Horror tagged posts

The Black Room

The Black Room

Where the evil is seductive

Ci sono registi così trash, che per un sito come il nostro diventano dei beniamini. E non si può far meno che gioire per loro quando, ad esempio, una piattaforma come “Netflix” ospita uno dei loro film.
Il soggetto di cui parliamo è Rolfe Kanefsky, già visto qui per “The Erotic Misadventures of The Invisible Man”, “Sex Files: Alien Erotica”, “Jacqueline Hyde”, “Sex Files: Alien Erotica II” e “Adventures in to the Woods: a sexy musical”. Insomma, uno che seguiamo abbastanza bene.

Troviamo su “Netflix” questo regista americano, che ha fatto dei film erotici il suo credo, con “The Black Room” una comedy horror del 2017 scritta e diretta dallo stesso...

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Cam

Cam

My rank needs to be better

Pur senza Tokens e in maniera quasi inspiegabile, almeno per me, questo film ha scatenato una serie infinita di blogger che si lanciano in spiegazioni e congetture. “Ecco spiegato il finale”, rassicurano in molti. La spasmodica voglia di decifrare tutto, anche l’indecifrabile. Manco fossimo di fronte a un film di Lynch o di Cronenberg. Sì va bene, “Cam”, ha diversi spunti interessanti, ma stiamo calmi.

Un fatto, questo, che probabilmente ha stupito anche Daniel Goldhaber e Isa Mazzei, rispettivamente regista e sceneggiatrice, entrambi al primo lungometraggio. L’idea nasce da Isa Mazzei ex cam girl che aveva in testa un documentario sull’argomento e quindi sui “Sex Workers”. Ma un film, pensano, può essere un mezzo migliore...

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L’Apostolo

L’Apostolo


Where is the land which has no call for wars? Hmm? Arms? Money? Nor taxes? Well, that land is here. No tax-gatherer’s bill shall ever threaten our church door! We, I tell thee, we… we are free men.

Si può dire che abbiamo messo in croce un’infinità di film sulle sette, sui fanatici e su un nuovo Dio da venerare? Sì, si può dire, secondo noi. E qui, dunque, non siamo alle prese con un soggetto nuovo e nemmeno con un titolo esaltante.
Per fortuna che il regista di questo “L’Apostolo” è Gareth Evans, che si conferma un regista interessante e soprattutto mai banale. Il gallese, dopo l’exploit dei due “The Raid”, si prende una piccola pausa nella quale deve aver deciso di approfondire il genere horror già assaggiato nel 2013 con l’enciclopedico “V/H/S/2”.

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The Haunting of hill house

The Haunting of

hill house


You’re expected

Mi piace seguire le pagine dei tabloid, tipo “Cronaca Vera” per intenderci o il “Sun”. Tutte quei titoli a cazzo mi fanno impazzire, anche se gli anni d’oro di diavoli che ingravidano e fantasmi porcelloni sembrano passati.
Beh, un giorno mi cade l’occhio su un articolo del “Sun” che diceva “fans have claimed that The Haunting of Hill House is so scary they’re passing out”, riferendosi alla serie TV “Netflix” “The Haunting of hill house”. Gente che non dorme gente che vomita, dopo la visione.
E che sarà mai? Lo dice il “Sun” e ci si può fidare (sì, vabbè) e quindi con l’aspettativa di vedere un’ennesima cafonata horror, inizio a guardare “The Haunting of hill house”...

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House of Whipcord

House of Whipcord


This film is dedicated to those who are disturbed by today’s lax moral codes and who eagerly await the return of corporal and capital punishmen

Se uno che si chiama Mark DeSade ti accalappia a una festa ma nega di sapere chi sia DeSade, non è di certo uno di cui fidarsi, soprattutto se poi ti invita subito in campagna a conoscere la famiglia. Ma d’altronde se Ann-Marie non si fosse fidata, non avremmo visto questo horror psicologico inglese del 1974 scritto e diretto da Pete Walker attivo in quegli anni nell’horror e nell’exploitation e sceneggiato da David McGillivray .

“House of Whipcord” è un film che ha diverse ingenuità narrative, un evidente low budget e un titolo, di richiamo, che solo parzialmente rispecchia quanto vediamo...

