Thegiornalisti- Love

Thegiornalisti- Love

“Oh, non iniziare con tutte quelle cazzate, se scrivi dell’ultimo disco dei “Thegiornalisti”. Non dire tutte quelle robe del tipo “si sono venduti”, “riempiono i palazzetti e quindi non sono indie e usano quei synth di merda anni ottanta, per non parlare dei testi banali” ecc.ecc.” (Mi mandi un vocale di dieci minuti soltanto per dirmi cosa devo scrivere).
Breve riassunto di una discussione su Whatssap, in merito all’attesissimo nuovo album della band romana o, per meglio dire, di Tommaso Paradiso visto che è sempre più un one-man band. 
Da bravo blogger una piccola introduzione con cose che probabilmente già sapete, ma che devono esserci in un qualsiasi articolo. 
“Love” presentato come la svolta romantica del gruppo, parte da un titolo che è

una risposta all’odio (agli haters), un disco in cui il cantante filosofo entra più nel personale, complice la relazione con Carolina Sansoni. Ed è, infine, il disco che segna un importante cambio alla produzione con Dario Faini, che prende il posto di Matteo CantaluppiUn cambio tecnico che si sente parecchio e che ci porta via (evviva! evviva!) un po’ di quelle robacce anni ottanta (ah,non dovevo dire che usano quei synth di merda), dandoci un po’ più di elettronica.
Composto da undici brani che presi singolarmente hanno le potenzialità di essere ascoltati a ripetizione sulle varie piattaforme e/o di passare in radio senza sosta ma ai quali manca però un’amalgama, come già ci fa capire subito “Overture” un siparietto piuttosto inutile di strumenti buttati a caso.
Ma il gruppo del sex symbol, si riprende subito con “Zero stare sereno” in cui parte l’incessante fiume di simbologia e retorica che li ha resi famosi. 

I testi non mi fanno impazzire, un po’ come quasi tutti quelli di questa nuova ondata pop italiana (quasi tutti eh…) perché mi sembrano buoni per post di Facebook, più che per le canzoni. L’apice lo si tocca con la title track (Le tue foto mi uccidono, love/I tuoi baci guariscono, love/Love mio, dove sei? Non ti vedo più/Love, dove sei? Non nasconderti/Love mio, sto cercando su Google), ma prima che mi insultiate, bisogna ammettere che questa “semplicità” funziona, la gente si sente toccata, ride, piange e siccome parliamo di “pop” il tutto ha un senso. E da “paraculi”, se mi è consentito il termine, i Thegiornalisti toccano per tutto il tempo temi quotidiani, con il classico velo di tristezza, ironia e filosofia. Tra sigarette piene di sabbia di ritorno dal mare, la solitudine di svegliarsi soli a New York (beh questa è molto meno popular) e l’arcinota “felicità puttana” con il momento di poesia (lo dico senza ironia) contemporanea del vocale da dieci minuti, il gruppo romano coglie nel segno. Senza dimenticare il paragone con la nazionale del 2006. 

Menzione d’onore per “Dr.House”, che non è una metafora ma è proprio dedicata al celebre personaggio, che rappresenta per Paradiso una figura paterna che, evidentemente, non ha mai avuto. 
Mi è piaciuto questo disco? No, affatto, per le cose che ho scritto in queste righe, per il poco sforzo di comprensione che la gente deve fare per capire un loro testo. Ma di fatto “Love” funziona, ha momenti che apriranno il cuore ai fan, faranno sventagliare i cellulari ai concerti e faranno scopare. “Love”, gente, “Love”, anche se non li amate come me. 

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