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Cobra Kai – 5

Cobra Kai – 5

Il dolore non esiste!
Ahi. Prime crepe in una serie che in quattro stagioni è sempre riuscita a reinventarsi, a omaggiare il franchise da cui è tratta e anche a riderne. Ma anche una serie che ha trattato temi importanti (come il bullismo), con una freschezza convincente.
La quinta stagione però dimostra che l’idee non sono infinite e che forse “Cobra Kai” sta cominciando a prendersi sul serio, troppo sul serio. Si nota una certa ripetitività delle situazioni, uno sviluppo più lento dei personaggi (non tutti sia chiaro) e un certo puntare su alcuni punti fermi che pensavo fossero già passati, come ad esempio i patemi d’amore tra Miguel e Samantha o il “distruggere tutto” per poi riprendere il controllo. Senza contare un “Casus belli” fin troppo assurdo...
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Blood Games

Blood Games

You’re fuckin’ with the devil now, boy

Il redneck che già prova repulsione verso chi non è del proprio territorio, di certo non può essere indifferente a una squadra di baseball femminile in calzoncini molto corti che ha pure l’ardire di battere la locale selezione di qualche paesello degli Stati Uniti del Sud. Il villico importuna le ragazze durante la partita, commette scorrettezze, le insulta e le spia negli spogliatoi.
Che poi che ci faccia una squadra femminile di baseball che gira il paese per esibirsi un posto così retrogrado, non è chiaro. O almeno non è chiaro dal punto di vista logico, ma è chiarissimo dal punto di vista narrativo, considerando che è la scintilla che genera un pruriginoso men (women) hunting del 1990 diretto da Tanya Rosenberg alla sua pr...

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Girl Boss Guerilla

Girl Boss

Guerilla

You punk! Shithead!

Vado a memoria, ma sono abbastanza sicuro. È la prima volta che vedo uno che si spaventa perché una ragazza gli fa vedere le tette. Va anche detto che è la prima volta che vedo un gruppo di ragazze che se le tatuano come simbolo di appartenenza a una gang.
E se di prime volte parliamo, qui, ci troviamo con uno dei primi episodi del Pinky Violence.
Siamo nel 1972 e Norifumi Suzuki, uno dei pilastri del genere, ha già diretto un anno prima “Sukeban burûsu: Mesubachi no gyakushû” il primo della fortunata serie sulle Sukeban, le famose gang femminili.
Sempre per la Toei un anno dopo dirige questo “Sukeban gerira”, ovvero “Girl Boss Guerilla” che diventa uno dei cult del genere. Meritatamente.
Passata la parte storica e anche un po’ n...

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El barón Brakola

El barón Brakola

-Cualquiera creía lo que usted me está contando es una locura
-Parece inconcebible pero es cierto

Il gran ritorno dei vampiri tra i nemici de El Santo. Anzi, del vampiro. Un certo Brakola, che deve essere imparentato in qualche modo con quell’altro. Il conte. Con buona pace dei discendenti di Stoker. Va anche detto che a differenza del fascino del conte, il barone ha un trucco che lo fa apparire un po’ “buffo”.
Il canovaccio è sempre lo stesso, ci mancherebbe, ma qui vediamo l’antenato del nostro eroe, Caballero Enmascarado de la Plata, vissuto nel 1765 già nemico di Brakola. E vediamo anche la “promozione” dell’onnipresente Fernando Osés che diventa il cattivo numero uno.
Tra flashback “storici” e solite dinamiche, El Santo, le dà di santa ra...

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Fit to Kill

Fit to Kill

Captain Burke, you naughty nautical boy!

Inizio col dire che con questo film Dona Speir termina la sua carriera. Smette dunque la playmate di marzo 1984 e oserei dire una delle muse ispiratrici di Andy Sidaris. Almeno credo. E se non lei, di sicuro le sue tette.
E voglio dire, sottolineandolo, che chiude la carriera con un Triple B, che ci riappacifica con una serie trash e assurda che negli ultimi episodi stava esagerando con la bruttezza. Ma qui non è così.

Cioè Sidaris ci dà sempre un film che ha bombe, proiettili e ragazze (il Triple B in inglese chiaramente) e che si apre pure con una scena con due ragazze a mollo nell’acqua e segue con proiettili ed esplosioni, ma nel suo solito trash mette in piedi una storia divertente che si lascia seguire.
Una storia di tradi...

