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Maniac Nurses

Maniac Nurses

I love the sound of death!

Dedica in apertura a Ilonna Staller, (sì, con due “n”) a Jeff Koons e Traci Lords, “Maniac Nurses”, con l’aggiunta di “find ecstasy” nella versione internazionale è uno di quei sogni che si fanno, ad esempio, se si mischia un forte medicinale con l’alcol. Cioè, una visione distorta, allucinata, a tratti noiosa e priva di alcun senso logico.

Tutto ciò fa di questo film belga, girato in Ungheria, una cosa perfetta per la Troma, che, in effetti, lo distribuisce e soprattutto lo incornicia come un pessimo lavoro che tutti gli amanti dei film brutti devono vedere.
Uno “scult” in piena regola, che omaggia i grandi personaggi della sexploitation con particolare predilezione per il women in prison visto che la warden di turno si chiama I...

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Bingo Hell

Bingo Hell

Ti senti fortunato?

Horror e un po’ di splatter usati come metafora non sono di certo una grossa novità ma Gigi Saul Guerrero la “La Muñeca Del Terror”, cerca di dare, con grande impegno, nuove prospettive e spunti di riflessione, affidandosi alla brava Adriana Barraza (candidata agli Oscar nel 2007) e un inquietante Richard brake, il Night King di “Games of Thrones” per due stagioni.
“Bingo Hell” è dunque più di horror, ma è anche meno di un film di critica sociale. E qui sta il problema.

Questo film prodotto dalla Blumhouse e da Amazon è un’interessante metafora sulla gentrificazione e sul tentativo di chi vive ai margini di cambiare vita, ma si limita a punzecchiare senza affondare il colpo.
La regista messicana fa tutto per bene, va sottolineato, dimostr...

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All my friends are dead

All my friends

are dead

I think the sweetest fruits is often forbidden

I Turbonegro sono una band norvegese che viaggia tra il punk, death metal e hard core, un po’ controversa ma dall’intensità e ritmi altissimi. Uno dei loro brani più conosciuti s’intitola “All my friends are dead” proprio come questo film polacco. E proprio come la canzone, mi aspettavo da questo lavoro, dell’esordiente Jan Belcl, le stesse cose. Velocità, grinta, cattiveria.

Devo dire che i primi minuti hanno accontentato le mie aspettative. Due poliziotti idioti indagano in una strana scena del crimine. Poi un flashback ci mostra una scatenata festa di capodanno con tanti personaggi assurdi che si perdono tra alcool, musica e qualche battuta demenziale.

Piazzata la storia e presentati i protagonisti,...

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Return to Return to Nuke ‘Em High Aka Vol. 2

Return to Return

to Nuke ‘Em High

Aka Vol. 2

-Who’s is ready to fuck?!!!

Joe Fleishaker, cioè, Lardass nonché il protagonista del simpatico scherzo che ci ha fatto per anni la Troma e Lemmy Kilmister, che non sono più con noi, apprezzerebbero l’intro di questo film dedicato a loro. Ragazze nude in uno spogliatoio che si lanciano oggetti, mentre una di loro sotto la doccia, ricordando la scena di “Carrie”, pensa che le sia venuto il ciclo, ma in realtà è qualcosa che arriva dalla centrale nucleare costruita vicino alla scuola. Come ben sappiamo. Seguono esplosioni, sangue, scoregge. In perfetto stile Troma.

Un grande inizio una nuova avventura degli alunni della scuola contaminata, che si trovano ancora una volta a combattere contro la Tromorganic di Lee Harvey Herzkauf (i...

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Two Thousand Maniacs!

Two Thousand

Maniacs!

Wait a minute, folks! Wait a minute! We’re embarrasing our guest! We’re not showing any sportsmanship at all!

Quando su le “Cahiers du cinema” scrissero che “Blood Feast” e “Two Thousand Maniacs!” erano tra i film horror più belli di tutti i tempi e che Herschell Gordon Lewis era un “soggetto per ulteriori studi”, il regista rispose che “Questo è quello che dicono sul cancro”.
E questa splendida battuta di humor nero, spiega molto più di mille parole il pensiero di quel mattacchione di Herschell Gordon Lewis.
Ritroviamo il nostro e l’amico Friedman nel 1964, infatti, con tanta voglia di fare le cose in grande, almeno, a detta loro, con una storia più complessa del mitico “Blood Feast”. Un budget tre volte più grande (si stima che “Bl...

