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Poliziotto solitudine e rabbia

Poliziotto solitudine

e rabbia

-Ma non mi inviti a sedere?
-Preferisco vederti in piedi
-Perché aspetti qualcuno?
-No, no, è per un altro motivo, le tue gambe sono così perfette che è un peccato che tu non ne abbia tre

Il baffo pettinato. Lo sguardo di chi è stanco della vita. La lingua tagliente di chi sa dire la cosa giusta al momento giusto. E anche fare la cosa giusta. Sempre.
Maurizio Merli, che non ha bisogno di presentazioni, si mette per l’ultima volta il distintivo per una co-produzione tedesca girata dal buon Stelvio Massi.
Siamo ormai nel 1980, il genere poliziottesco è tramontato, ma Massi ci prova con impegno, partendo anche da un titolo gustoso come da prassi.
Ma la professionalità e l’impegno del regista, che mostra come sempre una buona mano, soprattutto nelle ...

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I padroni della città

I padroni

della città

-A chi lo devo intestare?
-Eh?
-Di chi è questo cesso?
-Di Luigi…
-Luigi chi?
-Luigi Cerchio

Se dico che è un Fernando Di Leo, più leggero, temo che svilisca un po’ il senso di questo film. Allora forse è meglio dire che “I padroni della città” è un film alla Di Leo, in cui il grande regista inserisce con grande capacità noir, poliziottesco e comicità. “Tragedia e farsa si mescolano” disse d’altronde il regista.
Un’altra cosa però va detta, che siamo lontani dai suoi capolavori e non tutto funziona, ma alla fine “I padroni della città” è un film piacevole, frizzante e sì…divertente.

Produzione italo tedesca con un altro mix di attori eterogeneo e curioso. Andiamo da Jack Palance e Edmund Purdom, per passare ai tedeschi Harry Baer

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Tony, l’altra faccia di Torino Violenta

Tony, l’altra faccia

di Torino Violenta

What if you could rewrite the story?

L’altra faccia di Torino violenta, è una storia parallela di quella di “Torino Violenta”, non di certo il suo sequel. E, in effetti, non siamo innanzitutto in un poliziottesco puro, ma in un poliziottesco/noir, che mette al centro la figura del protagonista e cerca di indagare la sua psicologia. Poi, Emanuel Cannarsa, che in “Torino Violenta”,era la spalla di Hilton, qui diventa il protagonista ed è, il Tony del titolo.

Carlo Ausino
, torna a scandagliare gli ambienti criminali torinesi e forse per il noto understatement subalpino (scherzo sia chiaro) il film esce solo tre anni dopo l’inaspettato successo di “Torino Violenta”, non sfruttando l’onda e aggrappandosi disperatamente al richiamo d...

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Torino Violenta

Torino Violenta

Certo non c’è da stare allegri. E poi c’è chi sostiene ancora che non è vero che Torino è diventata la capitale della criminalità italiana

“Da anni quella che era la città più pacifica e cortese d’Italia, subisce le scosse della criminalità e del teppismo. La mafia, la delinquenza minorile, la corruzione sconvolgono la vita di molti cittadini.” Sembra una battuta di questo film, ma è una frase presa da un breve articolo comparso sul quotidiano “La Stampa” dell’epoca, che critica i torinesi, non per essere violenti, ma per lamentarsi sempre di tutto e di non aver idea di come sia vivere in una metropoli (una cosa che vale ancora oggi, ma è un altro discorso).

Il capoluogo piemontese, forse per questo suo modo di essere, ha attratto di più altri ...

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Sbirro, la tua legge è lenta…la mia…no!

Sbirro, la tua legge

è lenta…la mia…no!

-E anche allora non me ne volesti
-Perché anche allora non fosti uno sbirro e perché mi trattasti con rispetto il resto…fa parte delle regole del gioco!


Un titolo molto convincente e divertente, un grande regista di genere come Stelvio Massi e due protagonisti di richiamo: Maurizio Merli e Mario Merola, che già avevano duettato in “Da Corleone a Brooklyn” di Lenzi. Dunque, un film che sulla carta promette bene. Purtroppo solo sulla carta.

Anche se Massi non ci fa mancare morti e inseguimenti in quel di Milano e la trama segue il canovaccio del genere, si nota una notevole stanchezza e mancanza di idee convincenti. Sarà che siamo nel 1979 e il meglio del poliziottesco è già passato e manca poco al tramonto o sarà che Maurizio Merli ...

