Women In Prison tagged posts

Frauen für Zellenblock 9

Frauen für

Zellenblock 9


Non avrei mai immaginato che della gente potesse torturare così dei suoi simili

È più una certezza, la faccia poco rassicurante di Howard Vernon, i nomi di Dietrich e Franco in sovraimpressione, oppure il titolo “Fraulein in Cellblock 9” anche conosciuto come “Tropical Inferno”? Un po’ tutto si può dire ma c’è bisogno di certezze nella vita e capire subito che siamo alle prese con l’ennesimo Women in Prison dei due non è male. Per nulla.

Certo sì, “Fraulein in Cellblock 9” a parte il bel titolo e le belle attrici non aggiunge nulla alla storia del cinema o a quella di Franco, anzi, però a differenza di tanti altri loro lavori simili, c’è una maggior cura dietro la macchina da presa al netto di qualche immancabile assurdità.

L’imp...

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Femmine Infernali

Femmine Infernali


Il nuovo direttore vi vuole pulite! È un patito dell’igiene ricordatelo!

Lloyd Kaufman non sbaglia mai. Fiuta un B Movie come il miglior cane da tartufo e ci si butta sopra. Cosa ci guadagni non è chiaro, ma anche in questo caso fa una scelta giusta. Pubblicato su DVD per la compagnia di New York, “Escape from hell” è un film italo-spagnolo del 1980 originariamente intitolato “Femmine Infernali”.

Si tratta di un Women in prison con qualche piccola differenza rispetto ai suoi simili, con una regia adeguata ma con una lunghezza eccessiva. Uno di quei lavori consigliabili ai fan dei film brutti e uno di quei film che per risparmiare ha diviso cast, crew, location (e forse pure giorni di ripresa) con “Orinoco: Le prigioniere del sesso”.
Alla regia c’è

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Blade Violent – i violenti

Blade Violent –

i violenti


-E infine il pezzo forte della nostra collezione Howard Joshua Brockester, soprannominato Crazy Boy. Nemico pubblico numero uno. Violentatore, baro, rapinatore e assassino
-Si fa quel che si può…

Fino in fondo, fino all’ultimo. Ed ecco un altro episodio, fuori tempo massimo, con la nostra Emanuelle. Claudio Fragasso e Bruno Mattei, che non hanno certo bisogno di presentazioni, realizzano questa pellicola contemporaneamente a “Violenza in un carcere femminile”, con la quale, per ovvie ragioni, condivide cast e location.

Qui però si cerca di fare le cose diversamente mischiando il “women in prison” e il genere “crime”. Il risultato è migliore del gemello, anche se la realizzazione lascia nuovamente molto a desiderare...

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Escape From Blood Plantation

Escape From

Blood Plantation

You forgot to count the first lash, you silly boy! And for that you should be rewarded

Quando uno guarda un “Women in prison”, non si aspetta altro che tette, torture e porcate varie. Solo quello. E ci mancherebbe altro.
E quindi è stata grande la nostra delusione di fronte a questa pellicola, perché qui abbiamo poche tette, poche torture e poche porcate varie.

I colpevoli di questa delusione, sono con ogni probabilità, gli artisti che stanno dietro a questa pellicola tedesca del 1983, ambientata e girata nelle Filippine.
Kurt Raab regista e sceneggiatore che per la prima e rara volta si siede dietro la macchina da presa, è un attore già molto famoso all’epoca per aver lavorato con impEscape From Blood Plantationortanti registi e per essere uno dei fedelissimi di Fassbind...

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Werewolf in a Women’s Prison

Werewolf in a

Women’s Prison



No rats, humans or werewolves were hurt while making this movie

Scomodiamo paragoni importanti, il lupo mannaro non è più a Londra, ma è in una prigione femminile. E no che non stiamo esagerando con i parallelismi, perché oltre al titolo, diverse citazioni rimandano al divertente film di John Landis del 1981 e anche ad altre pellicole.

Deve aver pensato in grande il regista Jeff Leroy quando ha scritto a quattro mani la sceneggiatura di questo lavoro, che però non è altro che il solito b movie che mischia tette, lesbo, scene softcore e squartamenti di vario tipo.
Girato in digitale e in pochi ambienti, con un’estrema povertà di mezzi (il mostro è ridicolo come Werewolf in a Women’s Prisonil sangue che scorre) fa affidamento su un cast d’indiscussa qualità coinvolto in div...

