Post-nuke tagged posts

The Bad Batch

The Bad Batch


All the things you’ve done, have put you right here… with me. To life… life is The Dream. The only Dream. Cost lot to be here. Cost you an arm and a leg

Ho patito un doppio senso di fastidio. Per la storia distopica di un futuro terribile, tra emarginati, drogati e cannibali e necessità di sopravvivere alla faccia dei sentimenti (buon appetito!). Ci fosse solo questo nel secondo film di Ana Lily Amirpour, che scrive anche la sceneggiatura, saremmo a posto così.
Invece, ed è qui il secondo senso di fastidio, “The Bad Batch”, si perde in un delirio di situazioni prevedibili e immagini non troppo credibili per quello che vediamo...

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The Rain

The Rain


Stay Dry. Stay Alive

Piove! Virus ladro! L’apocalisse arriva in Danimarca e coinvolge pure parte della Svezia, in una serie che è una delle grandi novità di quest’ultimo mese. Perché siamo nella prima produzione danese di “Netflix” (che continua con un’apertura alle nuove proposte davvero interessante) e probabilmente nel primo post-nuke ambientato lassù. In effetti, la Danimarca e la Scandinavia, in genere, ci hanno dato in questi ultimi anni diverse e interessanti serie thriller, ma mai, a memoria (almeno) una cosa in cui si parla di apocalisse.

Quindi la questione “The Rain” si fa interessante, anche se di serie sull’apocalisse ne sono piene le fosse e questa cosa fa scattare l’allarme di essere davanti a un già (stra)visto...

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Fear The Walking Dead

Fear The Walking

Dead

la paura è che continui ancora per molto

Piccola storia triste di speranze disilluse. È da febbraio 2016 che guardo con passione “Fear The Walking Dead” lo spin-off di “The Walking Dead”, perché spero che di assistere a un evento che aggiunga qualcosa alla saga dei morti che camminano della premiata ditta AMC. Ma niente.
E non è colpa mia o della spasmodica voglia di vedere dove la cattiveria umana possa andare o di come gli zombi possono mangiare “i morti che camminano”, ma è di chi ha creato l’attesa e instillato le false speranze. Perché ricordo bene che “Fear The Walking Dead” fu annunciato come un prequel del suo fratello maggiore e che doveva essere una serie che indagava sulle cause di questa invasione...

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Barb Wire

Barb Wire

Don’t call me babe!

Pamela Anderson che all’epoca aggiungeva Lee al suo cognome, mostra le tette sui titoli di testa e ci consola del fatto che “Barb Wire” anticipa l’attuale e tragica situazione politica statunitense. Siamo nel 2017, la democrazia non esiste più e il paese è sotto la legge marziale. A parte prevedere due guerre civili, possiamo dire che non siamo molto lontani dalla realtà.

E le tette della Anderson, all’apice della carriera, sono anche la migliore cosa di un film d’azione e post-nuke che dopo un inizio convincente, composto da un paio di scene d’azione, una di tortura e un pezzo musicale, si perde in una marea di scemenze. E non ci fa più vedere le tette di Pamela. 

Ispirato all’omonimo fumetto questo film diretto da David Hogan e scritto da I...

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Terminator 2

Terminator 2


-Non amiamo immischiare dei civili nelle nostre missioni. Non sappiamo niente di quello che è successo lì sotto. Noi siamo un gruppo di gente addestrata a ogni evenienza, i civili sono sempre d’intralcio.

L’intuizione è la base di ogni cosa ma è la faccia tosta che incornicia tutto. Siamo a fine anni ottanta e Bruno Mattei descrive una Venezia con le acque così inquinate da essere considerata una città morta. Poi c’è Terminator che è stato un grande successo ed è appena uscito il sequel. E come dimenticare Alien? Ormai già un classico. Infine ci sono le aziende che speculano sulla salute della gente.

Cose che se le racconti oggi, senza dire che si tratta di un film, ti prendono sul serio credendo si tratti di un complotto della Monsanto...

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Viva Negan! Morte a Rick!

Viva Negan!

Morte a Rick!


