Subsonica – 8

Subsonica – 8


Scusate “La Drogheria” di Piazza Vittorio a Torino è ancora un locale alla moda per gli aperitivi? Sì ok, lo so, “Gianca” ha chiuso, come il resto ma io mi sono perso un po’ di (in)(e)voluzioni e il pensiero di quegli anni, di quella prima parte della decade del nuovo secolo, mi suscita bei ricordi (e inevitabili grosse cazzate). 
Perché ci penso ora, che siamo quasi alla fine del secondo decennio? Semplice, perché sto ascoltando “8”, il nuovo disco dei Subsonica che incontravi con facilità in quegli anni nei due locali summenzionati. Evito di ricordare il tempo passato e quello che è successo tra l’ultimo disco e questo, anche perché il tempo sembra si sia fermato o per meglio dire sembra che sia tornato indietro. 

Perché “8” è un album che prende a piene mani dalla tradizione e dalla retorica del gruppo torinese. Nel bene e nel male.
Nel bene perché è un lavoro godibile, che mostra che i “Subsonica”sono ancora in grado di creare un qualcosa di interessante, di essere superiori in tecnica a tanti altri contemporanei. Nel male perché alla fine, come detto, è un’autocitazione che nulla aggiunge alla storia ultra ventennale del gruppo e alla musica in genere. Insomma, piace a noi vecchi nostalgici di merda che andavamo ai Muri a farci le canne, guardando i Subsonica e Capossela. Magari anche a qualche millenials, chissà. 

A parte questo, il gruppo di Casacci nell’ultima fatica mette come al solito, sottili metafore di critica sociale (d’altronde sono Saubadi e quindi mai sbilanciarsi troppo), sull’amore, sull’esistenza difficile, accompagnando le tante parole dall’elettronica usata in vari e disparati modi. Citazioni che non mancano come “Il Cielo in una stanza”,“La Solitudine nei numeri primi” e tanto altro. Ascolto il disco e mi vedo Boosta con la sua tastiera con le molle, Samu con i due microfoni che tra un po’ dice “Su le maniiii!”. 

Casacci e soci partono in maniera più che lanciata. Un poker di canzoni ben studiate che si aprono con “Jolly Roger”, che baldanzosamente sancisce il ritorno e sottolinea, la merda del mondo moderno e continuano con “L’incubo” con il featuring del buon Willie Peyote, in ottima forma. “Punto Critico”, terzo brano è destinato a essere un pezzo di punta di questo lavoro, con l’elettodance martellante e la chitarra elettrica, che ci rimanda direttamente (soprattutto nel ritornello e alla lista di punti critici del testo) ai Subsonica degli esordi. Anche “Fenice”, in fine dei conti, si muove sulla stessa lunghezza d’onda, un brano ancora più pop del predecessore, una sorta di “Microchip Emozionale” 2.0, che apre, dopo le critiche alla società, ai testi sull’esistenza.

Ah, dopo questo inizio lanciatissimo, ci si ritrova nella più riflessiva “Respirare”, altra canzone destinata a entrare nei cuori, dei e soprattutto delle, fan e a “Bottiglie Rotte”, il primo singolo, altro momento estremamente (e pure troppo) retrò, con il suo ben studiato crescendo.
Un attimo di pausa con “Le Onde” e “L’incredibile performance di un uomo”, prima di rituffarsi nel ritmo in crescendo di “Nuove Radici” e nella “dubbissima” “Cieli in fiamme”. “La Bontà”, chiude con serenità questo ottavo lavoro, molto paraculo, visto quanto giocano sul sicuro, ma indubbiamente ben studiato.

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