Monografie: Renzo Montagnani

Renzo Montagnani

 

  • Un uomo un simbolo

Renzo Montagnani

I sogni muoiono all’alba – 1961

“Oooooh mioooo Diooooo!”. Di chi è questa esclamazione? Facile, facilissimo e anche senza il titolo di questo post avreste capito di chi stiamo parlando.
Perché il “proprietario” di quel grido è un’icona del cinema italiano. Un Re della commedia all’italiana.
Renzo Montagnani nell’immaginario collettivo, è ancora oggi il generale, il sindaco, il professore, il preside un po’ coglione, che cerca di fuggire dagli schemi del suo personaggio, a volte sognando a volte concedendosi le grazie di una bella e giovane amante ignara che il suo spasimante ha figli e famiglia. Irresistibile.
Ma Renzo Montagnani è soprattutto il leggendario barista Necchi di “Amici Miei”, degno compare della leggendaria combriccola. E non solo. È un attore teatrale come pochi si sono visti un attore TV, radio, un doppiatore e soprattutto un grande uomo. Dai film più impegnati, alle commedie sexy all’italiana, passando per le tante interpretazioni teatrali, Montagnani ha caratterizzato in maniera perfetta e sempre diversa ogni personaggio interpretato. Una faccia da schiaffi, tonda e furbetta, forte della naturale verve toscana e sostenuta da una grandezza artistica eccezionale.
Eccezionale davvero e come spesso accade, attori e registi icone di film trash hanno uno spessore e una preparazione artistica col pedigree.
La vita porta poi a scelte quasi obbligate e nel caso di Montagnani lo intrappola in ruolo “off”, dandogli poi l’opportunità negli anni di dimostrare di essere all’altezza di film e personaggi più complessi.

 

  • Quel Fiorentino nato in Piemonte

Renzo Montagnani

“Il Beffa” – “Il Mulino Del Po” – 1963

Nato l’11 settembre del 1930 ad Alessandria, da famiglia fiorentina, si laurea in farmacia e si trasferisce a Milano, dove inizia a fare teatro. In breve tempo si fa notare per la sua naturale bravura e comincia a lavorare con gente del calibro di Erminio Macario e Carlo Dapporto.

All’inizio degli anni sessanta si trasferisce a Roma, dove la sua carriera cresce esponenzialmente. Continua con il teatro, si afferma come attore radiofonico e arriva anche in TV con la trasmissione “Milledischi” e con le Serie TV “Il Mulino Del Po” e “Vita di Dante”, rispettivamente del 1963 e 1965.
“Il Mulino Del Po” popolare serie dell’epoca, tratta da un romanzo di Bacchelli per la regia di Sandro
Bolchi, vede Montagnani nel ruolo del cattivo il “Beffa” un personaggio dal trucco pesante, corpo deturpato, un ruolo non facile e che a detta dello stesso regista in pochi avrebbero accettato.

L’esordio al cinema arriva con “I Sogni Muoiono All’Alba” del 1961. Scritto e diretto, unico caso, da Indro Montanelli, narra la vicenda di un gruppo di giornalisti inviati a Budapest che assistono all’arrivo dei carri armati russi. Da qui nasce l’amore artistico tra i due, del quale il grande Montanelli dice “Lo chiamavo sempre – ogni qualvolta io facessi cose in teatro, soprattutto atti unici, perché ci intendevamo subito a meraviglia, un compagno di lavoro ideale. E non perché era toscano, io dei miei conterranei anzi diffido. Ma Renzo ne aveva preso le qualità migliori. Appunto per questo ci intendevamo”.
Con questo film si apre una serie d’interpretazioni in film anche importanti, che variano dal dramma alla commedia e tra i quali citiamo “I Sette Fratelli Cervi”.

 

  • I grandi anni Settanta

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La soldatessa alla visita militare -1977

Gli anni settanta iniziano con “Metello” di Bolognini e con “Quando le donne avevano la coda” che apre la strada alle commedie commerciali, poi confermata nel 1972 da “Una Cavalla tutta nuda”. È la svolta verso lavori leggere con l’eccezione del documentario del grande Elio Petri e interpretato dall’immenso Volontè “Tre Ipotesi sulla morte di Pinelli”, lavoro che tra l’altro non lascia dubbi sulle idee di Montagnani.
Poi è una lunga lista di generi e sotto generi della commedia sexy all’italiana dei quali Montagnani è protagonista e testimone. Dai decamerotici d’inizio decennio “Una Cavalla tutta nuda”, “Jus primae noctis”, passando per le commedie “Fiorina La Vacca”, “Il Vizio di Famiglia” e “Il Peccato di Famiglia”, per arrivare agli immortali capolavori trash tra soldatesse, insegnanti e corna varie, “La Soldatessa alla visita militare”, “La Soldatessa alle grandi Manovre” “L’insegnante viene a casa” “Il Ginecologo della Mutua”, il pessimo “Io zombo, tu zombi, lei zomba”, “La Vedova Del Trullo”. Tra i tanti c’è  anche “Il Corpo Della Ragassa”, commedia erotica diretta da Pasquale Festa Campanile, tratta da un libro di Gianni Brera, con Enrico Maria Salerno e Lilli Carati la quale tocca, per la cronaca, il punto più alto della sua carriera.

