Netflix tagged posts

The Babysitter

The Babysitter

Dream girls can be a nightmare
Se fossi ancora un teenager, eleggerei questo film a uno dei miei preferiti, oltre a fantasticare sulle babysitter sexy (che, intendiamoci, non ho mai avuto).
Purtroppo per me quegli anni sono passati e con grande fatica che cercato di immedesimarmi nel target di questo film. Il regista McG, cioè Joseph McGinty Nichol, noto per i due “Charlie Angel’s”, per “Terminator Salvation” e per diversi videoclip è innanzitutto più vecchio dello scrivente e con la sceneggiatura di Brian Duffield, si è immedesimato ottimamente negli adolescenti, creando un film assurdo e scorreggione quel tanto che basta a far passare 85’ spensierati anche a noi vecchiacci.
Siamo dunque in un thriller/horror con diverse punte comiche, un ritmo incalzan...
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The Dirt

The Dirt

The 1980s, the worst fucking decade in human history. Preppies and keyboards, stupid haircuts, Jazzercise, and “Just Say No”. It all fucking sucked! So what do you do when you’re born in the wrong time? You make it yours. And that’s what we did to the Sunset Strip.

Vi ricordate quell’ondata che ha mandato a casa le band hair metal? Certo che sì. Con quel genere ci sono cresciuto e va da se che non sono un grande fan Mötley Crüe e soci.

Poi certo, Nikki Six si stima a prescindere e tutti abbiamo invidiato Tommy Lee (ed è inutile che ricordi il motivo). E infine, ancora sotto shock per le cose viste in “Bohemian Rhapsody”, ho deciso, pur quanto appena scritto, di guardare il tanto annunciato biopic sui Mötley Crüe. Così, come detox.

Innanzitutto bisogna ricordare c...

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Fyre

Fyre

The Greatest Party that never happen

 

Come sia stato possibile che nell’era dei social mi sia perso questa memorabile figuraccia, me lo chiederò sempre. Ci pensa però “Netflix” a colmare il vuoto con un appetitoso “la più grande festa mai avvenuta” che campeggia nella preview del documentario sul “Fyre Festival”, tra l’altro non l’unico documentario sull’argomento.

Devo dire che pensavo che la festa non fosse mai avvenuta per colpa di uragani, onde anomale e per qualche squalo che ha morso il culo a qualche spettatore. Una cosa tipo Terry Gilliam e il documentario su “Don Chishiotte” per intenderci. E invece no. Minuto dopo minuto mi rendo conto che la situazione è molto, ma molto, peggiore delle sciagure naturali...

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Il Rituale

Il Rituale

My old scoutmaster used to say ‘If the shortcut was a shortcut, it wouldn’t be called a shortcut, it would be called a route’

A dire il vero, l’entità soprannaturale di questo film, protegge non solo i suoi adepti ma il film stesso. Dopo milioni di film horror/thriller ambientati nei boschi e dopo un miliardo di film che parlano di Dei cattivi, ci troviamo di fronte a un’altra storia sullo stesso argomento. Una bella noia in questi ultimi anni del secondo decennio del 2000, vero?. Eppure, per qualche ragione non ci sentiamo di bocciare “The Ritual”.

Sì, certo, la sceneggiatura non è assolutamente sorprendente, il titolo già spiega di che si tratta e il finale è un classicone...

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Cam

Cam

My rank needs to be better

Pur senza Tokens e in maniera quasi inspiegabile, almeno per me, questo film ha scatenato una serie infinita di blogger che si lanciano in spiegazioni e congetture. “Ecco spiegato il finale”, rassicurano in molti. La spasmodica voglia di decifrare tutto, anche l’indecifrabile. Manco fossimo di fronte a un film di Lynch o di Cronenberg. Sì va bene, “Cam”, ha diversi spunti interessanti, ma stiamo calmi.

Un fatto, questo, che probabilmente ha stupito anche Daniel Goldhaber e Isa Mazzei, rispettivamente regista e sceneggiatrice, entrambi al primo lungometraggio. L’idea nasce da Isa Mazzei ex cam girl che aveva in testa un documentario sull’argomento e quindi sui “Sex Workers”. Ma un film, pensano, può essere un mezzo migliore...

