Strait-Jacket

Strait-Jacket

 

HER HUSBAND…HER ROOM… ……AND ANOTHER WOMAN

Parlare del pathos di un thriller film uscito cinquantadue anni fa non è facile, se consideriamo la quantità di pellicole e di storie che sono arrivate dopo. E quindi “Strait-Jacket” appare all’uomo moderno come una storia facile da intuire già dopo pochissimi minuti. A ciò va aggiunta la presenza di Robert Bloch, autore di “Psycho” e collaboratore di Hitchcock, che, sempre all’uomo moderno, fa pensare a un possibile sviluppo.

Per parlare dell’efficacia di questa storia scritta da Robert Bloch e da William Castle, bisognerebbe andare indietro nel tempo o quantomeno leggere vecchie recensioni. Siccome la prima ipotesi non sembra ancora possibile, ci affidiamo alle vecchie opinioni. E dobbiamo dire che “Strait-Jacket” non è piaciuto molto. Sicuramente non è piaciuto al buon Bosley Crowther che sul “New York Times” lo definisce “Un disgustoso spettacolo di frasi fatte” e “La storia è assolutamente priva di valore sia psicologicamente sia drammaticamente e la regia e la produzione di William Castle sono al più squallido risparmio”. Parole pesanti che al netto di una storia per noi banale, non ci sentiamo di condividere del tutto. Strait-Jacket

Apprezziamo William Castle, scaltro regista abilissimo nel fai da te. Ma le teste mozzate, fil rouge della trama, sono poco credibili e le scene di violenza si limitano a immagini sullo sfondo. E apprezziamo anche William Castle abile narratore, capace di raccontare storie costruendo un’elegante cornice con un lento ma inesorabile crescendo. Ed è questa la parte migliore, che ci fa apprezzare nonostante il poco realismo, questo film.

Ad aggiungere valore alla sua elegante narrazione, ci pensa un cast che svolge un buon lavoro nella creazione dei personaggi. Personaggi classici, stereotipati, ma funzionali alla storia, con Joan Crawford, la star della pellicola, in grande forma, la cui Strait-Jacketperformance è l’unica cosa che i critici all’epoca apprezzano. Un cast composto inoltre, da ottimi nomi del cinema come Diane Baker, che ricordiamo per “Journey to the Center of the Earth”, “The Best of Everything”, “Mirage” e in tempi più moderni per una parte in “The Silence of the Lambs”. E ancora da Leif Erikson, Rochelle Hudson e George Kennedy.
In un’epoca in cui il thriller/horror attirava nomi famosissimi l’attrice di “What Ever Happened to Baby Jane?” (tra le tante cose), interpreta Lucy una donna che scopre il marito (interpretato da Lee Majors all’esordio) a letto con un’altra. La sua reazione è estrema. Con un’ascia taglia la testa a entrambi.Strait-Jacket

Reclusa in una clinica psichiatrica, Lucy torna a casa diversi anni dopo. Sua figlia è ormai cresciuta e vorrebbe sposarsi con il benestante Micheal. Ma il ritorno a casa di Lucy riapre i vecchi problemi e soprattutto le teste nuovamente iniziano a rotolare.
Con le solite buone maniere dell’epoca e del cinema di William Castle (che regala come gimmick una carta con un’ascia) assistiamo a una storia cui non mancano sferzate della solita ironia del regista. Perché spesso sembra che tutti facciano a gara a fare o dire cose, che richiamano la decapitazione o gli omicidi. Gaffe clamorose per un film che non è da buttare, ma non è nemmeno il migliore del regista americano. Insomma non c’è da perdere la testa

Strait-JacketScheda Tecnica
Titolo Originale: Strait-Jacket
Titoli Alternativi: Die Zwangsjacke (Austria), La coupeuse de têtes (Belgio), Almas Mortas (Brasile), Spændetrøjen (Danimarca), El caso de Lucy Harbin (Spagna),La meurtrière diabolique (Francia), Pente ptomata horis kefali (Grecia), Kényszerzubbonyban (Ungheria), 5 corpi senza testa (Italia), Camisa de fuerza (Messico), Volúpia do Crime (Portogallo), Смирительная рубашка (URSS), Deli gömlegi (Turchia), Die Zwangsjacke (Germania)
Regia: William Castle
Nazione: USA
Anno: 1964
Durata: 93′
Cast: Joan Crawford, Diane Baker, Leif Erickson, Howard St.John, John Anthony Hayes
Casa di produzione: William Castle Productions

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