Women In Prison tagged posts

Prison Heat

Prison Heat



imprisonded and enclave their only way out is to escape or die

Sono sempre quei cattivoni di turchi che negano i diritti umani e che mettono la droga in auto, una volta in carcere poi fanno di tutto per farti passare pessimi momenti. Cosa abbia fatto la Turchia agli Stati Uniti non lo sappiamo, ma sappiamo che siamo di fronte a un’altra pellicola che li descrive come carogne senza limiti. Non che “Prison Heat” abbia avuto lo stesso riscontro sull’opinione pubblica di “Midnight Express” ma la Turchia sembra, anche qui, un vero postaccio.

Women in prison del 1993, un po’ americano, un po’ israeliano, divide in due i suoi intenti. Una prima Prison Heatparte di tette e violenza, come da copione e una seconda parte di sola azione con un cervellotico piano d’evasione...
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Femmine In Fuga

Femmine In Fuga



Voi non lo crederete ma questa storia è veramente accaduta

Questa è una vicenda di fuggitivi. Michele Massimo Tarantini, che ci accompagnato in tante perle della “commedia erotica all’italiana” si trasferisce nel 1982, mese più, mese meno, in Brasile. Poeticamente vogliamo immaginarlo che fugge dalle macerie fumanti del genere nel quale si trovava più a suo agio, ma non sappiamo se sia andata così, se sia stata quella la ragione, ma è bello pensarlo.
Il tema della fuga torna ad avere a che fare con lui nel 1985, quando si piazza dietro la macchina da presa per un film di fuggiasche. Un film bollato come violentissimo, sanguinolento, questione di punti di vista che però portano a una certezza: questo è un vero filmaccio!

Nel suo trash totale comunque “F...

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Helga, la louve de Stilberg

Helga,

la louve de Stilberg

And that’s to keep her body safe in the arms…

Di “She Wolf” o di “Louve” in francese, sono piene le fosse, qualcuna si dichiara nel titolo, qualche altra nella forma e altre ancora cercano di imitare quella più famosa, quella più morbosa: la regina Ilsa.

Questa Helga fa parte dell’ultima categoria e ha un’adorazione quasi fanatica per la numero uno. Lei bella uguale, anzi, di più, per noi, non ha però la cattiveria di Ilsa e sembra una copia quasi democratica, con atteggiamenti comici e con l’unico obiettivo di trovare qualcuno, uomo o donna, che entri nel suo letto e in caso negativo di arrangiarsi da sola. Siamo di fronte quindi a una versione decisamente smussata delle tante storie di torture e prigionia e tra l’altro più un “Women In...
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Amazon Jail

Amazon Jail



How did you get involved in this white slavery?

Se Oswaldo De Oliveira avesse fatto uscire questo film oggi, si sarebbe beccato una denuncia dai politici di centrodestra. Perché il regista brasiliano crea un “women in prison” che a differenza dei suoi simili, ha come ambientazione le feste scatenate che si tengono presso una villa di un ricco uomo.
Per fortuna De Oliveira manco sapeva dell’esistenza del “bunga-bunga” di Berlusconi e per di più ci ha lasciati nel 1990. Quindi nessuna accusa, ma solo il fato e una mente perversa, anticipano, in un certo senso, la recente cronaca italiana. 
Amazon Jail

Solo in un “certo senso” perché a parte questa variazione di ambiente il regista brasiliano non presenta nulla di nuovo o di eccezionale...

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A Prisão

A Prisão



Behind Bars No One Can Hear YouScream

Pensiamola positivamente, cioè che quanto visto qui è una giusta svolta nel “Women In Prison”. Una pellicola leggermente diversa dal solito. Non che il regista brasiliano Oswaldo De Oliveira ci stupisca con qualcosa di sensazionale, ma gli va riconosciuto in effetti d’aver leggermente cambiato strada.
Il problema però è che questa nuova strada è per metà un’esplosione ridondante di lesbismo e per l’altra un eccesso di violenza quasi splatter.

Per il resto è la solita storia. Scopriamo quindi che anche le prigioni femminili dei “WIP” brasiliani sono un postaccio pieno di lussuria e torture, esattamente come quelle del resto del mondo...

