The Rain

The Rain


Stay Dry. Stay Alive

Piove! Virus ladro! L’apocalisse arriva in Danimarca e coinvolge pure parte della Svezia, in una serie che è una delle grandi novità di quest’ultimo mese. Perché siamo nella prima produzione danese di “Netflix” (che continua con un’apertura alle nuove proposte davvero interessante) e probabilmente nel primo post-nuke ambientato lassù. In effetti, la Danimarca e la Scandinavia, in genere, ci hanno dato in questi ultimi anni diverse e interessanti serie thriller, ma mai, a memoria (almeno) una cosa in cui si parla di apocalisse.

Quindi la questione “The Rain” si fa interessante, anche se di serie sull’apocalisse ne sono piene le fosse e questa cosa fa scattare l’allarme di essere davanti a un già (stra)visto. E purtroppo i primi minuti della prima puntata non lasciano pensare a nulla di buono. Danimarca, autostrada. Tempo brutto e un’apparente allegra famigliola composta da mamma, papà, due figli (Rasmus il maschio e Simone la femmina) viaggia senza pensieri fino a quando il padre interpretato da Lars Simonsen (già psicopatico in “Bron/Broen” e quindi identificabile come potenziale cattivo) lancia l’allarme pioggia.

Poi trascina i suoi cari in un bunker poco distante dalla strada (vedi alle volte il caso…) e li obbliga a chiudersi dentro, mentre lui, scienziato di una multinazionale chiamata “Apollon” cerca di risolvere la situazione. La mamma schiatta in fretta, perché finisce sotto l’acqua che è evidentemente contaminata e già si può immaginare che si risvegli e inizi a fare la zombie mordendo a destra e man..beh lo sapete. I figli, si presume, che escano di lì e inizino a girare il mondo, col babbo che li cerca. E no. Non va così. Il padre non torna più e loro stanno lì dentro per un lustro prima di uscire e scoprire un mondo irriconoscibile.

Bene, molto bene, non ci sono zombie, il padre salvatore della patria è scomparso e tutto diventa interessante. Poi siccome di apocalisse si sta parlando e fare una serie in un bunker non è molto consigliato i due ragazzi iniziano a girare per le terre desolate e a incontrare i soliti gruppuscoli di sopravvissuti. Non c’è il Negan di turno così come non c’è un Rick che decide per tutti e sembra che l’educazione e l’ordine nordico abbia il sopravvento. Per un po’ di puntate nessuno si fa male, giusto qualche occhiataccia e poi tutto si sistema. Dopo però anche i nordici s’incazzano e sono pronti a uccidere per un po’ di cibo. Rasmus e sua sorella si uniscono a un gruppo di ragazzi poco più grandi di loro, dove il leader è un ex meccanico che gira con un fucile ed è molto democratico.

Qui “The Rain” inizia un po’ a oscillare, prendendo un taglio post adolescenziale e mischiando la sopravvivenza con le gelosie e i problemi del gruppo. S’innamorano, si lasciano e uno riflette sul fatto di essere solo al mondo. Con queste virate che sfiorano i drammi romantici, ci avviciniamo al clou della stagione e soprattutto scopriamo che i cattivi sono i manager di una multinazionale, una sorta di “Umbrella” che ha scatenato senza volerlo il caos che cerca di risolvere con mercenari stranieri che fanno pulizia nelle zone colpite. Soldati che, chissà perché, alternano buone maniere a massacri. Il papà di Rasmus e Simone conferma di essere un potenziale cattivo o quantomeno un tipo un po’ in bilico tra il bene e il male, riapparendo nelle ultime puntate che sono eccessivamente paradossali e sminuiscono il buon inizio della serie.
Tra luci e ombre o per meglio dire, pioggia e sole, “The Rain” passa la prova senza far gridare al capolavoro. Riesce a star fuori per buona parte dal già visto e mostra una buona regia, una buona fotografia e ottimi effetti speciali (vedi Copenaghen devastata), senza tralasciare l’ottima prova degli attori.

 

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