Trombe di Falloppio – Santi Numi

Trombe di Falloppio – Santi Numi

C’è una cosa che dopo anni voglio dire a tutti. Tra i tanti rammarichi della mia vita, c’è quello di non essere mai riuscito ad avere una maglietta delle “Trombe di Falloppio”. Una serie di sfortunati eventi mi ha tolto la possibilità di avere questo importante feticcio. 
Dopo un concerto all’Hiroshima (quando era in via Belfiore), mi rendo conto di aver speso i soldi che avevo nel biglietto del tram e in una birra. Già, si girava

con pochi soldi all’epoca e quelli dell’Hiroshima avevano pure venduto la birra a un minorenne che viaggiava in tram! Poi dopo un concerto in una birreria, loro, il gruppo dico, avevano finito le magliette! (e lì chi aveva bevuto, erano loro e non io). Però una piccola soddisfazione l’ho avuta. Con una recensione di un loro concerto, che devo avere ancora da qualche parte, vinsi con la mitica trasmissione “Planet Rock” il Cd dei Clawfinger. Chi erano i Clawfinger? Beh è un’altra storia e torniamo alle Trombe.

Cosa c’era di così eccezionale nell’avere la loro maglietta? A parte che poi giravi per la città con un’enorme scritta “Trombe di Falloppio” sul petto, che poteva in qualche modo disturbare i più colti, possedevi il marchio di una band di culto, che in tempi senza social era molto famosa. E con grandissimo merito. 

Innanzitutto a parte i “Prophillax” di Roma, non mi vengono in mente altre band heavy metal demenziali in quel primo lustro degli anni novanta. Mi ricordo dei “Green Jelly” che però erano americani.
Seconda cosa, le “Trombe di Falloppio” avevano talento, con l’eccezionale chitarrista Marco “Strega” Pavone,  i cui riff si sposavano bene con la verve del cantante Falloppio (Flavio Grosso) e con il batterista Flober.
Terza cosa, secondo me e ripeto secondo me, gli hanno scippato uno Sanscemo. Quello del 1992, in cui con “10 peli d’ascella” avevano fatto esplodere il Palacavolfiori. Quindi sì, per quella scena underground, le “Trombe di Falloppio” era una band importante.

Un attimo di storia, prima di parlare del disco che dà il titolo a questo post. Le

Trombe nascono a Torino nel 1989, anzi per meglio dire, durante una non meglio precisata escursione in Liguria. Tra il 1990 e il 1994 pubblicano sei demo e aprono i concerti dei “Sepultura” a Milano, Ivan Graziani, Vinicio Capossela e “Elio & Le Storie Tese”
Gli Elii. Proprio loro, producono l’album d’esordio “Santi Numi” uscito nel 1994 per la “Psycho Records” e che vanta l’ausilio di Mangoni (si sente benissimo in “Marocchino”), di Curt Cress, Rocco Tanica, Cesareo (soprattutto in “Vomithunder”) e Faso. Oltre a Elio ovviamente.

Come dicevo nel pezzo su Sanscemo, il demenziale ha lasciato le provocazioni punk alla “Skiantos”, per dedicarsi a canzoni nonsense e più demenziali possibile. E le “TdF” questo lo sanno fare molto bene, toccando anche la politica, facendo satira sociale, parlando di assurdità varie, con i testi di Falloppio e le musiche di Strega e del bassista Pherry. Il tutto viaggiando tra cover e citazioni altrui (qualcuna ora mi sfugge, cito quelle che mi ricordo).

“Santi Numi” è accolto dalla critica con toni entusiasti. Ricordo una recensione su “Comix”, oltre che quelle su giornali di settore e su “La Stampa”. In effetti, il disco merita e ascoltarlo oggi (posseggo la in musicassetta che ascolto su una mega piastra della Sony, di cui vado fiero), è ancora piacevole, anche se i testi mi fanno meno effetto. Ci si intristisce, quando si diventa adulti. Purtroppo.

“Alla Uass” (tutto di un fiato e fai cisti!, cioè, attenzione, lo dico per i non torinesi) che apre il disco è un brano a cappella che ricorda i cori gregoriani e ci dà anche un tocco diabolico, buono per l’heavy metal, demenziale che sia (A venta nen avej pau dla musica del diav, dice il booklet). 

“Duna Bianca”, seconda canzone del disco, è una hit del gruppo che parla, come si intuisce, dell’auto più brutta del mondo, viaggiando sulle note di “Metal Health” dei “Quiet Riot”
Le assurdità di “Freego” (“Night of Demon” dei “Demon”), apre a un trittico

da paura, con “Chindon Cane” altra canzone famosissima della band, il divertentissimo blues “Blus del Tabaccaio Stanco” (se sali t’abbacchi/se scendi ti stanchi/se ti stanchi ti ammali/se t’ammali poi chiudi) e al ragazzo facocero di “Rettilario”, una canzone che parla di zoofilia estrema (Oggi è un giorno un po’ speciale/è festa per ogni animale/c’è nell’aria un non so/che di effimero/e sento che lo bacerò/Nel rettilario… l’amerò), parodiando in maniera splendida “Sanitarium” dei “Metallica”.
La visione della società da parte di un neonato in “Neonato” e “Marocchino”, satira sociale corrosiva sull’immigrazione che ricorda “Home Sweet Home” dei “Mötley Crüe”, ci portano poi al super pezzo speed “Vomithunder” e alla politica di “Democristiano” che descrive gli ultimi residui della Democrazia Cristiana. 
Poi “Casellante di Savona”, sentita anche a Sanscemo, chiude l’album e accresce i miei dubbi su chi sia l’autore. Che dire? Un album semplicemente imperdibile, per la sua originalità rapportata all’epoca.

E così, per il gruppo torinese si aprono le porte delle major. Lemmy arriva a Torino per chiedere a Strega di suonare nel suo album. Lars Ulrich tempesta di telefonate Falloppio, tanto che quest’ultimo lo denuncia per stalking. Succede

quando fai un album così bello. Succede a tutti, ma non alle Trombe che anzi, dopo il demo “Magone di Caluso” (per i non torinesi, Caluso è un paese della provincia in un cui c’è da sempre il dancing/ristorante “Mago di Caluso”, mentre il magone è la tristezza), lasciano gli studi di registrazione per una lunga e proficua attività live.

Il secondo album della band arriva solo nel 2002, s’intitola “Togliti il tappo” e ha anche sonorità punk. Segue “Povero Diabulos” del 2004 e “Piante Grasse” del 2006. 
Ma come già detto, il demenziale negli anni duemila è solo un bel ricordo, vivo in piccole nicchie. La società e il giro underground, sono cambiati e va da se che delle “Trombe di Falloppio” se ne parli poco.
La band nel frattempo ha cambiato anche line up. Pherry ha lasciato il gruppo da anni, al suo posto arriva Allo e poi come secondo chitarrista entra Ciffo. Nel 2007 anche Strega abbandona, per dedicarsi al progetto “MaterDea” un gruppo pagan rock, che ha un grande seguito tra gli appassionati. 
Flavio Grosso, dopo aver pubblicato nel 2006 un romanzo, ha formato un’altra band “Protezione Testimoni” che fa blues. 
Fine della storia? Ma no certo, il 28 maggio del 2017, le TdF si sono riunite per un concerto. Ritorneranno un giorno? E lo spero! Devo sempre comprare la loro cazzo di maglietta! Mannaggia a Franco Causio!

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