Post-nuke tagged posts

Barb Wire

Barb Wire

Don’t call me babe!

Pamela Anderson che all’epoca aggiungeva Lee al suo cognome, mostra le tette sui titoli di testa e ci consola del fatto che “Barb Wire” anticipa l’attuale e tragica situazione politica statunitense. Siamo nel 2017, la democrazia non esiste più e il paese è sotto la legge marziale. A parte prevedere due guerre civili, possiamo dire che non siamo molto lontani dalla realtà.

E le tette della Anderson, all’apice della carriera, sono anche la migliore cosa di un film d’azione e post-nuke che dopo un inizio convincente, composto da un paio di scene d’azione, una di tortura e un pezzo musicale, si perde in una marea di scemenze. E non ci fa più vedere le tette di Pamela. 

Ispirato all’omonimo fumetto questo film diretto da David Hogan e scritto da I...

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Terminator 2

Terminator 2


-Non amiamo immischiare dei civili nelle nostre missioni. Non sappiamo niente di quello che è successo lì sotto. Noi siamo un gruppo di gente addestrata a ogni evenienza, i civili sono sempre d’intralcio.

L’intuizione è la base di ogni cosa ma è la faccia tosta che incornicia tutto. Siamo a fine anni ottanta e Bruno Mattei descrive una Venezia con le acque così inquinate da essere considerata una città morta. Poi c’è Terminator che è stato un grande successo ed è appena uscito il sequel. E come dimenticare Alien? Ormai già un classico. Infine ci sono le aziende che speculano sulla salute della gente.

Cose che se le racconti oggi, senza dire che si tratta di un film, ti prendono sul serio credendo si tratti di un complotto della Monsanto...

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Viva Negan! Morte a Rick!

Viva Negan!

Morte a Rick!


È finita la settima stagione di “The Walking Dead” e ci sale un senso d’ingiustizia e parecchia noia dal nostro marcescente profondo. Anche se “TWD” è un prodotto mainstream e quindi lontano dalla nostra linea editoriale (linea editoriale in senso ironico eh!) non possiamo fare a meno di dire qualcosa in merito. Anche perché la serie TV ha come fondo un tema a noi caro: gli zombie. Va bene, va bene, i morti viventi del titolo non sono loro, ma quelli che scappano, ma tant’è, lo zombie c’è, sempre meno, ma è ben realizzato.

Dopo sette lunghi anni e parecchie avventure, che potevano essere riassunte in metà puntate, perché onestamente molto spesso non capita nulla, siamo giunti a un verdetto: Rick ha rotto i coglioni...

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Anno 2020 i gladiatori del futuro

Anno 2020

i gladiatori del futuro



Noi siamo il nuovo Ordine. Noi siamo l’unica vera forza emergente dalla rovina totale della guerra atomica e noi soli rappresentiamo il futuro. Noi portiamo giustizia e legge su un mondo in prenda alla barbaria.

L’inizio è un’esplosione fragorosa, sorprendente. E ci sta, perché siamo nel post-nuke. E ci sta perché il regista che si firma Kevin Mancuso è in realtà Joe D’Amato che con l’amico, co-regista e autore della storia, George Eastman, mostra la sua bravura e soprattutto la mancanza di ogni freno.
Un caos dove capita di tutto. Violenze di ogni tipo, splatter, cowboy che vagano, iconoclastia e tutto quello che vi viene in mente...

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Porto Dos Mortos

Porto Dos Mortos



Cuidado com o cara que anda

Ci scrive un produttore cinematografico per consigliarci la visione di un suo film. Accettiamo il consiglio e sperando di aver fatto la cosa giusta ci buttiamo nella visione, gratuita, sulla piattaforma Hulu (poi spiegheremo meglio) di “Porto Dos Mortos”. Due cose ancor prima di iniziare ci preoccupano e incuriosiscono: questo è un film brasiliano e il titolo (anche quello inglese “Beyond the Grave”) rimanda ai morti viventi. Dubbi. Forse è solo uno dei tanti film sugli zombie, trasposti magari in un Brasile lontano da quello dell’immaginario collettivo. Né calore, né colore.

Beh già dai primi minuti di quel Brasile allegro e svolazzante non c’è nulla, perché siamo in una Porto Alegre livida, con alcuni zombie che vagano...