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Violenza in un carcere femminile

Violenza in un

carcere femminile



The strong ones take the weak ones give

La cosa positiva è che sapevamo ancor prima di vederlo quello che ci aspettava. La cosa negativa è che era quindi prevedibile che Bruno Mattei alle prese con la storia di un carcere femminile ci regalasse momenti trash, folli, raffazzonati e pieni di incongruenze.

Sappiamo cosa state pensando ed è vero, questo è un ottimo “B Movie”, ma vi dobbiamo dire che a volte il buon Mattei, spinto probabilmente dalla voglia di stupire, si dilunga eccessivamente. Il regista romano ci butta dentro scene forti, quasi vomitevoli mentre altre sono invece create esclusivamente per arrivare al sesso...

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Chained Fury: Lesbian Slave Desire

Chained Fury:

Lesbian Slave Desire


Per i primi cinque minuti si nota una buona regia. Continui flash back formano una storia parallela che introduce il contesto e personaggio centrale.
Peccato che ci sia ancora un bel po’ di pellicola da vedere dopo e che la storia (ma quale?) diventi un lungo e incessante contenitore di situazioni assurde che servono unicamente per vedere parecchie scene lesbo soft-core che avrebbero la voglia di diventare hard.
Chained Fury: Lesbian Slave Desire
Nulla da eccepire sulla scelta delle attrici, tutte delle Repubblica Ceca o dell’est e nulla da eccepire sul curriculum molto “B Movie” del regista polacco/canadese Lloyd A.Simandl, ma questa pellicola è veramente di una noia mortale.
Potrebbe e forse vorrebbe, essere parente dei “Women In Prison” ma la totale assenza di azioni in f...

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Bamboo House Of Dolls

Bamboo House Of Dolls


Nipponici imperialisti alla conquista della Cina. C’è da giurarsi che l’Imperatore e gli alti ranghi del governo giapponese sarebbero stati fieri di questi soldati in missione. Atroci e spietati. Forti nelle arti marziali. Bravi di spada e di fucile. Sì ok, buffamente vestiti, un po’ strani e a volte parecchio demenziali. Ma non si può avere tutto.

“Bamboo House Of Dolls” è un ottimo Women In Prison made in Honk Kong, prodotto dagli “Shaw Brothers” nel 1973 che trae chiara ispirazione da“Big Doll House”. A parte ricordare il fatto storico e triste, cioè che durante la Seconda Guerra Mondiale, le donne cinesi erano ad uso e consumo dei soldati giapponesi, il film di Chih-Hung Kuei è un lungo e divertente b movie che mischia un bel po’ di roba...

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The Big Doll House

The Big Doll House

their bodies were caged, but not their desires

Se facessimo un sondaggio sui luoghi che accendono “fervide fantasie” tra i vincitori troveremmo sicuramente il carcere femminile.
Ora, non è il luogo questo per parlare di realtà tristi e delle condizioni spesso brutali delle carcerate, ma il suddetto tema ha sempre interessato il cinema, da produttori a registi ed entusiasmato le platee. Se poi in questa polveriera ci entra pure Roger Corman, l’alchimia è tale da creare un esplosivo e buffissimo b-movie: “The Big Doll House”.
A dire il vero il buon Corman è presente più con la sua ombra che con altro, distributore e produttore esecutivo con la sua “New World Pictures” e sempre a dire il vero, non è nemmeno il primo “Women In Prison” della vastissima carriera ...
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Greta – Haus ohne Männer

Greta – Haus

ohne Männer  

Young Girls…CHAINED…CONDEMNED To a Life of TORMENT at the Hands of Their Beautiful, BRUTAL Captor!

Cambio di nome e destinazione Sud America. Come da manuale per i perfetti fedeli di regimi europei ormai disciolti. Nonostante la nuova acconciatura Greta Delgado si fa subito riconoscere: è Ilsa. Facile smascherarla, fa pure lo stesso lavoro di sempre. E va da se che i fan riconoscono e chiamano la loro eroina come sempre hanno fatto. Poi per ragioni puramente commerciali, il film viene anche commercializzato in alcuni Paesi come “Ilsa The Wicked Warden” o anche “Ilsa e qualcosaltro”.

Battute a parte il grande Jess Franco crea un ottimo “Women in Prison” con la maestria e l’astuzia dei quali è noto. Sfrutta le caratteristiche estetiche e co...
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