che rappresentano tutta Italia.

Presenta Sergio Vastano coadiuvato da Salvatore Marino, i Trettré e Titta Ruggeri. Sul palco diversi momenti interessanti, ci sono i “Camaleunti” e i “ Powerillusi” vincitori a ex equo, i “Capillary”, i “The Muro” e soprattutto le 

I Powerillusi

Trombe di Falloppio” una cult band torinese, tra le poche al mondo a fare heavy metal demenziale, che avrebbe meritato più successo in carriera. 


C’è Cesare Vodani oggi noto autore comico e televisivo (e colpevole di orrende trasmissioni), il comico toscano Gianni Giannini, i Bagatto (gruppo di cabaret di Beppe Braida) con i “Munciausen Generescion” una band quest’ultima molto scenografica e mai banale. E infine i “Karamamma” con “Attaccami l’AIDS” una canzone diventata quasi un caso politico, perché, ovviamente, travisata da un certo pubblico.
“Sanscemo ’91” è un altro clamoroso successo che abbatte “Sanremo Folies” la versione ufficiale e disimpegnata del Festival, che pur arruolando gente come Marco Carena si rivela un imbarazzante flop.

Conoscendo Torino è incredibile scoprire che, nonostante il successo, “Sanscemo” 1992 sia ancora nel capoluogo piemontese, dopo aver resistito ai richiami milanesi e bolognesi e dopo essere passati da un incredibile rumor che vede Benigni come possibile presentatore. 

Dario Vergassola

Nuovo sold out e Dario Vergassola, all’epoca cabarettista part-time vince con “Marta” (nota anche come “Mario”), una rassegna che ha molti nomi interessanti per il genere. I “cattivissimi” romani dei “Santarita Sakkascia” che consigliano a Marco Masini di farla finita, oltre ad uscire dal palco dicendo “Siete un pubblico di m…”, le “Trombe di Falloppio” con la versione heavy metal di “Dieci ragazze per me” che diventa “10 peli d’ascella” e i “Munciausen Generescion”. Vincitori morali sono i “Benetom” gruppo composto da bambini che sul palco canta una “non” canzone che ripeteva “Casellante di Savona non ti passa proprio più guardar le auto andar su e giù”. Un buon campione della nuova musica demenziale che presenta anche alcuni cabarettisti come Pino Campagna, lo storico Walter Valdi oltre alle gradite facce note torinesi e a Leone Di Lernia.


Un’edizione in cui però piovono pure fischi. Tanti. Tantissimi, non di sfottò ma di dissenso. Tutti per un gruppo di nome “I Trenini Svizzeri” (che facevano il verso agli “Aeroplanitaliani” di Alessio Bertallot) che si piazza in un più che

I Trenini Svizzeri

immeritato terzo posto (Zunino nell’intervista dice che erano fuori concorso) e che è composto dai discografici della “Polygram” e grandi manager della musica tra i quali nientemeno che Michele Torpedine.  

Lo scandalo! il voto truccato nel Festival farlocco? La storia si sa che si ripete. E quando una cosa di rottura, di divertimento, finisce per essere istituzionalizzata, il pubblico si ribella. Soprattutto in un periodo storico in cui il “mainstream” era visto come il male assoluto, assieme a “Sanremo”. 
Ma “Sanscemo 92” è anche precursore dei tempi, perché la serata si chiude con una canzone di Davide Rota che canta “Silvio dove li hai presi i soldi?”. Siamo nel 1992, non dimentichiamolo.

Ma dissensi a parte, l’edizione successiva, quella del 1993, ripete ancora una volta il successo di pubblico. “Videomusic” trasmette in differita e la coppia Sergio Vastano e Chiara Sani presenta un Festival vinto da Tony Tammaro, una leggenda del demenziale del Sud Italia, che si piazza davanti ai latineggianti “Dedrio” e al blues di Antonio Covatta, mentre i “Munciausen Generescion” si lanciano in una brillante satira politica con “Bel Paese” una canzone che paragona politici e formaggi. Tra gli ospiti ci sono Latte e i suoi derivati”, il gruppo di Lillo & Greg.

Questa purtroppo è anche l’edizione che segna l’inizio di un seppur lento declino. I contenuti non sono più così convincenti ed è quasi un ossimoro che manchi la qualità in un Festival trash, ma la cosa si avverte e peggiora negli anni seguenti. 

Sergio Vastano

Le band perdono anche quella teatralità vista nei primi anni che li portava a creare siparietti demenziali durante le esibizioni.


