Category Recensioni

El Bar

El Bar

Pedir un café puede costarte la vida”

Dopo aver visto questo film, non sono più entrato in un bar perché ho paura di finire in una storia come questa. E cioè una vicenda che esaspera gli isterismi moderni, le paure, i dubbi, la mancanza di fiducia nelle istituzioni e la deviazione delle stesse.

Quel genio di Alex De La Iglesia ancora una volta mostra la sua straordinaria capacità di saper leggere la società del momento, di triturarla in maniera feroce e di riderci su, inserendo il tutto in un ambiente surreale tra horror e thriller. Si può dire che abbia scritto la sceneggiatura, con il fido Jorge Guerricaechevarría, quando sul suo comodino c’era “And Then There Were None” o comunque con bene a mente la struttura de la “Camera chiusa”...

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Something Weird

Something Weird


Lust and Passion Surround the Incredible, Supernatural Worlds of E.S.P. & Witchcraft in a Boiling, Bizarre Tale of Mad Love that Shocks Even the Unearthly!

Uno di quei casi in cui il titolo è già la recensione completa e noi così potremmo evitare parole, su parole, nel cercare di dirvi che per noi questo è un film something weird.
Quel mattacchione di Herschell Gordon Lewis non si ferma solo a un titolo psichedelico ma s’impegna a dare un tocco weird a tutto quanto. E se lui s’impegna, ci riesce, lo sappiamo, grazie a una storia al limite del comprensibile con scene storte e confuse che in apparenza non c’entrano nulla con il resto, incorniciate in una produzione a dir poco orrenda...

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Devil’s Plaything

Devil’s Plaything


Pleasures That Fire The Flesh…Horrors That Freeze The Blood…

Lo sappiamo benissimo che viaggiare negli anni settanta era una cosa pericolosa che però alla fine “svezzava” giovani che si aprivano a nuove esperienze. L’abbiamo visto in una miriade di pellicole. Per non parlare delle sempre amatissime, vampire lesbiche.
Anche Joseph W. Sarno un giorno s’infila in questa scia, che rappresenta per lui, che amava di più parlare della middle-class, una grande novità.

L’occasione arriva grazie al produttore tedesco Chris Nebe, grande fan del regista e soprattutto smanioso di lavorare con lui. Nebe ha pure un parente che ha un castello, che potrebbe essere usato come location...

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Europe in the Raw

Europe in the Raw


For the first time, THE HIDDEN CAMERA rips wide the vice dens of Europe!

Che porcelloni gli europei, in qualunque posto uno vada fanno qualcosa di sconcio. Pure a Firenze, Pisa e Venezia. A dircelo è il maestro delle tettone, cioè il sempre caro Russ Meyer che realizza una specie di Mondo Movie, allo scadere del suo periodo “nudie cutie”.

Non un tentativo di stigmatizzare la cultura europea ma un omaggio a un continente che il regista americano conosceva bene (per essere stato in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale) e soprattutto un omaggio, come sempre del resto, alle forme femminili.
Va detto però che a differenza del manifesto che annuncia un roboante “Nudity Galore”, qui, si vedono solo tette (e indicazioni stradali)...

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Perdues dans New York

Perdues dans New

York


In queste città dei sogni, due ragazze magiche giocavano a nascondino

Jean Rollin è uno di quei registi che per capirci qualcosa bisogna riguardare più volte i suoi film. Da sobrio, da ubriaco. Da fumato o da più lucido possibile, tipo al mattino alle 10.30. E non è detto che dopo tutti questi tentativi si riesca a capire. Criptico. Poetico. Criptico. Poetico.
Quando “Perdues dans New York” è finito nelle nostre mani, ci siamo rilassati, perché questo film dura solo 52’, quindi (teoricamente) con meno immagini e cose da analizzare e capire.
Invece questo film condensa nel poco minutaggio tantissimi momenti enigmatici, pensieri e analisi dell’anima senza contare tutto il grande carico introspettivo di Rollin stesso.

Pesante da vedere e realizzato piu...

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Barb Wire

Barb Wire

Don’t call me babe!