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Femme Fontaine: Killer Babe for the C.I.A.

Femme Fontaine:

Killer Babe

for the C.I.A.

Who would kill a bunch of innocent monks?

L’amata e soprattutto gradevole sigla della Troma non è sempre garanzia di vedere scorregge, tette e teste spiaccicate. Quella garanzia la dà soltanto la firma di Lloydo. E basta.
Quindi se iniziate a vedere questo film e vi entusiasmate per la presenza della Troma sappiate che la casa del New Jersey è presente in veste di distributore. E basta.

Questo per dire che non vedrete un briciolo di stile Troma, scoregge e teste spiaccicate, (le tette ci sono) ma un film che avrebbe fatto la gioia dei Grindhouse. Un action movie tanto ridicolo quanto malfatto. Un perfetto b movie.
Margot Hope produce, scrive, dirige ed è la protagonista di questo film del 1994 in cui lei è Drew Fontaine una pericolosa kil...

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La Casa di carta 5 – seconda parte

La Casa di carta 5

Seconda parte

Paradossale, no? Che dobbiate usare la violenza per mantenere la pace

Non si attendevano colpi di scena che ribaltassero situazioni e ruoli, almeno per quanto mi riguarda, e in effetti “La casa di carta” chiude la sua fortunata (e sopravvalutata) storia con altri cinque episodi che seguono la linea della prima parte della stagione. Né più né meno.
Sempre con la voglia di non deludere la fan base, Pina, inserisce azione, intrecci romantici (che si sbrogliano), colpi di scena, cambi paradossali e soprattutto una caterva di flash back messi, con tutta evidenza, per raggiungere il minutaggio. O allungare il brodo se preferite.

Cambia poco insomma, anche se, come già detto, nel corso degli anni si è perso quell’aspetto naziol popolare legato alla banda,...

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Army of Thieves

Army of Thieves

You don’t have to go to Vegas to get lucky

Fare un prequel di un film sugli zombi ma senza gli zombi. Non male come idea. Sì, ok, “Army of the dead” non era solo un film sui morti viventi, ma anche un heist movie con tratti, a volte, romantici. Il suo prequel però, esclude quasi totalmente i mostri per puntare tutto su un heist movie europeo incentrato sulla figura di Dieter, interpretato da Matthias Schweighöfer che dirige su la sceneggiatura scritta da Shay Hatten su idea, ovviamente, di Zack Snyder.
Co-protagonista è Nathalie Emmanuel, l’indimenticabile Missandei di “Games of Thrones”. Ci tenevo a dirlo subito per la mia passione (del tutto artistica) per Nathalie, che qui dimostra ancora una volta una certa bravura...

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Baywatch

Baywatch

Beaches ain’t ready

Critiche spietate, Razzie Awards vinti come se piovesse. Ma consentitemi di dissentire: che vi aspettavate da un film che riprende una serie trash famosa per le tette e i muscoli dei protagonisti? In questo momento una corsa a rallenty dovrebbe apparirvi davanti agli occhi.

Ma a parte questo, pur essendo, in effetti, il film di Seth Gordon, una roba assurda e inguardabile riesce a omaggiare la serie facendo anche una certa ironia che ricorda, in maniera meno brillante, lo stesso modo di fare del film di “Starsky & Hutch”.
Alla fine, questo film del 2017 è “Baywatch” al 100%. Bagnine, bagnini, improbabili momenti di pericolo e un’altrettanto improbabile linea narrativa centrale.

David Hasseloff non è più Mitch Buchannon ma appare come “visione” a...

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Sky Rojo

Sky Rojo

Questo è il mio club. Trascorriamo le notti qui su un divano in similpelle rossa, cercando di apparire meravigliose quanto basta per far sì che dei tizi spregevoli ci portino a letto

L’Armada Invencible delle serie TV spagnole colpisce ancora. Re Alex Pina è inarrestabile e in attesa dell’ultimo capitolo de “La Casa di Carta” e dopo “White Lines”, ci propone in combutta con Netflix il tanto atteso “Sky Rojo”.
Solo otto puntate (tranquilli è già stata annunciata la seconda stagione), di mezz’ora circa in cui si nota il classico stile delle serie spagnole: il kitsch e la tamarraggine. E va sapere perché, tutte o quasi le serie iberiche devono soffrire di questa cosa.

“Sky Rojo” sembra puntare con onore all’exploitation femminile, parlando di sesso e m...

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