Piccolo inciso, su quanto fosse importante per me andare a tirare verdura e prenderla in faccia. Il giorno di “Sanscemo” 1993 mi invitano a Modena presso la redazione di “Comix” un giornale di fumetti e comicità, perché sono tra i vincitori di un concorso di Stefano Nosei, cabarettista e cantante noto per parafrasare le canzoni. Sono lì grazie a “Stadio, Stadio” che racconta le avventure di un ultras sulle note di “Mare, Mare” di Luca Carboni. Avevo un certo talento eh!
Beh comunque, chi mi deve accompagnare alla stazione per tornare a Torino, ha l’auto ko. Non posso perdere quel maledetto treno! Corro, prendo l’autobus, sbaglio autobus, salgo su auto di sconosciuti e infine acchiappo il treno proprio quando si chiudono le porte. Arrivo a “Sanscemo”, ed era quello che contava. 

  • Il lento declino e un giro in Paradiso

  • Torno al Festival! Dicevo che “Sanscemo” inizia a patire un certo calo, perché la gente comincia a vederlo come una scorciatoia per il successo e nonostante i “Discarica dei 101” vincano nel 1994 con la bellissima “Cronaca Vera”, probabilmente una delle migliori canzoni sentite. A presentare questa edizione c’è la trasgressiva Maurizia Paradiso che nonostante qualche difficoltà tiene bene il palco. 
    Non manca Leone di Lernia e i soliti volti noti della scena torinese. Il pubblico prende ormai la rassegna come un grande tiro al bersaglio e sul palco piove di tutto, con la gente che si porta la verdura da casa.

    Il 1995 è probabilmente l’edizione peggiore. Gli articoli su “La Stampa”

    Andy Luotto

    diventano trafiletti, Gabriele Ferraris che nel 1990 esaltava la rassegna, scrive poche righe quasi sdegnato e soprattutto il Festival si sposta al “Palastampa”. Già, il mitico “Palastampa”, oggi in attesa di una sacrosanta demolizione, è stato senza dubbio il peggior posto al mondo per vedere un concerto (ho visto lì dentro pure Moby e Santana). 
    Andy Luotto torna a gran voce ma di fatto “Sanscemo” ha perso ogni appeal e cerca di aggrapparsi ai soliti illustri ospiti: Leone di Lernia, Marco Carena, “La discarica dei 100 e uno” e Tony Tammaro.

    Infine, per uno scherzo del destino nel 1996 l’anno che celebra la “vittoria” degli “Elio & Le Storie Tese”, al Festival di “Sanremo” è anche l’ultimo di “Sanscemo”, prima di una lunga pausa. Una bellissima Natalia Estrada, con Andy Luotto, sul ritrovato palco del Palasport, presenta un’edizione che premia “Santo e Le Madonne” tra i pochi gruppi decorosi. Il resto lo fanno gli ospiti. Nel giro di cinque minuti il palco è strapieno di verdura e anche di oggetti che arrivano da tutte la parti. 

    Il 1997 si apre un’intervista a Paolo Zunino che dichiara d’aver spostato tutto in quel di Milano, con Jannacci presentatore e Bisio tra gli ospiti. Nuovi sponsor, nuova vita. In realtà per vedere di nuovo “Sanscemo” bisogna aspettare il 2001, quando a Torino in Piazza Vittorio va in scena l’ottava edizione a ingresso gratuito e con un gran numero di spettatori. Una seconda vita, che sembra più un revival con Marco Carena, gli “Skiantos” (Freak presenta, con Chiara Sani) e altri nomi noti. Un’operazione nostalgia che prosegue anche negli anni

    I Gem Boy

    successivi, in un mondo in cui il demenziale non è più un genere alla moda.


    Nel 2002 è sempre Freak che presenta sotto una pioggia torrenziale, un’edizione che vede leve nuove come i “Gem Boy” di cui si comincia a parlare a livello nazionale. Questa è anche l’ultima edizione torinese perché dopo un anno di pausa “Sanscemo” si sposta a Genova e nel 2005 chiude la sua esistenza all’Alcatraz di Milano con Roberto Ferrari presentatore.

    E qui si chiude la storia, a parte un tentativo nel 2011 di ritornare in pista.
    Seppur piccolo, trash e fuori controllo “Sanscemo” è stato non solo testimone di uno sviluppo e della decadenza di un genere che ora resiste in qualche enclave, ma anche del cambiamento dell’industria musicale e della comicità. Non male per una rivoluzione partita da un pomodoro!

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