Pamela Anderson che all’epoca aggiungeva Lee al suo cognome, mostra le tette sui titoli di testa e ci consola del fatto che “Barb Wire” anticipa l’attuale e tragica situazione politica statunitense. Siamo nel 2017, la democrazia non esiste più e il paese è sotto la legge marziale. A parte prevedere due guerre civili, possiamo dire che non siamo molto lontani dalla realtà.

E le tette della Anderson, all’apice della carriera, sono anche la migliore cosa di un film d’azione e post-nuke che dopo un inizio convincente, composto da un paio di scene d’azione, una di tortura e un pezzo musicale, si perde in una marea di scemenze. E non ci fa più vedere le tette di Pamela. 

Ispirato all’omonimo fumetto questo film diretto da David Hogan e scritto da I...

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El hacha diabólica

El hacha diabólica

I swear the killer will pay for his crime

Che bel personaggio questo Luis Enrique Vergara, produttore e autore, che meriterebbe più fama tra i fanatici dei filmacci. Tra azione e horror ha bazzicato per diversi anni nel cinema, lavorando anche con Boris Karloff e con il mitico El Santo.

Ed è proprio dall’unione de El Enmascarado de La Plata, che lotta per la giustizia contro le forze del male di ogni tipo e della “Filmica Vergara” che arriva un episodio delle avventure de El Santo, piuttosto originale. Alla regia c’è lo spagnolo José Dìaz Morales scappato in Messico durante la guerra civile e fedele collaboratore di Vergara, che gira con El Santo anche altri film. A scrivere la storia ci sono l’esperto e affidabile Rafael García Travesi e l’immancabil...

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Arrapaho

Arrapaho

-Dimmi Capo di Bomba, a chi vuoi più bene, a papà, o a mammà?
-A Pippo Baudo
-Vaffanculo

In tutti questi anni di attività, abbiamo evitato in tutti i modi di parlare di questo film. Non per un senso di superiorità, anzi, il contrario, perché parlare di “Arrapaho”, è parlare di un qualcosa conosciuto da tutti, su cui non c’è nulla da aggiungere. Se poi guardiamo e leggiamo gli speciali di “Stracult” e di “Nocturno”, si può dire che “Arrapaho” sia stato declinato e omaggiato in tutti i modi possibili.

Solo che poi un giorno inizia una discussione con gli amici, si cita il tormentone “Ciao…comprati Arrapaho” si aggiunge la versione bootleg (Ciao…comprati Arrapaho/con la maglia di Falcao e le scarpe ricoperte di cacao) che girava da queste part...

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Rötmånad

Rötmånad


She can’t afford to have feelings.

L’esordio di Britt Christina Marinette Lindberg più nota come Christina Lindberg dicono sia una commedia. Siamo nel 1970 e la bella Christina partecipa a “Rötmånad”, tradotto in inglese con il titolo di “Dog Days”, portando con sé, già, il “titolo” di icona erotica, guadagnato grazie a vari servizi fotografici.
Alla regia c’è Jan Halldoff, un regista svedese che in carriera ha spesso toccato il tema dei giovani, dei rapporti tra le persone e qualche volta temi socio-politici è che qui come già detto, dovrebbe farci ridere o almeno sorridere...

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Il Piacere

Il Piacere


Forse in lei vivevano due anime, da una parte la famiglia e dall’altra l’amore. Senza vergogna né pudore. L’amore vero.

La borghesia decadente, l’Italia fascista, il sesso e Venezia sparate subito sul pubblico nei primi minuti senza filtri sono un’ottima presentazione per questo film del 1985 di Joe D’Amato. E ci vogliono pochi secondi per capire che il nostro è di nuovo sulle tracce di Tinto Brass. E ci vuole sempre poco per capire che questa volta il risultato è meno ampolloso (usiamo questa parola pesante per rendere il concetto) e ambizioso de “L’Alcova”.

Pensa meno e agisce tanto D’Amato e si può dire che sia un ottimo incontro tra lui e Brass.
Poi certo la scopiazzatura stilistica è palese e c’è pure qualche richiamo, più tecnologico, a “La Chiav...

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