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House of Flesh Mannequins

House of Flesh

Mannequins


Queste immagini, questo film…non è solo un film

Ho la fortuna di avere tra i miei contatti di Facebook Domiziano Christopharo e sono molto contento, perché ogni suo film è un viaggio mai banale, nel profondo, dove storia e regia sono in perfetto equilibrio.
Una di quelle persone con cui si passerebbe volentieri qualche ora a discutere di cinema e del suo pensiero, probabilmente uscendone disturbati. Ma è un altro discorso.

La cosa eccezionale del regista romano è che già nel suo film d’esordio aveva le idee chiare: criticare la società, smascherare le ipocrisie e sì, colpire duro il pubblico. Questo è l’oltraggioso, il coraggioso, ironico e più che indipendente “House of Flesh Mannequins” del 2009...

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The Devil Hunter

The Devil Hunter

-What do you know of this island? Who inhabits it?
-A strange tribe whose god demands sacrifices, human sacrifices, especially women, whose hearts he eats.

L’Eurociné poteva perdere l’occasione di entrare nel mondo dei cannibali, tra fitte giungle, Dei cattivi e tette e nudi? Ma no certo che no, non si può di certo perdere il momento migliore. E tra i vari esemplari di questo filone prodotti dalla mitica compagnia europea dell’exploitation c’è “El Canibal” o “The Devil Hunter”, un cannibal movie (più o meno) diretto dal sempre caro Jesus Franco.

Un Franco più che mai commerciale e più che mai votato al risparmio, che prova a dare un senso artistico al tutto soltanto nei primi minuti con una narrazione parallela che vede da un lato i cannibali di ...

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Trick or Treat

Trick or Treat

What are you afraid of? It’s only rock and roll…

Ozzy Osbourne fa un cameo. Gene Simmons pure. Il film si apre con i poster di gruppi heavy metal, un giradischi e musica che fa parte di un’ottima colonna sonora. Un nerd che poi sarà l’(anti)eroe, fan di un certo Sammi Curr, bullizzato da soliti idioti iperfighi. Hey! Questa è la nascita di un cult horror, che ancora oggi è una piacevole visione. Un omaggio sentito al movimento heavy metal dell’epoca, che prende tutti gli stereotipi del caso e la leggenda dei messaggi nascosti nei dischi.

Film d’esordio di Charles Martin Smith che alterna la carriera d’attore con quella di regista, “Trick or Treat” gioca molto con gli ambienti mischiando scene infernali e momenti da allegra comunità americana, dandoci pe...

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Les deux orphelines vampires

Les deux

orphelines vampires


-Our day for us is blue.
-The light for us is black…
-and other people’s sun has made us blind…
-but when it is hidden…
-…our dream begins.

Come dice quel detto che “il primo amore non si scorda mai”, Jean Rollin torna dopo circa quindici anni al caro amato tema dei vampiri. Per diverse e inaspettate congetture il regista francese vive un inaspettato momento di fama e di apprezzamento per la sua filmografia.
Incredibile vero? La sua rinascita e riscoperta inizia con la pubblicazione di un volume enciclopedico del cinema a firma di Cathal Tohill e Pete Tomb, che appunto scopre e fa uscire dalla tomba (virtualmente s’intende) il regista francese.

Su quest’ondata di felicità, Rollin dirige un film liberamente ispirato a un suo omonimo romanzo e il cui t...

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El Retorno de los templarios

El Retorno

de los  Templarios


Let us see your face! You evil knight of Satan!

Una donna di profilo nuda con una spada tra le cosce e una serie di brutti mostri intorno, che ricordano gli altrettanto brutti mostri di Amando De Ossorio. Questo è l’ambizioso poster internazionale di un film spagnolo intitolato “El retorno de los Templarios” che evidentemente fa riferimento ai lavori del regista spagnolo famoso per i suoi film horror.

Vick Campbell è invece lo pseudonimo di Victor Gomez, regista catalano di questo film, specializzato in zombie e in gore, come si vede abbondantemente nei primi venti minuti che passano tra donne frustate, sangue e violenze varie, su fondo musicale.

La storia come il titolo originale lascia intuire riprende il filone templari/zombie e inizia nella...

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