È finita la settima stagione di “The Walking Dead” e ci sale un senso d’ingiustizia e parecchia noia dal nostro marcescente profondo. Anche se “TWD” è un prodotto mainstream e quindi lontano dalla nostra linea editoriale (linea editoriale in senso ironico eh!) non possiamo fare a meno di dire qualcosa in merito. Anche perché la serie TV ha come fondo un tema a noi caro: gli zombie. Va bene, va bene, i morti viventi del titolo non sono loro, ma quelli che scappano, ma tant’è, lo zombie c’è, sempre meno, ma è ben realizzato.

Dopo sette lunghi anni e parecchie avventure, che potevano essere riassunte in metà puntate, perché onestamente molto spesso non capita nulla, siamo giunti a un verdetto: Rick ha rotto i coglioni...

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Anno 2020 i gladiatori del futuro

Anno 2020

i gladiatori del futuro



Noi siamo il nuovo Ordine. Noi siamo l’unica vera forza emergente dalla rovina totale della guerra atomica e noi soli rappresentiamo il futuro. Noi portiamo giustizia e legge su un mondo in prenda alla barbaria.

L’inizio è un’esplosione fragorosa, sorprendente. E ci sta, perché siamo nel post-nuke. E ci sta perché il regista che si firma Kevin Mancuso è in realtà Joe D’Amato che con l’amico, co-regista e autore della storia, George Eastman, mostra la sua bravura e soprattutto la mancanza di ogni freno.
Un caos dove capita di tutto. Violenze di ogni tipo, splatter, cowboy che vagano, iconoclastia e tutto quello che vi viene in mente...

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Porto Dos Mortos

Porto Dos Mortos



Cuidado com o cara que anda

Ci scrive un produttore cinematografico per consigliarci la visione di un suo film. Accettiamo il consiglio e sperando di aver fatto la cosa giusta ci buttiamo nella visione, gratuita, sulla piattaforma Hulu (poi spiegheremo meglio) di “Porto Dos Mortos”. Due cose ancor prima di iniziare ci preoccupano e incuriosiscono: questo è un film brasiliano e il titolo (anche quello inglese “Beyond the Grave”) rimanda ai morti viventi. Dubbi. Forse è solo uno dei tanti film sugli zombie, trasposti magari in un Brasile lontano da quello dell’immaginario collettivo. Né calore, né colore.

Beh già dai primi minuti di quel Brasile allegro e svolazzante non c’è nulla, perché siamo in una Porto Alegre livida, con alcuni zombie che vagano...

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Loft

Loft

Loft


Siamo orgogliosamente tra quelli che non capiscono l’arte contemporanea. Siamo tra quelli che restano disorientati di fronte ad alcune installazioni e di fronte alla video arte. E non ci piacciono quegli artisti che quando raggiungono tale status hanno il permesso di fare qualsiasi cosa. Qualsiasi orrenda cazzata. Perché sono appunto artisti.
Ed è forse per questo che abbiamo così tanti problemi nel capire questo film, amato dal pubblico e dalla critica, che si muove su un fondo di arte contemporanea, per esplodere in una storia che non è post-punk, post-nuke, erotica o rape ravenge.

LoftAllora che cosa è questo film tedesco del 1985? Ce lo siamo chiesti più volte negli ottantaquattro minuti che raccontano una storia che mette le carte in tavola quasi subito e che segue il suo ...

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Cries of Ecstasy Blows Of Death

Cries of Ecstasy

Blows Of Death

 

Colti da uno scoraggiamento mai visto, ammettiamo che verso metà film, stavamo per staccare e chiudere. Inguardabile questo post-nuke, fatto di igloo di plastica trasparenti (non male come oggetto a dire il vero), ambientato in un deserto vicino a una pipeline e costruito attorno a numerose scene di sesso e a meno numerose scene di violenza. Tremendo. Noioso. Senza una vera trama.
Un film che si apre con una scena di stupro e omicidio ai danni di due ragazze, perpetuato da due tizi su una moto da cross. Se l’inizio già la dice lunga i minuti subito dopo, i tanti minuti, non sono da meno, con la prima e lunghissima scena di sesso soft-core. E così via.
Sesso, violenza, deserto e un’aria irrespirabile, sembrano le cose che rimangono della terra dopo l’...

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