Day of the Dead: Bloodline

Day of the Dead:

Bloodline


Join the undying war

È arrivato questo suggerimento: “Guarda “Day of the Dead: Bloodline” è su “Netflix” e c’è pure una tua concittadina che addirittura ha lavorato con Banderas”.
Suggerimenti, che a volte sono azzeccati, a volte no. Questo lo è solo in parte e cioè, solo per la presenza della concittadina Cristina Serafini, che dopo aver lavorato tanto in Italia, è passata a produzioni internazionali. Le auguriamo tutto il meglio, anzi, di meglio.

Lo stesso augurio che facciamo al regista spagnolo Hèctor Hernández Vicens che speriamo crei degli ottimi film, soprattutto perché eviterebbe al pubblico, la visioni di lavori come questo.
Otto milioni di dollari, dice Imdb, di budget, una cifra che mi fa venire in mente il trucchetto che usava Russ Meyer, il quale per accendere interesse nei suoi film sparava cifre molto più alte della realtà.
Otto milioni che non evitano al regista di trovare location economiche, come l’ormai nota Bulgaria. Poi in questo budget ci stanno mezzi militari, budella, qualche CGI qua e là e la ricerca di un make up convincente, che, in effetti, è la parte migliore di “Day of the Dead: Bloodline”.

Ma ormai si sa, il filone zombie è stato masticato fino all’osso ed è difficile tirare fuori nuove e convincenti idee se non sei un genio delle sceneggiature, cosa che non sono di certo Mark Tonderai (che a quanto pare dove dirigerlo) e Lars Jacobson. E lo dimostrano con una storia che sembra scritta da qualcuno che ha visto solo i peggiori momenti di “The Walking Dead”, in maniera molto distratta “Z Nation” e ha creduto a tutti film d’azione americani. Sapete? Compound, reti metalliche, bambini malati, zombie che corrono più veloci di Usain Bolt e soprattutto super militari così coglioni da farsi mordere con facilità. Ma non finisce qui, perché l’eroina è una studentessa (bravissima per carità) di medicina e, il villain, che poteva essere un personaggio interessante, è una specie di maniaco, infoiato con la protagonista e con un sistema immunitario potentissimo che si trasforma in zombie ma non perde una certa lucidità. Il Bub di turno, insomma. E se ancora non vi basta, situazioni “eroiche” che sembrerebbero esagerate pure a uno come Steven Seagall, una regia mediocre e un montaggio imbarazzante.

La “Millenium Films” che sembra la versione più ricercata di “Syfy” non è nuova a sequel, prequel e via dicendo (ne abbiamo parlato per “Leatherface” e già si erano lanciati nel campo di Romero) e quindi, per certi versi sai cosa aspettarti.
Il film si apre con una scena di panico in una cittadina. Zombie che corrono incazzati e mordono. Persone a terra, scene “strazianti”. Poi il tutto si sposta qualche tempo prima. Siamo in un ospedale universitario e assistiamo a una lezione in cui la bravissima studentessa Zoe (l’inespressiva inglese Sophie Skelton) delizia compagni e professoressa rispondendo in maniera corretta alle domande sulla causa della morte di un cadavere che stanno analizzando. Così brava che è l’incaricata di prelevare sangue a un certo Max, il tipo con il super sistema immunitario, che l’importuna in maniera ossessiva e s’incide sulla pelle il nome di Zoe.
Segue festa Universitaria che si svolge al piano di sopra dell’obitorio (maledette Università americane che non avete gli spazi! Venite da noi!). Questo è il momento in cui, gli zombie salgono a far festa.
Finito questo prologo, ci troviamo in un compound in cui vivono diversi sopravvissuti (con l’immancabile bambina malata) sorvegliati dall’esercito e in cui la nostra Zoe, ormai eletta luminare della medicina, cura tutti e cerca di risolvere il problema. Un giorno però lei e un gruppo di prescelti devono andare a recuperare dei farmaci proprio all’ospedale. Oltre ad essere massacrati in loco, i militari si “portano” a casa una serie di zombie che s’infiltrano nella base. Tra questi c’è Max. Catturato, imprigionato e ancora innamorato di Zoe, che però lo difende, gli concede una slinguata sulla guancia, unicamente per potergli prelevare sangue e creare un vaccino contro lo zombismo. Come già sappiamo, anche nei militari ci sono teste calde, pronte a creare problemi.

Quello che “Day of the Dead: Bloodline” ci lascia, è la certezza che se mai George Romero si dovesse risvegliare dal sonno eterno, non mangerebbe gli autori di questo film ma gli intenterebbe causa per vilipendio.

 

 

Scheda Tecnica
Titolo originale: Day of the Dead: Bloodline
Titoli alternativi: Le jour des morts: La lignée de sang (Canada), El despertar de los muertos vivientes (Perù), День мертвецов: Злая кровь (Russia)
Anno: 2018
Nazione: Bulgaria, Usa
Regia: Hèctor Hernández Vicens
Cast: Johnathon Schaech, Sophie Skelton, Jeff Gum, Marcus Vanco, Lillian Blankenship, Ulyana Chan, Cristina Serafini, Mark Rhino Smith
Casa di produzione: Nu Boyana Film Studios, Millenium Films
Durata: 90’

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