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Vanishing Point

Vanishing Point

This radio station was named Kowalski, in honour of the last American hero to whom speed means freedom of the soul. The question is not when’s he gonna stop, but who is gonna stop him.

L’ultimo simbolo di libertà è una Dodge Challenger Bianca del 1970, guidata da un certo Kowalski, che con l’auto forma un solo essere vivente al centro di un cult movie incredibile. La Dodge Challenger è Kowalski, Kowalski è la Dodge Challenger.

A pensarci bene “Vanishing Point” è un film semplicissimo, banale, si può dire. Racconta di uno che viaggia in auto da un punto A verso un punto B, incontrando sulla sua strada un vasto campionario umano e rimuginando sul suo passato. Tutto lì...

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I Married Hitler

I Married Hitler

-I love you
– Me too you are mein kampf! Achtung! Achtung!
– Uh?
– Nothing my love, nothing!

Una sera in un pub notate una ragazza bellissima. Vi avvicinate unicamente per la sua bellezza, con il solo obiettivo di portarla a letto, ma durante i classici discorsi cambia il vostro obiettivo perché con lei, avete già capito, vorreste passare il resto della vita.
Così da una semplice avventura vi ritrovate con una moglie. E che moglie!  Bella, anzi bellissima, con un fisico eccezionale, intelligente, fedelissima e soprattutto non rompiscatole. Di sicuro è la persona che tutti vorremmo avere al nostro fianco.
Purtroppo anche lei ha un segreto. Beh non pensate male, non pensate alla classica sorpresa, perché Eva non è così.
Eva è innanzitutto la protagonista di ques...

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I Ragazzi Della Roma Violenta

I Ragazzi Della

Roma Violenta

 


-Ma a me sembra che voi e i fascisti eravate come compari, amichi insomma…
-Pensi che Hitler se avesse vinto li avrebbe tenuti insieme?
-Boh…ma a me guarda, parla, parla m’è venuta ‘na fame! Qui c’è vole er pagnottame!
-Questa si che è una buona idea

Improbabile monito alle famiglie sulle deviazioni dei giovani di allora, del quale dobbiamo segnalare subito due cose: la prima è che evidentemente l’avvertimento non ha funzionato per le generazioni future e la seconda che non ha funzionato nemmeno all’epoca a livello cinematografico. Prendendo anche per buona (mah…) la volontà moralizzatrice della pellicola, il regista Renato Savino ci butta in pasto una serie di scene voyeuristiche di violenza e sesso.
Uno che preferisce fare sesso co...

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Pervert!

Pervert!

The following movie has been rated “Horny Fourteen.” Pregnant women and men who already have 
an erection at this point in the film should leave the theater now.

Avvisi demenziali in apertura, maggiorate, musica pop in stile sixties, riprese di paesaggi desertici e soggettive sulle tette. Da chi è ispirato e  a chi è dedicato questo film del 2005 dell’esordiente Jonathan Yudis? Ok, è facile. Facilissimo. Ed è assolutamente inutile che il “King Of The Nudies” sia citato nei titoli di coda, perché qui si vede ovunque la sua ombra.

Tra l’omaggiare e il copiare, si sa, c’è un sottile confine ma in questo caso vogliamo propendere per la prima ipotesi, perché Yudis crea una storia che a parte muoversi nei percorsi del grande Russ Meyer svolta poi in un originale contesto...
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Machete Kills

Machete Kills



-I never saw this
-Machete happens

I cinefili nostalgici colpiscono ancora e molto bene, cosa che nel cinema delle “Grindhouse” vuol dire essere più trash possibile, andare oltre. E a parte un grosso budget e un’infilata di star che naturalmente nell’epoca d’oro non c’erano, ma sono necessari in oggi, l’operazione exploitation moderna, funziona anche in questo secondo capitolo della saga del vendicatore messicano.

