Fairy in a cage

Fairy in a cage



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Una storia spietata creata con pochi elementi e con la classica voglia giapponese di andare oltre. Risultato: uno dei più apprezzati Pinku Eiga della storia.
Kōyū Ohara è già un regista più che apprezzato quando nel 1977 dirige “Ori no naka no yōsei” un Pinku Eiga  S&M, ispirato a una storia di Oniroku Dan. Ohara, infatti, è uno dei più importanti registi della Nikkatsu una casa di produzione nella quale lavora dal 1961 e nella quale fa una lunga gavetta. Non abbandona la casa di produzione nemmeno quando i vertici dell’azienda decidono di dedicarsi principalmente al “Roman Porno”, anzi, è da lì che la sua carriera decolla. Un successo dietro l’altro abbracciando in seguito svariati generi, dal Pinku Eiga alla commed
Fairy in a cageia, avendo come comune denominatore l’estetica e lo stile.

In “Fairy in a cage” (traduzione letterale del titolo originale) lavora con un cast rinomato per il genere, la protagonista Naomi Tani star del “Roman Porno” e della Nikkatsu che con Ohara lavora anche in “Joshuu 101: Shaburu”, “Genso fujin ezu” e “Nawa jigoku” e con Rei Okamoto altra apprezzata attrice del settore.

Un film che nasconde sotto il suo aspetto di morboso intrattenimento una critica sociale alla borghesia come riportato da diverse recensioni e dallo stesso regista. S&M è sempre stata una pratica per ricchi, dice Ohara e qui, infatti, dà in mano gli strumenti di tortura a un importante uomo della società giapponese. A contrastarlo ci prova un membro del proletariato, costretto, però, a Fairy in a cageseguire gli ordini.

Sotto la voce estetica possiamo mettere la fotografia e la scenografia, punto di forza della cinematografia di Ohara che qui non deludono, forti di una minuziosa e intricata ricostruzione della casa in cui si svolge l’intera vicenda e di suggestive visioni
Siamo durante la Seconda Guerra mondiale e Maron Murayama, capo della polizia militare, ama usare il suo potere per arrestare e torturare donne che lo attraggono. Con lui c’è la moglie e naturalmente una serie di collaboratori. Namiji Kikushima è la moglie di un ricco uomo d’affari. E’ bellissima ed è notata da Murayama durante un ricevimento. Catturata e imprigionata con l’accusa di finanziare l’opposizione al governo, finisce Fairy in a cagesegregata nella villa dell’uomo che abusa di lei e ordina ai suoi uomini a un suo nuovo collaboratore Taoka di fare altrettanto. Taoka però è un uomo diverso, di umili origini, lontano dal potere e s’innamora della donna. All’inizio si rifiuta di fare il lavoro, poi trova piacere e infine aiuta la fuga della donna. Un finale a sorpresa chiude quello che per molti è anche una buona testimonianza della società giapponese durante il secondo conflitto mondiali.
Naomi Tani disse che nella scena in cui è appesa a testa in giù con le gambe aperte, fu veramente legata. Non c’erano trucchi.

 

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Scheda Tecnica
Titolo Originale: Ori no naka no yōsei
Titoli Alternativi: Fairy in a cage
Anno: 1977
Nazione: Giappone
Regia: Kōyū Ohara
Cast: Rei Okamoto, Naomi Tani, Reika Maki, Hiroshi Gojo, Tatsuta Hamaguchi, Hirokazu Inoue
Durata: 70′
Casa di produzione: Nikkatsu

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