Sleaford Mods – Eton Alive

Sleaford Mods – Eton Alive

 

Da grande fan dei Blur dovrei stigmatizzare la frase su Graham Coxon “looks like a leftwing Boris Johnson” contenuta in “Flipside”. Ma fa tanto ridere e la canzone è molto vivace, di sicura presa. Beh, in ogni caso si può solo voler bene agli Sleaford Mods che escono con l’attesissimo quinto album, prodotto dalla loro neonata etichetta, dopo aver abbandonato la “Rough Trade”.

Gli si vuole bene perché innanzitutto non disilludono le attese, attestandosi come voce corrosiva, popolare e appunto divertente. Le loro istantanee parlano di vita vissuta di gente comune, di persone con grossi problemi (vedi “Top It Up’s”) che cercano di tirare avanti nelle
tante contraddizioni della società moderna. Si passa dal mondo dello spettacolo di “Flipside”, alle promesse non mantenute della politica in “Policy Cream”, toccando i rapporti umani in “Subtraction” e il lavoro in “Discourse”.
E questi due tipacci lo fanno in maniera diretta, disincantata e un po’ cinica, usando metafore argute come nel primo singolo estratto, “Kebab Spider”, che, secondo quanto detto in un’intervista a “Rolling Stone” è un’immagine assurda che rappresenta un “mostro” generato dal sistema che divora tutto e tutti.

In attesa di trovare tutti i testi, di analizzarli e possibilmente capirli, ci troviamo nel mondo del duo di Nottingham tra il fiume di parole di Jason Williamson e le basi di Andrew Fearn.
Un canovaccio che ben conosciamo ma che riesce a modificarsi in maniera brillante, con basi sempre più elaborate e addirittura un po’ di cantato (che a dire il vero a me non fa impazzire, come in “When you come up to me” e in parte in “Firewall”).
Ma tutto il resto risulta graffiante fin dall’inizio con il lento e possente incedere di “Into the payzone” (il suo rutto in apertura) e il “bip” delle casse. Per non parlare della già conosciutissima “Kebab Spider” con le sue due linee di basso o del super pezzo “O.B.C.T.” con il kazoo finale (surreale e martellante quanto basta e che mette in secondo piano lo xylophono di “Discourse”).
Probabilmente a livello musicale si raggiunge il massimo con “Big Burt”. Ma sono punti di vista e fatto sta che gli eroi della “Working class” hanno ripreso il loro posto (con buona pace degli “Idles” direbbe probabilmente Williamson).

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