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They Bite

They Bite

this has got to be more than just a dirty movie – this has got to be the “King Kong” of porno movies

Morderanno anche, ma più che altro vogliono fare sesso. O qualcosa del genere. In ogni caso questo è il senso di un fantastico B Movie del 1996 scritto e diretto da Brett Piper, un regista che ha dedicato la carriera ai B’s.

Piper fin dalle prime scene non nasconde le sue intenzioni: tette, mostri, demenzialità. Prendendo a piene mani dalla tradizione dei mostri della palude o provenienti dall’acqua, con un particolare affetto per “Humanoids From the deep” del 1980.
I mostri però non sono l’unica passione del regista, che dimostra di amare parecchio anche l’exploitation, lo sci-fi e sì, pure i porno...

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The Devil Hunter

The Devil Hunter

-What do you know of this island? Who inhabits it?
-A strange tribe whose god demands sacrifices, human sacrifices, especially women, whose hearts he eats.

L’Eurociné poteva perdere l’occasione di entrare nel mondo dei cannibali, tra fitte giungle, Dei cattivi e tette e nudi? Ma no certo che no, non si può di certo perdere il momento migliore. E tra i vari esemplari di questo filone prodotti dalla mitica compagnia europea dell’exploitation c’è “El Canibal” o “The Devil Hunter”, un cannibal movie (più o meno) diretto dal sempre caro Jesus Franco.

Un Franco più che mai commerciale e più che mai votato al risparmio, che prova a dare un senso artistico al tutto soltanto nei primi minuti con una narrazione parallela che vede da un lato i cannibali di ...

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Rape Zombie: Lust of the Dead 3

Rape Zombie:

Lust of the Dead 3


What do women know about love? Re-educate men!? Give me a break, women! We won’t let women control men’s concept of love or sex drive!

Dove eravamo rimasti? Ah sì, due donne che si strizzavano le tette, mentre zombie arrapati cercavano di violentarne il più possibile e gli ultimi maschi sani rimasti si godevano la scena. E dove siamo adesso? sempre nello stesso posto, sempre con gli stessi problemi, perché d’altronde il terzo capitolo dei rape zombie è stato girato in contemporanea col predecessore con il quale è stato anche presentato.

Ma a parte un inizio eccessivamente lungo che riassume le precedenti avventure il terzo capitolo della saga di Tomomatsu, prende pian piano, nuove e inaspettate strade evitando, almeno in parte, il rischio di annoia...

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Rape Zombie Lust of the Dead 2

Rape Zombie

Lust of the Dead 2


I guess people around the world are in sex a lot of more

L’uomo è debole si sa, fraternizza con l’oppressore per ottenere dei vantaggi. Questo è uno dei messaggi, che Naoyuki Tomomatsu mette in “Rape Zombie: Lust of the Dead 2” logico sequel del primo e girato in contemporanea con il terzo, con il quale è stato presentato.

Il simpatico regista giapponese non cambia comunque più di tanto, perché siamo sempre alle prese con violenze carnali, tette strizzate, slip strappati, cazzi mostruosi, scene lesbo e una certa misoginia. Rispetto al primo capitolo però ci pare di vedere un tentativo di comunicare qualche cosa di più...

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Rape Zombie: Lust of the Dead

Rape Zombie:

Lust of the Dead


History’s most powerful leaders’ most dreaded fear was to be unpopular with the opposite sex

Non ci è chiaro se i problemi con il sesso li abbiano i giapponesi o noi che mostriamo molto meno le nostre perversioni. Poi qui si va pure oltre alle perversioni e soprattutto si parte subito in maniera diretta, senza filtri. Una scena di violenza domestica e poi una scena, volutamente assurda (per quanto sia impossibile ironizzare sulla questione), di uno stupro in strada. E ancora altre immagini di violenze e testimonianze con una canzone hard core che ripete “Rape Zombie! Rape Zombie!”.

Pur non essendo conservatori dobbiamo ammettere che Naoyuki Tomomatsu prende una strada dura per questo suo lavoro...

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