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Loft

Loft

Loft


Siamo orgogliosamente tra quelli che non capiscono l’arte contemporanea. Siamo tra quelli che restano disorientati di fronte ad alcune installazioni e di fronte alla video arte. E non ci piacciono quegli artisti che quando raggiungono tale status hanno il permesso di fare qualsiasi cosa. Qualsiasi orrenda cazzata. Perché sono appunto artisti.
Ed è forse per questo che abbiamo così tanti problemi nel capire questo film, amato dal pubblico e dalla critica, che si muove su un fondo di arte contemporanea, per esplodere in una storia che non è post-punk, post-nuke, erotica o rape ravenge.

LoftAllora che cosa è questo film tedesco del 1985? Ce lo siamo chiesti più volte negli ottantaquattro minuti che raccontano una storia che mette le carte in tavola quasi subito e che segue il suo ...

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Cries of Ecstasy Blows Of Death

Cries of Ecstasy

Blows Of Death

 

Colti da uno scoraggiamento mai visto, ammettiamo che verso metà film, stavamo per staccare e chiudere. Inguardabile questo post-nuke, fatto di igloo di plastica trasparenti (non male come oggetto a dire il vero), ambientato in un deserto vicino a una pipeline e costruito attorno a numerose scene di sesso e a meno numerose scene di violenza. Tremendo. Noioso. Senza una vera trama.
Un film che si apre con una scena di stupro e omicidio ai danni di due ragazze, perpetuato da due tizi su una moto da cross. Se l’inizio già la dice lunga i minuti subito dopo, i tanti minuti, non sono da meno, con la prima e lunghissima scena di sesso soft-core. E così via.
Sesso, violenza, deserto e un’aria irrespirabile, sembrano le cose che rimangono della terra dopo l’...

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Rats Notte di Terrore

Rats Notte di Terrore



Un frigo pieno di topi! Hey Kurt, così non soffriremo più la fame! Sai? La mia vecchia sapeva cucinarli benissimo, li spurgava e ci metteva dentro un ripieno di radici, così per eliminare il sapore di selvatico

La ricetta qui sopra è veramente facile, meglio di quelle di “Cotto e Mangiato” o di Gordon Ramsey ed è facile tanto quanto la trama e la realizzazione di questa pellicola. Bruno Mattei e Claudio Fragasso, che si dividono i compiti tra regia e sceneggiatura, sono i due che stanno dietro a questa perla trash difficile da ignorare.

“Rats…” va visto. È una lezione di cinema...
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2019-Dopo la Caduta di New York

2019-Dopo la Caduta

di New York



Ci ha mandati il presidente, dice che c’è una donna qui che ancora può fare figli. Noi dobbiamo trovarla e portargliela

La versione de “noialtri” di “1997: Fuga da New York” ma anche di “Mad Max” e un po’ pure de “Il Pianeta delle Scimmie” è un gioiello di rara ed incredibile bellezza.

Un “b movie” meraviglioso che addirittura, cita una fonte, una sola però, sarebbe stato scritto ancor prima del film di Carpenter ma realizzato due anni dopo. Lontano da noi la volontà di aprire la questione su presunti furti yankee ai danni di nostri sceneggiatori, ci concentriamo su questo post-nuke del 1983 diretto da Martin Dolman che altri non è che il nostro benamato Sergio Martino.

“2019: Dopo la caduta di New York” viaggia sic...

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Human Highway

Human Highway



Now there’s a real human being!
Se volete entrare nel business della ristorazione, fate bene i vostri calcoli. Perché aprire una tavola calda vicino a una centrale nucleare, potrebbe essere una buona idea, considerando anche che potreste avere come cuoco Dennis Hopper, come factotum Neil Young e come clienti i “Devo”.
Attenzione però a calcolare bene tutti i dettagli e a identificare bene il vostro business, perché potrebbe capitarvi di rimanere intrappolati nella stranezza del contesto. Esattamente come capita in  “Human Highway”.
Da un titolo di una canzone di Neil Young, contenuta nell’album “Comes A Time”  del 1978, nasce questo film per la stessa regia del cantautore canadese che lo dirige con lo pseudonimo di Bernard Shakey, insieme a Dean Stockwel...
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