Il poliziotto è marcio

Il poliziotto è marcio


COSTAVA 400.000 mensili allo Stato e 50000.000 all'”Organizzazione”

Finita da poco la trilogia del “milieu”, il buon Fernando Di Leo non sembra aver perso la migliore vena artistica e ci regala un film strano e soprattutto difficile da etichettare. Non è un poliziesco, non è un poliziottesco, potrebbe essere un noir, ma più semplicemente è un film di un molto ispirato Fernando Di Leo.

“Il poliziotto è marcio” nasconde dietro a un titolo più che sintetico una storia diversa, dal significato molto forte. Di poliziotti corrotti ne abbiamo già visti parecchi ma bilanciati da personaggi positivi, qui invece c’è un certo Malacarne (nome forse non casuale) che è l’antieroe protagonista e soprattutto non si pente delle sue scelte.

Una storia tutta in nero che Di Leo racconta bene con un buon crescendo drammatico. Una stoIl poliziotto è marcioria macchiata però da alcune leggerezze narrative e da qualche scena stucchevole o assurda. Il personaggio interpretato da Vittorio Caprioli, un napoletano emigrato a Milano che vive in uno stato di semi indigenza ed è testimone di alcune cose strane è una macchietta comica poco credibile. E in più oltre ad uccidere lui, gli uccidono il gatto, in un omicidio tra i più inutili della storia del cinema e peggio realizzati (per fortuna si vede che il gatto è di pezza).
L’omicidio della fidanzata del protagonista, interpretata da Delia Boccardo è invece un superfluo momento di violenza che non porta nulla alla storia.
Ma a parte questi difetti, Di Leo costruisce un film compatto, denso, con una storia spiazzante, riuscendo a tirar fuori il meglio dagli interpreti e sottolineando il tutto con una buona regia.

ProtagonistaIl poliziotto è marcio assoluto è il bel Luc Merenda nei panni del già citato commissario Domenico Malacarne. Un uomo di legge lontano anni luce dai suoi colleghi di ferro. Perché Malacarne è stimato dalla Polizia, grazie a delle felici intuizioni, ma allo stesso tempo è utile alla malavita che copre in cambio di un congruo stipendio. Un giorno però si trova in mezzo a un traffico d’armi gestito da due “simpatici” (così sono definiti) portoghesi, che però parlano spagnolo (mah…). Sviato questo piano e ottenuto le prime pagine dei giornali, Malacarne si trova a dover affrontare i malumori della malavita. Cerca di sviare le successive indagini, alimentate anche dall’involontaria confessione di Serafino Esposito (Vittorio Caprioli) ma è troppo tardi, i “cattivi” hanno già pianificato un’atroce vendetta. Oltre ad Esposito (eIl poliziotto è marcio al suo gatto), muoiono il padre di Malacarne e la fidanzata.
Il padre, il Maresciallo Malacarne, interpretato da un ottimo Salvo Randone, è a capo di un commissariato dei Carabinieri che riceve la testimonianza di Serafino Esposito. A differenza del figlio è un uomo modesto, alla buona, che quando scopre la verità sul figlio innesca un litigio che rappresenta la parte più intensa della pellicola. Una serie di accuse tra i due, sul significato di corruzione e di opportunismo.
Il crescendo drammatico ben tessuto da Di Leo sfocia in un finale sorprendente ma logico.
Un buon esempio di cinema di genere per un Di Leo che lavora con degli ottimi professionisti. Oltre ai già citati interpreti, troviamo Richard Conte, Raymond Pellegrin, Elio Zamuto e Gianni Santuccio.

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742-ilpoliziottoemarcio1Scheda Tecnica
Titolo originale: Il poliziotto è marcio
Titoli alternativi: Salut les pourris (Francia), O ektos nomou ekdikitis (Grecia), It sürüsü (Turchia), Shoot First, Die Later (USA)
Anno: 1974
Nazione: Italia/Francia
Regia: Fernando Di Leo
Cast: Luc Merenda, Richard Conte, Delia Boccardo, Raymond Pellegrin, Gianni Santuccio, Vittorio Caprioli, Salvo Randone
Durata: 94’
Casa di produzione: Cinemaster S.r.l., Mara Films, Mount Street Film

2 comments to Il poliziotto è marcio

  • checco  says:

    Meno male che il gatto era finto e di pezza, sarebbe stato altrimenti inammissibile sacrificare un animale in questo modo per girare un film

    • bmoviesheroes  says:

      Deodato forse non avrebbe avuto questa accortezza 🙂

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