Dee Dee King – Standing In The Spotlight

Dee Dee King – Standing In The Spotlight

Lo sapete che voglio bene a Dee Dee Ramone, come se fosse un parente. E che quando è morto è stato uno shock. Così come per Joey e Tommy (un po’ meno per Johnny). Il german kid, boicottato dai suoi soci ai quali continuava a scrivere, nonostante tutto, le canzoni. 
Eh, però il mio Ramone preferito, nel 1989 ne combina una molto grossa, cioè, decide di staccarsi dal punk rock, per entrare nel mondo del rap con il nome Dee Dee King.
In realtà questa voglia si manifesta un paio di anni prima, quando il nostro pubblica il singolo “Funky Man”, che pur essendo pessimo lo spinge appunto a pubblicare “Standing In The Spotlight”. “Well let me tell you about myself/I play the bass in a punk rock band/Been to all the world/Even to Japan/And nothing can surprise me man”

Con la produzione del fido Daniel Rey, che chissà come è stato convinto  e con la presenza di Debbie Harry e Chris Stein (pure per loro un bel mistero come siano finiti qui dentro), Douglas Colvin esordisce nel mondo del Rap e lo fa

nientemeno che su etichetta Sire. Una bella produzione! Che si schianta però sulle idee parecchio strampalate del bassista e su una copertina orrenda.


Bisogna precisare però che l’etichetta di disco Rap è buona soprattutto per creare un contrasto comico tra il pregevole curriculum di Dee Dee e questo ignobile album. In realtà, il nostro fa un po’ di tutto, sì, cerca di rappare, cerca di fare crossover ma fa anche un po’ di sano rock’n’roll.

L’inizio con “Mash Potato Time”, in cui canta Debbie Harry è davvero sconfortante. Un rap su musica anni ’50 con un testo da terza elementare. Non che il resto sia meglio, perché quando ci prova col rap, il risultato è sempre deprimente, come in “Broklyn Babe” o “Commotion in the ocean”, che se non altro è orecchiabile.  Forse l’apice del peggio, si raggiunge con “German Kid” in cui il nostro, alla maniera dei rapper che si rispettino, elenca i suoi pregi e racconta la sua storia anche in tedesco. (I’m doing rap not Beethoven/I’m doing rap and I’ve just begun)

Va leggermente, ma proprio pochissimo, meglio, quando cerca di inserirsi nella scia dei Beastie Boys, con “2 much to 2 drink” che si apre con un sonoro rutto, con “I Want What I Want When I Want It” e in parte con “Emergency” (Call Mr.Dee Dee!). 

Poi in tutto questo trash, Dee Dee, azzecca un paio di canzoni che arrangiate meglio e soprattutto cantate decorosamente, potrebbero funzionare. La semi ballade “Baby Doll”, “Poor little rich girl” e soprattutto il punk di “The Crusher” che poi finisce (ripulita) sull’ultimo album dei Ramones.

Terribile. Se non altro il buon Dee Dee, si deve essere reso conto di che disco di merda ha fatto. E infatti, abbandona il mondo del Rap e torna a fare quello che sa fare meglio. E qui non c’è bisogno di dilungarsi in spiegazioni.

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