L’uomo della
strada fa giustizia
Siamo tutti responsabili, perchè non crediamo più nella legge
L’uomo più glaciale del “cinema di genere” cioè Henry Silva, interpreta un personaggio che non vedeva la figlia e l’ex moglie da diversi anni. Ora, lasciate stare le facili battute, che vista la sua faccia è stato meglio così e domandatevi se un uomo del genere possa di colpo sentirsi legato alla moglie e alla figlia, dopo che la seconda viene barbaramente (e melodrammaticamente) uccisa durante una rapina in una gioielleria.
Sta a Vannuncchi quindi lottare contro tutto e tutti, girando per la città mostrando “grandi doti” da detective, virgolettato non a caso e un’incredibile forza fisica, se consideriamo che nella vita faceva l’ingegnere (e non c’è Henry Silva che tenga). Parallelamente anche la polizia si muove sulle tracce dei criminali, ma con meno ardore.“L’uomo della strada fa giustizia” si muove nei territori de “La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori” ma rispetto al lavoro di Di Leo, Lenzi inserisce troppe cose eccessivamente tirate, che rendono a volte questo film involontariamente comico. Bisogna anche dire che i personaggi non sono proprio azzeccati. Henry Silva non ha la “maschera” del padre che colto da rimorsi impegna tutto se stesso per vendicare la morte della figlia. Di contro, inutile a dirsi, è l’ideale folle giustiziere accecato dalla rabbia.
una gabbia di matti” è diventata la società, ci dicono nel film, al punto di distruggere un’auto fuori da un cimitero e pestare pesantemente il proprietario (Vannucchi) che non contento insegue i malviventi per prendersele di nuovo e beccarsi una multa per un rosso non rispettato (tra l’altro da Ugo Bologna).L’impianto umano si completa poi con personaggi di contorno, come la figura della moglie terpretata da Luciana Paluzzi, attrice dal curriculum importante, fece anche una parte in “Agente 007-Thunderball” oltre a vari film di genere e dal caporedattore di un giornale, una sorta di grillo parlante, interpretato dall’esperto Silvano Tranquillli. Più dileguato il capo dei “nuovi giustizieri” interpretato dal buon Claudio Gora. Senza contare n
aturalmente tutto il lento corpo di Polizia e sul fondo un mondo marcio e corrotto.Due filoni di indagini, quelle del cittadino e quelle della polizia (apparentemente svogliate) incentrate su una sola parola: “scorpione”. Tradimenti, depistaggi, violenza gratuita, per un Lenzi meno incisivo del solito, che non si lascia sfuggire l’occasione di criticare tutto e tutti, esagerando però con le situazioni paradossali e col melodramma. L’azione e un senso di compatezza comunque non mancano, perchè Lenzi è Lenzi e ci sa fare, riuscendo tutto sommato a tenere alto l’interesse dello spettatore, anche grazie alle solite ottime musiche di Bruno Nicolai.

















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