Drammatici tagged posts

365 giorni – adesso

365 giorni

adesso

-È stato un piacere, Laura dalla Polonia
-Piacere mio, Nacho il giardiniere

Prima scena: scopano. Su una terrazza panoramica. Sempre loro, Massimo “sempre incazzato” Torricelli e Laura “l’algida vittima polacca” (Michele Morrone e Anna Maria Sieklucka). Seconda scena, lei dice a un’amica che ha perso il figlio di Massimo, causa quell’incidente al termine del primo film. Seguono luoghi comuni sui mafiosi e soprattutto sui siciliani. Olè!
Il secondo capitolo della saga scritta da Blanka Lipińska, definibile come le “50 sfumature” dei poveri, possiamo dire, che inizia col botto.
Chiaro, fin da subito, che i registi Barbara Białowąs e Tomasz Mandes, tra il primo capitolo e questo, non hanno fatto corsi di regia e che riprendono lo stile e le moda...

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Black Snake

Black Snake

No white man gets whipped on Blackmoor… unless I do it. How can you keep that rabble in line when you fight amongst yourselves? Whip him!

Il cinema come liberazione, come vendetta per gli orrori del passato, cambiare la storia, capovolgerla. Un’idea affascinante, bellissima e liberatoria che abbiamo visto in alcuni degli ultimi film di Tarantino e in serie TV come “Hollywood”.
Ci ha provato in tempi non sospetti, cioè nel 1973, anche il buon Russ Meyer. Ma alla fine, è stato lui a doversi liberare da questo film.

Il “King of Nudies” terminato il contratto con la 20th Century voleva tornare al cinema indipendente. E in primis si mette a lavorare a un horror, intitolato “The Eleven” che all’ultimo minuto salta.
Per qualche ragione rivolge le sue attenzioni al...

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Yellowjackets

Yellowjackets

We Are What We Pretend To Be, So We Must Be Careful What We Pretend To Be

Non mi sono mai schiantato con un aereo. Per mia fortuna. Ma se dovesse succedere, se sopravvivessi e finissi in una fitta foresta, la prima cosa che farei sarebbe quella di mandare un esploratore a cercare la civiltà. A maggior ragione quando si scopre che vicino al posto dell’impatto c’è una baita, quindi qualcuno fino a lì ci è arrivato. E c’è pure un fiume che finisce da qualche parte.
La pensano molto diversamente gli autori di Yellowjackets e hanno ragione, nonostante tutto, perché se avessero fatto quello che ho scritto, noi, non avremmo avuto il piacere di buttarci nella nostalgia degli anni novanta...

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La Casa di carta 5 – seconda parte

La Casa di carta 5

Seconda parte

Paradossale, no? Che dobbiate usare la violenza per mantenere la pace

Non si attendevano colpi di scena che ribaltassero situazioni e ruoli, almeno per quanto mi riguarda, e in effetti “La casa di carta” chiude la sua fortunata (e sopravvalutata) storia con altri cinque episodi che seguono la linea della prima parte della stagione. Né più né meno.
Sempre con la voglia di non deludere la fan base, Pina, inserisce azione, intrecci romantici (che si sbrogliano), colpi di scena, cambi paradossali e soprattutto una caterva di flash back messi, con tutta evidenza, per raggiungere il minutaggio. O allungare il brodo se preferite.

Cambia poco insomma, anche se, come già detto, nel corso degli anni si è perso quell’aspetto naziol popolare legato alla banda,...

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Squid Game

Squid Game

Non ci si fida delle persone perché se lo meritano. Lo si fa perché non hai altri su cui contare.

La sorpresa che non ti aspetti. Il colpo di scena che ribalta le attese. Non sto parlando della trama, ma del senso e dell’impatto di questa serie di Netflix che inaspettatamente è diventata un caso mondiale e “rischia” di essere la serie più vista di tutti i tempi di Netflix.

Per quanto alla regia ci sia Hwang Dong-hyuk, che non è di certo l’ultimo arrivato, ben pochi scommettevano su questo lavoro. A cominciare da diversi produttori, perché il regista coreano ha iniziato a lavorarci diversi anni fa, in prima battuta come film e poi sviluppando l’idea di una serie, che nessuno voleva produrre.
Poi è arrivata Netflix e per qualche ragione che in parte mi sfugge, “...