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Shadow: Dead Riot

Shadow: Dead Riot



Uno stregone, un rito voodoo, una prigione femminile, sangue e donne poco vestite. Tantissime cose, (non manca nemmeno il colpo di scena alla “Star Wars”) che indicano la volontà di omaggiare il cinema del passato e di stupire gli spettatori, ma anche, che qui c’è una grandissima confusione.
Derek Wan da Honk Kong, alla sua prima esperienza e per ora unica esperienza in un lungometraggio, dopo aver diretto il film per la TV “A Sunset Fighter”, la serie “The War Of Gene” e soprattutto dopo tanti lavori come direttore della fotografia, riesce a creare una pellicola che spezza equamente il pubblico. O piace o fa schifo.
Un segno che indica che ci sono cose buone e cose pessime. Iniziamo da quest’ultime, sottolineando come la commistione di tanti generi,

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Nathalie rescapée de l’enfer

Nathalie rescapée de l'enfer
Nathalie rescapée
de l’enfer

 

La seconda incursione nel nazisploitation/WIP di Alain Payet è a dir poco sorprendente. Uno dei grandi registi del porno francese, controverso quanto basta, si era già imbattuto nel genere con “Train Special Pour SS” e ci aveva decisamente abbattuto.

Così quando abbiamo deciso di vedere questo film, di un anno successivo al suddetto, non avevamo grandi speranze invece, Payet e l’ineffabile “Eurocinè” ci fanno una gradita sorpresa. Ora, non travisate le nostre parole, perché siamo pur sempre lontani da un capolavoro del genere, ma tutto sommato “Nathalie rescapée de l’enfer” è un film che si lascia guardare e che ha una trama interessante...
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99 Women

99 Women

 


-She’s locked up in the infirmary. With her dear friend 99.They’ll stay there
until they’ve made up. Well, they must be punished, Governor. The choice of punishment, I will leave to you.
-Really?

Jess Franco e il “Women In Prison”. E come il cane di Pavlov iniziamo a salivare, pensando agli zoom su corpi nudi, alle scene lesbo e di violenza. La carne però questa volta non c’è, siamo nel 1969 e sebbene qualcuno resterà deluso da questa mancanza, vi consigliamo di non smettere di leggere questa recensione o almeno non negatevi la visione di “99 Women”. Un film importante per il genere, anzi, il film che ha aiutato lo sviluppo di questo “infame” filone cinematografico.
Non c’è carne al vento come dicevamo, ma c’è un lavoro quadrato, ben costruito, che ha un er...

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Gefangene Frauen

Gefangene Frauen
You cannot and will not leave this island. As a reminder you will no longer wear your clothes. Everyone undress!

Più delle parole, c’è una scena che descrive benissimo questa ennesima follia di Dietrich. Brigitte Lahaie che interpreta Rita, una prostituta che lavora in un bordello, si fa togliere gli stivali completamente nuda. La camera invece di seguire l’azione, preferisce fermarsi sui dettagli (indovinate quali…) dell’ex pornostar francese. Et Voilà.
Possiamo anche finire qui la recensione, perché questo “Woman in Prison” del 1980 è tutto qui. Un lungo carosello di donne nude con ampie zoomate sugli organi sessuali femminili e con diverse scene soft-core.
Non che Erwin C. Dietrich ci sorprenda, questo sia chiaro, lo conosciamo bene e questo è so...

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Prison Heat

Prison Heat



imprisonded and enclave their only way out is to escape or die

Sono sempre quei cattivoni di turchi che negano i diritti umani e che mettono la droga in auto, una volta in carcere poi fanno di tutto per farti passare pessimi momenti. Cosa abbia fatto la Turchia agli Stati Uniti non lo sappiamo, ma sappiamo che siamo di fronte a un’altra pellicola che li descrive come carogne senza limiti. Non che “Prison Heat” abbia avuto lo stesso riscontro sull’opinione pubblica di “Midnight Express” ma la Turchia sembra, anche qui, un vero postaccio.

Women in prison del 1993, un po’ americano, un po’ israeliano, divide in due i suoi intenti. Una prima Prison Heatparte di tette e violenza, come da copione e una seconda parte di sola azione con un cervellotico piano d’evasione...
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