Hila Ruach – Musika le pirsomot

Hila Ruach – Musika Le Pirsomot

Da qualche tempo a questa parte quando sono in vacanza all’estero, ho la necessità di entrare in un negozio di dischi e comprare un vinile di un artista locale, preferibilmente recente. 
Questa volta sono a Tel Aviv. E prima che mi arrivino critiche per aver portato soldi in Israele, dovete sapere che sono tra quelli che non apprezzano la politica di questo Stato, ma che ritiene che la conoscenza in prima persona dia più risposte di un qualsiasi servizio fatto da un intellettuale esperto. Quindi a Tel Aviv ci sono andato convinto e tra le tante cose (tra le quali un’infernale gita a Gerusalemme) sono entrato in un negozio di dischi, che spunta non so come, tra

piccole baracche di artigiani. 


Il tipo dietro al bancone rispetta in toto i canoni estetici del ruolo di venditore di vinili. Sguardo un po’ perso, aspetto alternativo, maglietta di un qualche gruppo. Siamo in Israele quindi non mi accoglie abbracciandomi, ma grazie al linguaggio universale della musica mi mostra gentilmente le cose che gli ho chiesto. 
Esco da lì con un disco, che mi colpisce più per i caratteri della copertina che per la copertina stessa, di una certa Hila Ruach, “Musika Le Pirsomot”, uscito qualche mese fa. A quanto vedo su Google, dopo una difficile ricerca a base di google translate, trattasi di una produzione più che indipendente, di un’artista poco più che trentenne, attiva da diverso tempo e giunta al secondo album solista, dopo una militanza in una band. 
Hila Ruach di Tiberiade, con mamma di origine tunisina e padre turco è molto considerata in patria nella sfera della musica indie (beati loro che l’hanno ancora!) e ascoltando il suo disco concordo con i “colleghi” israeliani.
Siamo nel campo dell’elettro punk, dance rock, psycho pop, quelle cose alla “Le Tigre”, “CSS” e un po’ “Chicks on Speed”, insomma, chitarra, elettronica, sintetizzatori su voce acida e pazzerella. 

L’inizio molto forte “Advert Music” (e il suo folle video) mi fa ringraziare il tizio che mi ha venduto questo disco. Si nota una produzione attenta e delle idee chiare tra le quali la voglia di sorprendere il pubblico. 
Anche il resto del lato A non è male. Hila Ruach si sbizzarrisce con i suoi giri di chitarra e con i synth tanto che a volte è impossibile stare fermi. Ma a lungo andare “Musika Le Pirsomot” tende a ripetersi eccessivamente. Si perde un po’, ecco, in una canzone ripete allo sfinimento la parola “Pizza”, ma alla fine l’ascolto è gradevole, il disco è fresco, il mio acquisto azzeccato. E beati gli israeliani che possono contare su un talento così folle.


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