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The Haunting of hill house

The Haunting of

hill house


You’re expected

Mi piace seguire le pagine dei tabloid, tipo “Cronaca Vera” per intenderci o il “Sun”. Tutte quei titoli a cazzo mi fanno impazzire, anche se gli anni d’oro di diavoli che ingravidano e fantasmi porcelloni sembrano passati.
Beh, un giorno mi cade l’occhio su un articolo del “Sun” che diceva “fans have claimed that The Haunting of Hill House is so scary they’re passing out”, riferendosi alla serie TV “Netflix” “The Haunting of hill house”. Gente che non dorme gente che vomita, dopo la visione.
E che sarà mai? Lo dice il “Sun” e ci si può fidare (sì, vabbè) e quindi con l’aspettativa di vedere un’ennesima cafonata horror, inizio a guardare “The Haunting of hill house”...

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The Rain

The Rain


Stay Dry. Stay Alive

Piove! Virus ladro! L’apocalisse arriva in Danimarca e coinvolge pure parte della Svezia, in una serie che è una delle grandi novità di quest’ultimo mese. Perché siamo nella prima produzione danese di “Netflix” (che continua con un’apertura alle nuove proposte davvero interessante) e probabilmente nel primo post-nuke ambientato lassù. In effetti, la Danimarca e la Scandinavia, in genere, ci hanno dato in questi ultimi anni diverse e interessanti serie thriller, ma mai, a memoria (almeno) una cosa in cui si parla di apocalisse.

Quindi la questione “The Rain” si fa interessante, anche se di serie sull’apocalisse ne sono piene le fosse e questa cosa fa scattare l’allarme di essere davanti a un già (stra)visto...

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La Casa di Carta

La Casa di Carta


Sai dove sono finiti tutti quei soldi? Alle banche. Direttamente dalla zecca ai più ricchi. Qualcuno ha detto che la BCE è una ladra? Iniezione di liquidità, l’hanno chiamata. E l’hanno tirata fuori dal nulla Raquel, dal nulla.

Ogni volta che aprivo “Netflix”, spuntava questo titolo, che però non mi diceva granché. Poi, amici, social e siti vari cominciano prepotentemente a parlarne come il capolavoro del 2018 (2018 per l’Italia intendo) e quindi che vuoi fare? Puoi perderti una serie su una rapina, anzi, sulla rapina del secolo? Per di più una serie spagnola, quindi una cosa originale? Ma no, certo che no.

E quindi, ho iniziato a guardare le prime due serie de “La Casa di Carta”, serie di Alex Pina, trasmessa in Spagna, un anno fa sul canale “Ante...

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Day of the Dead: Bloodline

Day of the Dead:

Bloodline


Join the undying war

È arrivato questo suggerimento: “Guarda “Day of the Dead: Bloodline” è su “Netflix” e c’è pure una tua concittadina che addirittura ha lavorato con Banderas”.
Suggerimenti, che a volte sono azzeccati, a volte no. Questo lo è solo in parte e cioè, solo per la presenza della concittadina Cristina Serafini, che dopo aver lavorato tanto in Italia, è passata a produzioni internazionali. Le auguriamo tutto il meglio, anzi, di meglio.

Lo stesso augurio che facciamo al regista spagnolo Hèctor Hernández Vicens che speriamo crei degli ottimi film, soprattutto perché eviterebbe al pubblico, la visioni di lavori come questo.
Otto milioni di dollari, dice Imdb, di budget, una cifra che mi fa venire in mente il trucchetto che us...

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Under the Shadow

Under the Shadow


-We’ll be fine in our own home
-I’m worried about Dorsa
-What? Am I not capable of looking after my own child now?

Fantasmi o presenze demoniache nelle case sono tra i temi più usati e abusati nel cinema. Ma se la storia ha un’ambientazione originale e il regista è abile a raccontare, il tutto assume una prospettiva interessante e ammettiamolo, molto spaventosa.

Babak Anvari regista iraniano trasferitosi a Londra, realizza il suo primo lungometraggio, mischiando la cronaca, il folklore e soprattutto i suoi incubi. Nel 1988 Anvari era poco più che un bambino ed era una delle tante vittime della follia altrui, cioè uno dei tanti che doveva convivere con l’incubo della guerra...

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