Fred Olen Ray tagged posts

Hollywood Chainsaw Hookers

Hollywood Chainsaw

Hookers

Oh yeah, as for Sam… well, she’s a big girl. Her mother was happy when she heard Sam was safe, and I needed a secretary – like a hole in the head. But she’s a nice kid, so maybe I’ll let her stay around awhile. Besides, she’s got a great set of tits!

Un ispirato Fred Olen Ray nella scia dei suoi maestri, alle prese con un b movie che ha tutte le caratteristiche al posto giusto. E una storia, che, tutto sommato, ha un senso. Senza dimenticare un paio di perle.

Inutile scrivere a cosa il titolo “Hollywood Chainsaw Hookers” s’ispiri, ma è bene precisare che il regista si sente in dovere di chiarire subito che le motoseghe sono vere e utilizzate da professionisti. Don’t try this at home!
Un inizio demenziale che rappresenta la linea di tutta la pellicola...

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Bikini time machine

Bikini time machine




 

Il caro Fred Olen Ray sa bene come si fa. Musica surf in apertura e poi via. Due donne iniziano a baciarsi a spogliarsi e danno vita a una lunghissima scena soft-core tra tette al silicone, gemiti e soddisfazione di entrambe. Ecco il nucleo centrale del film.

Non c’è da lamentarsi perché il genere “Bikini” di Fred Olen Ray è semplicemente questo e la “time machine” del titolo è solo un oggetto inutile che crea collegamenti tra una scena soft-core e l’altra. Ci dispiace deludere gli appassionati di “sci-fi”, perché oggettivamente l’idea di un viaggio nel tempo erotico non è male, ma qui non c’è davvero nulla di fantascientifico e purtroppo rispetto ad altri film del genere, serpeggia una certa noia e una grande inutilità globale. Bikini time machine

Dopo la scena iniziale, ambi...

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Twilight Vamps

 Twilight Vamps



Let’s get the party started

Differenziare, aprire a nuovi business, cercare di seguire i nuovi trend, anticipare la domanda. Se i vampiri fossero una SPA e se “Twilight Vamps” non fosse un film ma la realtà, ci avrebbero visto giusto. Perché i principi delle tenebre, anzi, nel caso le principesse, si mettono in affari aprendo uno strip club/bordello nel quale accalappiano clienti ci fanno sesso e gli succhiano (anche) il sangue.

Chi invece è molto bravo a seguire nuovi trend e ad accontentare un certo pubblico è senza dubbio Fred Olen Ray noto, e già visto spesso su queste pagine, mestierante del direct-to-video e guru del soft-core.

Questo film del 2010 segue naturalmente la linea di tutti i suoi precedenti lavori con la solita sfilza di belle attrici e ...

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Bikini Frankenstein

Bikini Frankenstein


She’ll Love You To Pieces!

L’industria dei Bikini “qualchecosa” di Fred Olen Ray questa volta va dritta, dritta e cerca di penetrare (sì, sono doppi sensi ragazzi!) nientemeno che nel mito di Frankenstein. Non ci sono bikini al contrario di quello che promette il titolo e ci sono pochi abiti in generale, ma non è un problema, perché seppur resti lontanissimo dall’essere una memorabile parodia sul tema, questo film è un ottimo capitolo per il suo genere, quel “direct to video” soft-core fino al limite consentito, tanto caro al regista.

L’idea è molto semplice. Una realizzazione e una regia molto lineari, un’infinita serie di scene di sesso simulate e accompagnate da una musica perenne, inframmezzate da un filo sottile di storia che le giustifica...
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Bikini Pirates

Bikini Pirates

 
Morganna the Lady Buccaneer? You know? I Heard she has sex with every one of her victims…
Iniziamo la lunga lista delle cose scontate da dire su questo film, sottolineando che Fred Olen Ray s’infila nella scia dei “Pirati Dei Caraibi”. Non contento arriva quasi al plagio del famoso tema musicale.
Altro capitolo della fervida mente del regista/wrestler e della sua “Retromedia” forte come al solito d’idee talmente scontate da sembrare (quasi) geniali. Idea semplice, semplicissima che di più non si può, Ray raduna alcuni dei suoi fedelissimi come Randy Spears, Rebecca Love e Cassie Young, li butta in una casa, ci aggiunge qualche scena in esternoBikini Pirates, li veste alcuni da pirati e li sveste tutti quanti, nessuno escluso, per dar vita a numerose scene soft-core...
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Evil Toons

Evil Toons



First they undress you, then they possess you!

Il live action “Who Framed Roger Rabbit?”, aveva un difetto. Ha fatto storia indiscutibilmente, ma lasciava un po’ a secco le voglie pruriginose di un certo pubblico. Nel 1992, diversi anni dopo quindi, ci pensa Fred Olen Ray a colmare quelle voglie, a mostrare che i cartoni animati non sono solo i gioiosi esseri di Zemeckis, ma possono essere tanto cattivi, quanto maniaci.
Precisiamo che non c’è il benché minimo legame tra le due pellicole, né a livello di trama, né a livello artistico, uno, come sappiamo, è stato pluripremiato e osannato e l’altro vero “B Movie”, è stato girato con 140,000 $ usando diverse cose di altre produzioni e soprattutto diverse pornostar.
Ma ci piaceva paragonare il film di Zemecki...

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Dinosaur Island

Dinosaur Island



It’s Just Like Paradise, Only Better Looking.
Un “b movie” è un “b movie”. Eccheccazzo. Deve essere brutto, con una trama inutile, con un po’ di donne, semi o interamente nude e qualche scena soft-core. Deve avere anche scene demenziali ed effetti speciali poco credibili. Così è, esattamente, questo “Dinosaur Island”. E così deve essere, considerando che dietro a questo filmaccio ci sono Fred Olen Ray e Jim Wynorski. Il primo, boss della “Retromedia” si è votato in toto ai “b movie” di vario tipo, a qualche film per tutti e pure a una carriera da wrestler. Jim Wynorski invece non ha di certo bisogno di presentazioni.
Comunque i due che la sanno lunga, realizzano questa pellicola nel 1994, sotto l’ala protettiva di Roger Corman (produttore es...
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