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La Casa di Carta 5 – Prima Parte

La Casa di carta 5

Prima Parte

Anche se vi appare la Vergine Maria che balla il reggaeton voi continuate a fondere

Uccisi da un’overdose di sapone, nel senso di soap opera, nella precedente serie, c’era da aspettarsi ben poco dall’ultimo capitolo della nota serie di Pina.
Tipo chessò: spunta un misterioso figlio di Berlino oppure le coppie della serie continuano con i loro problemi arrivando a soluzioni con magari qualche intromissione di terzi e a contorno inaspettati momenti romantici. Hey, un attimo, un attimo, è proprio quello che succede! Però tra una serie infinita di esplosioni proiettili e, incredibilmente, qualche morto.

Una sterzata abbastanza brusca che sembra voler acchiappare anche gli amanti dell’azione, senza scordare l’amatissima fan base.
Al di là di questo...

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Dom

Dom

Na guerra contro o crime A maior vitima è a familia

Il Cristo Redentor guarda la città con le sue luci e le sue ombre. Rio de Janeiro. Un chiaroscuro che non solo è la linea narrativa di questa serie brasiliana, distribuita da Amazon Studios, ma anche il giudizio di tutto un lavoro che ha aspetti ottimi e aspetti deludenti.

Inizio col dire che “Dom” prende spunto dalla vita di Pedro Machado Lomba Neto, conosciuto come Pedro Dom, criminale brasiliano “famoso” a Rio De Janeiro nei primi anni 2000.
Subito avvertiti che il tutto è ispirato a fatti veri, con l’aggiunta di situazioni inventate a fini narrativi, ci addentriamo nella vita del Dom del titolo: Pedro Dantas...

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Red Dot

Red Dot

Dovete stare uniti lassù, le notti fredde non sono uno scherzo.

Dal primo film svedese prodotto da Netflix, arrivano nuove dinamiche per quelle belle vacanze alla “Un tranquillo weekend di paura”. Un lavoro che, infatti, oltre alla tecnologia già citata nel titolo, inserisce una coppia multietnica e altre cose/situazioni attuali.
Va detto che alla fine “Red Dot” non sembra altro che questo, una versione aggiornata del film di Boorman e già dai primi minuti la storia si incanala nei canoni classici del genere.

Dave e Nadia (più il cane) sono una giovane coppia che per rinsaldare un legame un po’ in crisi accettano il regalo di un vicino di casa: un weekend tra i boschi a vedere l’aurora boreale.
E nel paesino in cui soggiornano, si imbattono nei classici bifolchi ...

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Alice in Borderland

Alice in

Borderland

Game start

Quelle strane idee giapponesi, tra distopia, mistero, sangue e azione, che ci piacciono tanto e che Netflix, per fortuna, non si è fatta sfuggire. “Alice in Borderland” è una serie Tv tratta dall’omonimo manga (titolo giapponese Imawa no Kuni no Alice) di Haro Aso pubblicato dal 2011 al 2016, al quale poi sono seguiti due spin off e tre Original Anime Video.
Non abbiatene a male, ma non ho letto il manga però da quanto apprendo la serie TV segue con alcune varianti la storia, sia dal punto di vista narrativo, sia da quello dei personaggi.

Personaggi che sono il punto debole di questo lavoro, perché rappresentano i cliché del genere: il protagonista nerd, l’eroina intelligentissima, i villain ai margini della società e una serie di comprimari miste...

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A un passo dall’aurora

A un passo dall’aurora

-Il suo telefono squillerà ancora

Piccola pausa tra corpi che sbattono per Mario Bianchi, prima del capolavoro “Moana e Cicciolina Mondiali”. Una pausa non banale, almeno nell’ispirazione, perché il regista romano s’ispira ad Arthur Schnitzler e al suo romanzo “Traumnovelle”.

Proprio quel lavoro che nel 1999 dà lo spunto anche a Kubrick per il suo “Eyes Wide Shut” e stando a Wikipedia, in precedenza anche a Beppe Cino con “Il cavaliere, la morte e il diavolo” del 1983.
In ogni caso il fatto che Mario Bianchi anticipi Kubrick è la cosa più importante di “A un passo dall’aurora”, anche perché il resto, come potete immaginare, lascia a desiderare.
Dimentichiamoci il buon Stanley, perché non c’è il minimo paragone tra i due lavori, anc...

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