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Novelle licenziose di vergini vogliose

Novelle licenziose

di vergini vogliose

Ma che? È mai possibile che dovete scrivere sempre codeste zozzerie? Zozzone!
Titolo stuzzicante, canzoncina sui titoli di testa intitolata “Belzebù” (almeno credo), davvero divertente e regia di Joe D’Amato. E per di più un incipit niente male con Giovanni Boccaccio che sogna un viaggio nel girone degli “zozzoni” all’inferno.
Tutto pronto dunque per un film caldo, geniale, divertente. Almeno, è questo che si pensa, viste le promesse.
Purtroppo però questo lavoro del 1973 è abbattuto innanzitutto da una povertà di mezzi impressionante e poi da una scrittura raramente convincente. E poco serve la tonnellata di nudi, le storie “licenziose” (poi nemmeno più di tanto) a salvare il tutto. Per nostra fortuna il buon Joe D’Amato a...
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Una cavalla tutta nuda

Una cavalla tutta nuda

Poi, far la guerra è più facile che far la pace

Ne abbiamo già visti tanti e di tanti ne abbiamo scritto e scusate dunque la ripetizione, ma ci troviamo in uno di quei casi che a parte il titolo e una scena, c’è ben poco da vedere. Poi la scena e il titolo convergono e il tutto arriva abbastanza presto.
In ogni caso che sia sempre benedetta Barbara Bouchet, la cavalla del titolo, che ci appare come una visione per ben pochi minuti, tutta nuda (come dice il titolo) a carponi, con Don Backy che la palpa cercando di trasformarla in una cavalla sotto lo sguardo dello stupido marito.
A parte questa breve parentesi, questo decamerotico tra i primi del suo genere, ha ben poco da dire. Renzo Montagnani e Don Backy sono sicuramente due protagonisti azzeccati ma la ...

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Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda

Quant’è bella

la Bernarda,

tutta nera, tutta calda


Diavoli dell’infernibus, autobus, filobus, ora è chiaro ci vuole un esorcismo speciale…dieci soldi a testa

Rieccoci con uno di quei film il cui titolo dava tutto allo spettatore. O se non altro molto di più della storia stessa. Un decamerotico per certi versi coraggioso, perché arriva fuori tempo massimo, in quel 1975 che aveva archiviato già le storielle erotiche che hanno dato al “Decamerone” di Boccaccio la fama di una pubblicazione della “Ediperiodici” oltre ad aver banalizzato le idee di Pasolini.

Il regista Lucio Dandolo che nel 1973 aveva diretto “I racconti di Canterbury n.2” altro decamerotico e nel 1971 il western “Il suo nome era Pot” rappresenta, data la carriera corta, una sorta di mistero, tanto qu...

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Finalmente le mille e una notte

Finalmente le

mille e una notte


Mi è crollato l’obelisco!

Bisogna chiamarlo “decamerotico” per convenzione ma con le storie classiche del genere ha ben poco a che vedere. Un po’ perché l’ambientazione è orientale, un po’ perché la produzione è decisamente ricca, con costumi e ambienti orientaleggianti credibili e con gli interni, per la cronaca, girati nel castello di Sammezzano.

Ma questo film del 1972 si fa notare soprattutto perché Antonio Margheriti con Sergio D’Offizi alla fotografia s’impegnano parecchio creando un film superiore ai suoi simili...

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Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti – Decameron nº 69

Sollazzevoli storie

di mogli gaudenti

e mariti penitenti

-Decameron nº 69



-E se fatte accoppiare con una donna normale, te fanno nascere solo figli maschi. Moglie mia, vorrei domandarvi questo grande favore. E lo so che per voi sarà un grosso sacrificio. Ma ve lo chiedo per nostra felicità.
-E vabbè se si tratta della nostra felicità io mi sacrifico

Il libro questa volta lo giudichiamo dalla copertina. Innanzitutto dall’autore, un certo Joe D’Amato, che dopo diversi anni passati sui set ricoprendo vari ruoli, si cimenta per la prima volta come regista. E poi lo giudichiamo con una favolosa canzone demenziale in stile canto di chiesa che apre il film, scritta, come tutte le musiche del film, da Franco Salina con orchestra diretta da Roberto Pregadio...

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La bella Antonia prima Monica e poi Dimonia

 La bella Antonia

prima monica

e poi Dimonia

 -Possibile? Qui sotto non tenete niente!
-Per voi è niente? Sentitelo meglio signore mio…
-Ah sì l’ho sentito ma io sto parlando delle mutande
-Le che?
-Le mutande! L’ultima moda arrivata da Milano!
-E che diavoleria sarebbe?
-Ma come non lo sapete? Oggi le donne le portano tutte le mutande! Firenze, Roma, Bologna, città piene di mutande!

Canzoncina catchy e grande mostra delle fattezze della splendida Malisa Longo. Non che vogliamo passare per i soliti maiali attratti dalle tette, però c’è solo una cosa da dire in questo caso: questo è un grandissimo inizio.
Aiutato anche da un titolo interessante, il film di Mariano Laurenti promette bene...

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Quando le donne si chiamavano Madonne

Quando le donne

si chiamavano

Madonne



Senza pretese, preciso e pulito “Quando le donne si  chiamavano Madonne” poteva essere un buon film per il suo genere. 
Qualcosa invece non ha funzionato, sprecando tante cose fatte bene. Ad esempio la colonna sonora, scritta da Giorgio Gaslini, il famoso jazzista nonché compositore della colonna sonora di “Profondo Rosso” con l’ausilio dei Goblin. O anche un’altrettanto buona realizzazione, tra regia, costumi e ricostruzioni e il solito cast stellare adatto per l’occasione.
Qualcosa non ha funzionato, dicevamo e la storia di questo “decamerotico” del 1972 non decolla mai e non ha momenti comici forti. Il film di Aldo Grimaldi si basa su una struttura con due storie parallele...
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Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda

Quel gran pezzo

dell’Ubalda tutta nuda

e tutta calda

-Come se magna qui?
-Come a casa tua
-Porca puttana allora me ne vado!

Il Trash d’autore. Un’opera imperdibile di ingegno italico. Mariano Laurenti crea nel 1972 il miglior esempio di “Decamerotico” riuscendo a toccare così tanto il fondo da generare un capolavoro del genere. Tutto è estremamente trash. Volgare è volgare, ambiguo lo è in ogni scena, sempre malizioso e con battute comiche alquanto modeste.

Ma il tutto è in un’armonia così stonata che entra di diritto nella storia. La ridicolizzazione boccacesca è l’ingrediente di fondo di un film che non sbaglia un mossa. Gli interpreti sono più che mai azzeccati. Pippo Franco protagonista maschile del film è adeguato nel ruolo di Olimpio De Pannocchieschi sf...

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