Certo, per superare il primo capitolo si doveva alzare il tiro del trash e non era cosa facile, ma Robert Rodriguez che scrive anche la storia e lo sceneggiatore Kyle Ward riescono nella missione, inserendo una quantità di cose enormi, di cose assurde, proprio come si faceva ai bei tempi.
“Machete Kills” è una storia nella quale succede tutto e di pi...
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Please Don’t Eat My Mother

Please Don’t Eat

My Mother

A Laugh With Every Burp
Tre cose valgono per questa pellicola. Può essere la parodia di “The Little Shop Of Horror” oppure la versione soft-core della stessa e infine la parodia in salsa soft-core. Fate un po’ voi, nessuna di queste possibilità è sbagliata, perché gli elementi ci sono tutti e fanno anche di questo film un episodio a volte simpatico, parodistico, ma a volte noioso per le lunghissime scene di sesso.
Con il “cult movie” di Roger Corman, questo film condivide, a parte la pianta, anche l’estremo “low-budget” e la conseguente arte di arrangiarsi, ma va detto che il caro Roger con due e tre idee creò un gran bel film, invece qui, il regista Monson, si guadagna da vivere con un “sexploitation” molto lineare e senza grandi idee registich...
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The Acid Eaters

The Acid Eaters



It’s a Kook’s Tour of Motor-Cycle Mayhem, Nude Beach Parties, LSD Orgies – All the Things That Make Life Worthwhile

Il signore in mezzo al traffico, in quegli anni diceva che bere l’amaro al carciofo era “contro il logorio della vita moderna”
Negli Stati Uniti, il regista Byron Mabe e il produttore David F.Friedman dicevano più o meno la stessa cosa, ma al posto dell’amaro ci mettevano l’LSD. In ogni caso due cose poco salutari e soprattutto alla lunga dagli effetti deliranti.

Da una coppia che a quanto visioni e film trash non si è mai fatta problemi, vedi “The Lustful Turks” o “Space Thing” sempre del 1968, arriva questo “The Acid Eaters”, una pellicola stroncata di netto dalla maggior parte dei tanti commenti e recensioni che si trovano in r...

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Fight for Your Life

Fight for

Your Life




89 minutes of gut crunching terror!

La fama precede “Fight For Your Life”, una grande fama precisiamo e non è un semplice modo di dire. Violento, razzista, volgare, pesante, difficile da vedere e con immagini oltre il limite.

Eppure questo film del 1977 ha un suo, “fottuto” (lo diciamo per adeguarci al clima della pellicola) senso di esistere. Perché alla fine, parolacce, umiliazioni e violenza filano via lisce, in una storia che cavalca due sottogeneri dell’exploitation, il “rape revenge” e la “blaxploitation”, ispirati naturalmente da “The Last House On The Left” di Craven.
Diciamo la verità, se uno vuol fare un film su questo tema, non può far altro che mostrare il peggio del peggio dell’essere umano, cosa che qui è fatta abbastanza bene e che viene uni...
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Pink Angels

Pink Angels



“Catch the Pink Angels … if you can!”

Brutti. Sporchi. Minacciosi sui loro mostri a due ruote. Vanno in giro e fanno paura all’America. E sono gay.

“Pink Angels” film del 1976 è il giusto incontro tra commedia ed exploitation nella sua variante “bike”, ma è anche un’azzeccata critica alla società perbenista americana. Una pellicola che a tratti fa ridere, ma che ha anche diversi spunti riflessivi e un finale molto a sorpresa, che in un certo senso segue la scia di “Easy Rider”. Realizzazione semplice per un film “On The Road”, incentrato sulla liberta e sul viaggio ma soprattutto alle bande di motociclisti, in particolar modo alla più famosa, gli “Hell’s Angels”.

Qui però si racconta la vicenda di sei motociclisti in viaggio verso Los Angeles...

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The Thing With Two Heads

The Thing

With Two Heads



They transplanted a white bigot’s head on a soul brother’s body!

Lee Frost che firma la regia di un film è già una gran cosa che ne obbliga la visione. Ah l’eclettico Frost! Un grande eroe dei “B’s” che ogni volta ci lascia con la bocca aperta. Anche qui. E lo fa con effetti speciali che sono tutto, eccetto che speciali. Lo fa con il totale risparmio di sangue, che non scorre mai, nonostante la storia ne abbia bisogno. Lo fa con una trama che prende diverse scorciatoie, tutte improbabili, per restare unita e non perdersi durante il percorso.
“The Thing With Two Heads” è quindi un “b movie” clamoroso, trashissimo...

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