Renzo Montagnani

La vedova del trullo – 1979

Montagnani gira un film dietro l’altro, un successo commerciale continuo che nasconde però dietro alle tante risate e alla stima postuma di cinefili e critici una storia triste. “I film grossolani sono una scelta remunerativa, ma io uso definirmi migliore dei miei film”, “Quando pagano 2 milioni per la sceneggiatura, 60 battute a film sono già tante. Io del resto nel fare certi film, ho pensato più alla famiglia che al cinema” diceva forse con una vena di tristezza, ma confermando di essere anche un grande uomo che non ha avuto dubbi sul rischiare o meno la propria credibilità artistica per avere i fondi necessari per curare il figlio Daniele, gravemente malato e in seguito ricoverato in Inghilterra, per il quale Renzo e la moglie Eileen hanno dedicato la vita.
Per fortuna, Montagnani, la credibilità artistica non l’ha mai persa. “Il Ginecomico” così battezzato dai critici diceva “Sono il profeta del sexycomico” e veniva “perdonato” dagli stessi e idolatrato nelle svariate capatine a teatro o in lavori più impegnati.
“La Coscienza di Zeno” del 1978 a teatro, spettacolo per il cinquantenario della morte di Svevo, fu un fiume di elogi e anche “La Giacca Verde” girato per la TV nel 1979 ottenne l’ammirazione totale di Mario Soldati, lo scrittore da cui è tratta la storia.

 

  • Il Necchi un fiorentino DOC

Renzo Montagnani

Amici Miei II – 1982

Gli anni ottanta invece donano gli ultimi botti del favoloso baraccone che tante, (in)sane, risate ci ha donato. Montagnani continua con le commedie sexy all’italiana “Pierino la peste alla riscossa”, “La poliziotta a New York”, “Mia moglie torna a scuola” e altre ancora ma soprattutto nel 1982 diventa il barista Necchi di “Amici Miei II”. Grande riscossa e grande interpretazione in un film fondamentale della commedia italiana di cui Montagnani aveva già fatto parte nel primo episodio come doppiatore di Noiret, ruolo purtroppo di ripiego perché non riuscì a ottenere la parte. Ed è un piacere vedere Montagnani in un contesto che gli rende onore e assieme a mostri sacri del cinema italiano, come Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret o Adolfo Celi.
Già che siamo entrati in argomento doppiaggio, se vedete il cartone animato “Gli Aristogatti” del 1970 prestate attenzione alla voce di Thomas O’Malley, così come a quella di Charles Bronson in “Dieci secondi per fuggire”, “L’eroe della strada” e ancora a Claude Piéplu in “Il fascino discreto della borghesia” per chiudere con Bill Cosby del “Bill Cosby Show”, prima serie. Tutti quanti doppiati da Montagnani.

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La Poliziotta a New York – 1981

Nel 1982 “Giocare D’Azzardo” fa il pieno di consensi vista l’eccezionale performance di Montagnani con la grande Piera Degli Esposti. Dopo un altro buon film all’italiana “Occhio, Malocchio, Prezzemolo e Finocchio” (1983), Montagnani è alle prese con “Amici Miei Atto III”, del 1985, piacevole terza puntata della saga, sempre all’altezza delle altre. Geniale. Irresistibile. Gli anni passano e i tempi cambiano. La commedia all’italiana è ormai allo sbando da tempo e anche quella “sexy” genuina e schietta ormai latita. Montagnani però è ancora in auge ed è tra i protagonisti “Rimini, Rimini un anno dopo” mediocre commedia scollacciata del 1988 ma nello stesso anno interpreta “Il Volpone” ottimo film, purtroppo sottovalutato seppure intelligente e brillante, con Montesano e Villaggio.

Renzo Montagnani

Amici Miei  Atto III -1985

Con “Zuppa di Pesce” del 1992 si chiude la carriera sul grande schermo. Ma la televisione incalza e lo vede tra gli interpreti di serie e mini serie come “Il Viaggio dell’Achille Lauro”, “Processo di Famiglia” e anche del flop-colossal “I Promessi Sposi”. Ma soprattutto Montagnani è il protagonista di “Don Fumino” godibile e popolarissima serie dei primi anni novanta che lo vede nei panni di un sanguigno prete toscano e che mostra a un pubblico vastissimo le sue doti di attore.

Il teatro amore mai abbandonato lo accoglie sul palco con “Il Pigmalione” di Shaw, “Sarto per signora” di Feydeau e la “Dodicesima notte” di Shakespeare.
La vita, mai troppo buona con Montagnani lo condanna a una lunga malattia i cui segni si vedono ne “Il Mastino” serie TV in cui il nostro è costretto a recitare su una sedia a rotelle. “Teo” invece è l’ultimo lavoro di questo geniale e grandissimo artista, che si spegne il 22 Maggio del 1997 a Roma. E che dire? Grazie…solo grazie di tutto toscanaccio!

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