Barbara Bouchet tagged posts

Il debito coniugale

Il debito coniugale


Le zinne sono come i frutti, acerbe, mature, cadenti, grosse, piccole. A pera, a mela, a ciliegia, fragola, banana, quelle che appoggiano e quelle che non appoggiano. Poi ci sono quelle convergenti, quelle divergenti.

Ci sono scene che ti rimangono più impresse del film stesso. Perse nei ricordi di tarde notti davanti alla TV a guardare repliche di film erotici sui canali regionali.
Qual era quel film in cui Barbara Bouchet si faceva pesare una tetta per scommessa davanti a un folto pubblico maschile? E in un’altra scena “vendeva” i suoi già leggerissimi vestiti? No, non è il decamerotico in cui sta nuda a quattro zampe con Don Backy che la palpa (altra scena attaccata ai ricordi adolescenziali).
Quale allora?

Un grosso dubbio che mi assilla...

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Finalmente le mille e una notte

Finalmente le

mille e una notte


Mi è crollato l’obelisco!

Bisogna chiamarlo “decamerotico” per convenzione ma con le storie classiche del genere ha ben poco a che vedere. Un po’ perché l’ambientazione è orientale, un po’ perché la produzione è decisamente ricca, con costumi e ambienti orientaleggianti credibili e con gli interni, per la cronaca, girati nel castello di Sammezzano.

Ma questo film del 1972 si fa notare soprattutto perché Antonio Margheriti con Sergio D’Offizi alla fotografia s’impegnano parecchio creando un film superiore ai suoi simili...

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Non si sevizia un paperino

Non si sevizia

un paperino

San Rocco è un bugiardo. Ti puoi fidare solo di San Biagio: quello non ti mente mai

Il calore del Sud Italia. L’arretratezza culturale della provincia italiana. La bellezza della Puglia. L’ipocrisia delle istituzioni. Cose belle e cose brutte camminano parallele e in armonia in uno dei migliori thriller italiani.
Luci Fulci più ispirato che mai parte da un fatto di cronaca accaduto a Bitonto nel 1971 e realizza un film nel quale non sbaglia nulla (o quasi). Una storia spietata, precisa, che non risparmia niente e nessuno.
Il regista romano scappa innanzitutto dai canoni del genere “togliendo” al colpevole i guanti neri, la maschera e cambiando le vittime, che non sono donne ma bambini (come l’arguto simbolismo del titolo ci suggerisce)...

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Quelli Che Contano

Quelli Che Contano
 
-Mi hai reso il servizio, ma per quale motivo?
-Perchè io sono siciliano, perchè sono cresciuto in questo modo e i bastardi non mi sono mai piaciuti, i bastardi come Don Ricuzzo Cantimo e poi…e poi…ho sempre avuto un debole per i piccioli!
 

Ogni volta che ci troviamo davanti a un film di Andrea Bianchi, ci chiediamo cosa gli sia successo dalla seconda metà anni settanta in poi, cioè da quando ha svoltato nei deliri di “Malabimba” e a seguire in tutto il resto. Perché sebbene Andrea Bianchi qui non tocchi la qualità di “Nude Per L’Assassino” di due anni successivo, porta a casa un risultato più che sufficiente.
Un noir casareccio e a volte un po’ scalcinato, che ha diverse cose che girano piuttosto bene...

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Milano Calibro 9

Milano Calibro 9



Si, posso essere stato ma senza Chino sia chiaro, lui non ci sarebbe stato. Dopo di me o forse prima c’è Rocco, anche lui poteva avere un complice o no? Poi c’è Pasquale, ma forse Pasquale non avrebbe fatto uccidere il suo paesano, questo stimalo tu. E poi tra questi solo tu sai chi era al corrente, io non lo so. E poi ci sono i tedeschi chi ti dice che il corriere non avesse un complice…

Balla la sensuale Nelly in uno strip club. Uccidono quelli della mala agli ordini dell’Americano. Ugo Piazza si muove glaciale per mettere in atto il suo astuto piano. È una brutta storia questa. Nasce male e finisce peggio. Straccia amori e amicizie. Senza speranza. Senza via d’uscita.
Milano spettrale e cupa assiste alla movimentate vite dei protagonisti, senza porgergli il...

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