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Squadra Volante

Squadra Volante


-È qui che ti sbagli: non sono più un poliziotto

Secondo film e trovare già la strada giusta. Non è da tutti. Stelvio Massi dopo il curioso “Macrò – Giuda uccide il venerdì”, finisce nel mondo del poliziottesco/noir, del quale sarà, come ben sappiamo, uno dei protagonisti. Qui ha la grande fortuna di lavorare con un cast da urlo da Gastone Moschin, reduce dai film di Di Leo, per passare a Tomas Milian che ha lasciato da poco i thriller e il polveroso west e per concludere con una serie di spalle e caratteristi di primo ordine: Ray Lovelock, Mario Carotenuto, Stefania Casini, Enzo Andronico, Guido Leontini e tanti altri.

E come detto Massi mette già parecchie cose che l’hanno reso celebre, cioè un ritmo veloce, inseguimenti, sparatorie e uso nervoso dello zo...

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Porci con la P.38

Porci con la P.38


-Morris, Morris, mi senti? E’ per Gloria, che facciamo non vuoi dare l’allarme?
-No, lo sai bene che quei bastardi non scherzano. Ci vuole la massima prudenza e silenzio assoluto intesi? E’ una faccenda che mi riguarda personalmente

Avevo una nota su cui c’era scritto di trovare questo film. È rimasta lì per un bel po’ e francamente non ricordo perché è stata scritta. Non ne capisco il senso, soprattutto dopo aver visto questo film. Forse sarà stato il titolo, la presenza di Marc Porel, Laura Belli o di Lea Leander o più probabilmente quell’insana voglia di trash che colpisce da sempre gli autori di questo sito.

Beh, come è, come non è, “Porci con la P 38” è un poliziottesco del 1978, di un certo Gianfranco Pagani accreditato in ben poche cose s...

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Milano: il clan dei Calabresi

Milano:

il clan dei Calabresi


Mi hai sempre cacciato via come un lebbroso, ti vergognavi ad avere un parente come me. Come il Merenda. Eppure sono stato io che ti ho fatto arrivare un questa città…

Giorgio Stegani legato allo spaghetti western si dà al poliziesco e soprattutto cerca il colpo d’effetto. Lo cerca immediatamente piazzando una scena di stupro addirittura sui titoli di testa. Lo fa anche dopo mettendo in una storia di man hunting un aspetto che potremmo definire da fantascienza. E lo fa giocando sul sicuro, dando ad Antonio Sabato la parte principale, un malavitoso del sud (come in “Milano Rovente”) e a Pier Paolo Capponi il ruolo del commissario.

Di certo è un’idea originale nel panorama del noir/poliziesco italiano, ispirata da “Panic in the Streets” di K...

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La banda del gobbo

La banda del gobbo


Nell’ultima parte dice: “C’è una cosa sola vera, per chi spera, che forse…forse, un giorno, chi magna troppo adesso, possa sputà le ossa, che sò sante. Questo dice la canzone. Invece Marazzi Vincenzo, Er Gobbo de Roma, dice “io quelle osse ve le voglio fà cagà!

“Lui c’ha sette vite come i gatti” dice il fratello leggendo una lettera d’addio. Sarà vero ma il Gobbo finisce nel Tevere sulle note di “Roma Capoccia” di Venditti e anche se non si vede il cadavere (e ha le vite di un felino), non lo vedremo più in un film. Pare per colpa di diverbi artistici tra Lenzi e Milian, ma va a sapere.

Nel 2013 il produttore Massimiliano Caroletti (a essere sinceri più noto per essere il marito di Eva Henger) annuncia il film “Roma Capoccia” che dovrebbe seg...

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Napoli Spara!

Napoli Spara!


-Ufficio del commissario Belli?
-Sì…ma in questo momento il commissario non c’è
-Volevo solo informarvi che quel poliziotto che vi ha fatto arrestare Santoro ha perso ‘a capa!

Gennarino ritorna e più che farsi notare per le sue avventure melodrammatiche, segna un legame con “Napoli Violenta” di Umberto Lenzi. Un legame forte nei temi, ma lontano nelle persone, perché “Napoli Spara!” non ha né Lenzi alla regia, né Merli come protagonista.
Nuova mano, nuovi interpreti che nel bene e nel male, danno vita a una spietata storia poliziottesca, ovviamente tutta napoletana.

Mario Caiano siede dietro la macchina da presa e il paragone con Lenzi è decisamente spropositato, alla stessa maniera di quello tra Maurizio Merli e Leonard Mann il protagonista.
Ma Caian...

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