Cani Arrabbiati

Cani Arrabbiati



Lo sai chi c’era qui insieme a noi fino cinque minuti fa? Lo sai chi c’era? C’era uno che chiamavano Fangio, perché guidava bene come un Dio. Lo sai che cosa gli hanno fatto quei bastardi? Lo sai fighetta cosa gli hanno fatto? Gli hanno sparato dritto nel cervello! Un colpo solo! Ed è schizzato via tutto per aria! E mi ha imbrattato tutto il povero Fangio!

Il viaggio non è il tema centrale, ma caratterizza nel bene e nel male questo “Cani Arrabbiati”. Viaggio in senso figurato, nel cinema di Bava. Il “viaggio” inteso come la vicende di questa pellicola. E infine il viaggio dei protagonisti della storia. 
Il primo, cioè il cinema di Bava, ci regala ancora una volta grandi emozioni, in un thriller on the road, che per alcuni è uno dei suoi migliori lavori, ed è anche l’unica  incursione del regista in questo genere.
Poi c’è la storia bizzarra di una pellicola del 1974, che all’epoca non esce a causa del fallimento della casa di produzione e che solo a metà anni novanta, viene ripresa, aggiustata e finalmente fatta uscire nel 1998, grazie all’interessamento di Lea Lander, tra i protagonisti del film e di Lamberto Bava

Un film difficile “Cani Arrabbiati”, a partire dal fatto che esistono ben sei finali diversi, contenuti in altrettante versioni, come scrive Alberto Pezzotta nel suo libro sul regista, pubblicato per “Il Castoro Cinema”. Un film che però è considerato, giustamente, un capolavoro “vero viaggio all’inferno, dove la situazione da road movie diventa un viaggio degli orrori”, scrive sempre Pezzotta, al quale s’aggiunge la recesione di “Nocturno”un capolavoro. Lo specchio scuro del cinema di Bava, il suo rimosso inaccettabile, che, non a caso, è stato per anni invisibile“.

Inutile dire che le nostre considerazioni concordano con quanto scritto da Pezzotta e da “Nocturno”.Cani Arrabbiati “Cani Arrabbiati” ci offre un viaggio psicotico, claustrofobico, sudato, dove la società è rovinata, distrutta dall’avidità, ma sulla quale piomba un colpo di scena finale che lascia, letteralmente, a bocca aperta.
Rispetto ad altre opere di Bava, se vogliamo, tutto è più semplice. Il regista rinuncia alla sua fotografia, al fascino dei suoi giochi di  luci e ambienta la storia quasi completamente dentro a un auto, una Opel Rekord Caravan per la cronaca. Riesce magicamente a trasmettere la già citata sensazione di claustrofobia, un senso di fastidio che non abbandona mai lo spettatore, anzi aumenta sempre di più.
Dietro alla macchina da presa, il regista, alterna velocità a lentezza con riprese dal basso e riprese strette. 

Lo spettatore resta quindi intrappolato in questa storia, che segue col fiato sospeso e con orrore. Orrore dovuto anche alla presenza di un persCani Arrabbiationaggio inerme, ma chiave di tutta la storia, un bambino, una figura sacra nell’immaginario, che aumenta la sensazione di fastidio.
Purtroppo però “Cani Arrabbiati” ha un paio di difetti, come qualche idea troppo tirata, scelte a volte inutili, un doppiaggio un po’ fastidioso e una recitazione non sempre convincente. Non tutti gli attori riescono a dar vita a dei personaggi che sono meravigliosamente perfidi e tra questi il peggiore, ci dispiace dirlo, è il nostro beneamato George Eastman, uno dei nostri eroi del “cinema di genere”, che qui non rende bene la folle ottusità del suo “Trentadue” (soprannome datogli per una dote fisica). Al contrario l’insospettabile Don Backy cantante e compositore del “Clan” di Celentano, è  perfetto nel ruolo del pazzo “Bisturi”, così come Riccardo Cucciolla, noto doppiatore, lo è nel ruolo di Riccardo. Il cast si completa con Lea Lander e Maurice Poli.

Tratto da un racconto di Ellery Queen, “Cani Arrabbiati” racconta della sanguinosa vicenda di quattro malviventi in fuga dopo una violenta rapina a un portavalori. Uno di loro, l’autista “Fangio” (“Fangio, perché guidava come un Dio…”) viene ucciso e ai tre restanti, “Bisturi”, “Dottore” e “Trentadue”, non resta altra scelta che fermare una macchina e prendere in osCani Arrabbiatitaggio il conducente, Riccardo, che sta accompagnano il figlio all’ospedale.  Il gruppo che si completa con una donna presa in ostaggio, ci fa vivere una serie di situazioni, nevrotiche e pazze, sul filo del rasoio, nelle quali non manca un po’ di violenza ai danni degli ostaggi.
Una pietra miliare del “cinema di genere”, un film imperdibile, difetti a parte, che qualcuno elenca tra le fonti di ispirazione per “Reservoir Dogs” di Quentin Tarantino. In effetti, la tensione è simile, così come la decadenza di base, ma le date dei film non coincidono, “Cani Arrabbiati” è uscito soltanto a metà anni novanta ben tre anni dopo il film del buon Tarantino.

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Scheda Tecnica
Titolo Originale: Cani Arrabbiati
Titoli Alternativi: Rabid Dogs (Internazionale), Kidnapped (Italia/USA versione restaurata), Les chiens enragés (Francia), Semáforo rojo (Spagna), Semaforo rosso (Italia)
Anno: 1974  
Nazione: Italia
Regia: Mario Bava
Cast: Don Backy, George Eastman, Lea Lander, Maurice Poli, Riccardo Cucciolla
Durata: 96′
Casa di Produzione: International Media Films, Spera Cinematografica

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